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Kilowatt Festival di Sansepolcro, ecco gli spettacoli che ritroveremo nelle sale la prossima stagione - BeBeez

September 5, 2026

Si è conclusa a Sansepolcro la XIV edizione di Kilowatt Festival, organizzato e promosso dall’Associazione Culturale CapoTrave/Kilowatt e diretto da Lucia Franchi e Luca Ricci, il cui cartellone ha visto la presenza di numerosi spettacoli di prosa e danza che, in forma di studio, anteprima o prima nazionale, sono in programma tra settembre, ottobre e nella prossima stagione.

In particolare, Bandiera,  spettacolo ideato e diretto dai direttori artistici Franchi e Ricci, sarà a Udine, Roma e Firenze; Lisa – Rapsodia di una mente spezzata di Fabio Pisano sarà invece a Napoli e Lugano; Un po’ meno fantasma, scritto da Tommaso Cheli e diretto da Francesca Sartanesi andrà in scena a Vercelli e Milano; mentre Scemi del villaggio di e con Niccolò Fattarappa a Trieste, Roma e Milano.

E’ consuetudine del Festival scegliere un padrino o una madrina: quest’anno sono stati il drammaturgo e regista Eugenio Barba e l’attrice Julia Varley, i cui nomi sono indissolubilmente legati a quello dell’Odin Teatret, collettivo teatrale fondato nel 1964 in Norvegia e in seguito stabilitosi nella città di Holstebro in Danimarca, votato alla ricerca e alla sperimentazione e teso al confronto tra diverse culture attraverso il teatro. Tutti lavori dell’Odin, spesso ospitati sui nostri palcoscenici, nascono da un processo collettivo di creazione che trova sintesi e sviluppo nella drammaturgia. Molti e diversificati sono stati gli eventi che Kilowatt gli ha dedicato.

Una scena di Compassione – foto Luca Del Pia

In uno di questi Julia Varley ha proposto Compassione, monologo scritto a quattro mani con Barba che ne firma la regia, dedicato a donne della resistenza palestinese come Khalida Jarrar. Si tratta di un trittico sul concetto dell’Eros, inteso non come passione amorosa, ma come solidarietà, affetto e vicinanza emotiva: tre storie dolenti che vedono protagonisti un monaco yazida, che per far tornare gli uccelli pianta un albero nel deserto; una rifugiata cecena, che ricorda l’amore per il marito scomparso in guerra; mentre la terza è dedicata a Tiresia, l’indovino che predice il destino a Edipo e alla figlia Antigone.

Dopo il successo di Piccola patria (recensito su queste pagine e replicato per molte stagioni), la compagnia CapoTrave ha presentato un primo studio di Bandiera, scritto e diretto da Lucia Franchi e Luca Ricci, interpretato da Antonella Attili, Giancarlo Commare e Ania Rizzi Bogdan. Tra apologo e allegoria socio-politica, richiamandosi a un’antica usanza della Mesopotamia e dell’antico Egitto dove occasionalmente veniva indetto un giubileo che azzerava i debiti di ognuno, oggi un simile offerta viene proposta da un giovanotto alla moglie del primo ministro e alla sua governante lettone, dopo che, armato di motosega, ha fatto irruzione nella loro villa, sequestrandole. La condizione è che le due donne, diverse per condizione e credo politico, debbano trovare un accordo senza riserve. Dopo una serie di anteprime (tra cui al teatro S. Giorgio di Udine il 18 settembre e allo Spazio Rossellini di Roma il 27 settembre), il debutto ufficiale di Bandiera sarà al teatro Cantiere Florida di Firenze il 10 ottobre nell’ambito del Festival Fabbrica Europa.

Lisa – Rapsodia di una mente spezzata – foto Luca Del Pia

Tra gli spettacoli visti, un segno forte lo ha lasciato Lisa – Rapsodia di una mente spezzata, un testo del drammaturgo Fabio Pisano. Ispirato a un cruento fatto di cronaca accaduto negli Stati Uniti, racconta la vicenda di Lisa che, ancora bambina, dopo che la sorella maggiore aveva subito gli abusi dal nuovo compagno della madre (poi salvata dal padre biologico che, venuto a conoscenza dei fatti, l’aveva condotta via con sé), era invece rimasta con la mamma e lo stupratore, toccandole la stessa sorte. Non bastasse, i due l’avevano in seguito fatta prostituire per mesi con decine di uomini sino a quando erano intervenuti i servizi sociali per sottrarla a quel contesto aberrante. Il trauma però ha lasciato in lei tracce indelebili nella sua psiche: diventata adulta e sofferente di schizofrenia, per assecondare il suo desiderio di maternità, fingendosi lei stessa incinta, con un coltello da cucina va ad aprire il ventre di una vicina di casa per accudire il feto. Anziché affidarla alle cure degli specialisti, nel 2021 è stata condannata a morte da un tribunale dell’Indiana tramite iniezione letale. A interpretare il monologo è Mariangela Granelli che, immobile davanti al microfono, con l’autore ne cura anche la regia: insieme fanno di un testo crudo, quasi spietato, che non indulge mai alla commiserazione o al pietismo, lasciandoci comunque turbati, un’emozionante partitura vocale. Frasi monche che non si completano, i balbettii della bimba prima e la voce suadente della donna poi, il tono brutale della madre-padrona formano una trama sonora che sfocia in una performance eccellente, iniziata con la lettura (fuori dal personaggio) della missiva tanto formale quanto grottesca in cui le si annuncia la data dell’esecuzione e terminata con una chiosa al buio, fuori scena. La pièce sarà alla Sala Assoli di Napoli dal 18 al 21 marzo e al LAC Lugano il 24 marzo.

Una scena di Un po’ meno fantasma – foto Luca Del Pia

Marcello, il protagonista di Un po’ meno fantasma, monologo di Tommaso Cheli diretto da Francesca Sartanesi per la compagnia Kronoteatro, è un giovane fragile dalla spiccata sensibilità: osserva il mondo quasi ne fosse solo spettatore, parla a voce assai bassa mentre tutti intorno a lui urlano, giudicano o stigmatizzano tutto ciò che appare “diverso” mentre è semplicemente non omologato. Inevitabilmente incompreso e vilipeso in un mondo dove prevaricare è la regola, ci racconta la sua quotidianità, il rapporto con i compagni di lavoro e i concittadini. Tommaso Bianco è il bravo e versatile interprete (intrappolato in un variopinto costume piumato) che, supplendo a qualche carenza drammaturgica, si produce anche in inaspettati intermezzi comici, calandosi in una galleria di personaggi caratterizzati dai propri accenti dialettali. Lo spettacolo è atteso alla Casa Cuocolo Bosetti Iraa Theatre di Vercelli il 14 settembre, poi al teatro Fontana di Milano il 3 e 4 ottobre.

Una scena di Casa misteriosa – foto Luca Del Pia

Nella stessa sede di Vercelli la compagnia Cuocolo Bosetti, formata dal sodalizio tra il regista Renato Cuocolo e l’attrice Roberta Bosetti (fondata a Roma nel 1978 e dedita alla sperimentazione, attiva a Melbourne dall’88 e ora stabilitasi in Piemonte),  aveva presentato in anteprima La casa misteriosa lassù nella nebbia che abbiamo apprezzato a Kilowatt. Condotti in uno dei sontuosi palazzi d’epoca di Sansepolcro, ci siamo immersi in una sorta di seduta spiritica, seduti al buio intorno a un tavolo rotondo con altri undici partecipanti muniti di cuffie. Una donna racconta del profondo e controverso legame con la sorella e con la dimora di famiglia, prima vissuta come accogliente ma ora sentita ostile. Sono frammenti di un passato comune di quando erano entrambe bambine e poi ragazze quasi in simbiosi: ora il presente la vede sola, sperduta in quei locali semivuoti. All’ottima riuscita del monologo contribuiscono la vibrante prestazione di Roberta Bosetti e la regia di Renato Cuocolo (autori anche del testo), ma fa gioco anche la suggestione dell’ambientazione nell’oscurità, rotta a tratti dal bagliore degli zolfanelli subito smorzati. Dello spettacolo è in definizione la tournée non in spazi tradizionali ma site specific.

Una scena di Scemi del villaggio – foto Angelo Maggio

Di Scemi del villaggio abbiamo scritto a giugno in occasione del reportage sul Festival Primavera dei Teatri di Castrovillari (si veda altro articolo di BeBeez). Ideato, diretto e interpretato da Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri, si replica alla Sala Bartoli di Trieste nell’ambito del Festival del Litorale il 20 e 21 ottobre, al teatro Vascello di Roma dal 23 al 27 marzo 2026 e al Leonardo di Milano dal 2 al 4 aprile.

Mario Cervio Gualersi