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Krugman, l’ottimismo del Nobel: «Politiche pubbliche e fortuna per superare i divari Nord-Sud»

October 13, 2026

«Io sono ottimista sul futuro dell’economia mondiale. Ci sono tante sfide nuove e dirompenti il cui esito non è facile da prevedere ma Europa e Italia non devono deprimersi perché non vanno poi così male». È uno dei passaggi chiave della lectio magistralis con la quale il 73enne Paul Krugman, americano di New York, Premio Nobel per l’Economia del 2008, cattura l’attenzione della gremita Aula magna della Federico II per l’iniziativa promossa dall’ateneo, con l’Associazione dei professori emeriti e il contributo del Cnr. Si parla del passaggio dai «ruggenti anni Sessanta» ai «turbolenti anni Venti del nuovo secolo», con il contributo di molte personalità, a partire dall’ex premier e presidente della Commissione Ue Romano Prodi (molto preoccupato delle prospettive di un’Europa «senza politica comune»). E la lezione di Krugman, uno dei più famosi economisti in circolazione, è il fiore all’occhiello della mattinata, condizionata peraltro all’inizio da un blackout elettrico che ha fatto temere il peggio per circa un’ora.

L’ANALISI

Il Premio Nobel non rinuncia ai dubbi sul ruolo della politica in questo tornante della storia ma interpreta quanto sta accadendo con una chiave di lettura molto realistica. «I divari non esistono solo nel vostro Paese – dice -, sono dovunque. La differenza dei redditi pro-capite, ad esempio, si registra negli Usa, in Francia, in Germania, dappertutto. E in ogni parte del mondo ci sono problemi di posti di lavoro, di delocalizzazione di siti produttivi, di persone che si spostano alla ricerca di migliori condizioni occupazionali. Si punta sempre di più sulle città più attrattive, con tanti ospedali, cioè, con ambienti culturali stimolanti pur sapendo che non è possibile fare la stessa cosa ovunque. Ma attenzione alle criticità: le regioni emarginate contribuiscono alla crescita dei populismi e dev’essere chiaro che non si tornerà più all’epoca del manifatturiero. Quello è un mondo che ci dobbiamo ormai lasciare alle spalle».

C’è spazio anche per Napoli in questa lettura dei cambiamenti: «Napoli ha vissuto tanti problemi – dice l’economista – ma è indubbio che abbia fatto adesso un salto di qualità nelle condizioni generali. Oggi è una città molto più attraente del passato, e i turisti americani sono decisamente tanti, molti di più di quelli che potevo immaginare venendo qui…». Ma Napoli è anche la capitale di un Sud che sta risalendo la china in Italia, contribuendo alla tenuta economica del Paese e alla sua credibilità in chiave europea. Al punto, propone il prof Luigi Fusco Girard, promotore dell’evento, che potrebbe diventare «il simbolo, il veicolo della rigenerazione dell’energia intangibile che attraversa gli Stati dell’Unione recuperando cooperazione e concorrenza e attraendo talenti, non solo investimenti». È una tesi che Krugman, in fondo, condivide: «L'Europa nel suo complesso è molto più forte di quanto la gente si renda conto – sottolinea -. È una delle tre superpotenze economiche mondiali, insieme agli Stati Uniti e alla Cina e sta andando molto meglio di quanto la maggior parte delle persone pensi. Basta saper leggere i dati e convincersi che non si gioca tutto sul Pil. Ma per superare i divari serviranno, come nelle altre aree del mondo, molte politiche pubbliche e anche una buona dose di fortuna».

Prodi, come detto, non ha dubbi sulla radice dei problemi europei: «Abbiamo perso negli anni ’90 la possibilità di avere come Europa un ruolo positivo nel mondo, di bilanciamento tra le potenze economiche. In quegli anni tutti i leader mondiali, a partire da quelli cinesi, volevano parlare solo con l’Europa. Poi il clima è cambiato, è arrivata la crisi finanziaria e non si è più riusciti ad avere una politica comune. Abbiamo perso fiducia in questo ruolo e oggi si va verso un bilancio europeo nel quale le risorse in campo non bastano per ricostruire quell’unità di intenti. L’ha indicata di recente Mario Draghi, che a parole tutti apprezzano per lo sforzo di visione ma nei fatti le distanze restano, come sulle spese della Difesa». Il Professore però non rinuncia come suo costume alla speranza: «È vero, io non vedo in questo momento una forza motrice capace di aggregare l’Europa ma sono sempre convinto che i cuori possono fare la differenza».

Tanti gli interventi anche nella seconda parte della giornata. Per il presidente della Bcc di Napoli Amedeo Manzo «i temi dell’inclusione e del recupero delle piccole e piccolissime imprese, asse nevralgico del sistema Paese e del Sud in particolare, sono funzionali al ruolo che le banche di comunità, le banche di credito cooperativo, possono sviluppare, specie alla luce delle forti turbolenze che colpiscono l’economia internazionale, con le inevitabili ricadute sui territori». Favorire l’accesso al credito, «attraverso una serie di misure che favoriscono la valutazione di quegli asset spesso immateriali, spesso non tangibili delle nostre imprese soprattutto nei settori dell’artigianato e del commercio e, perché no, anche dell’ingegno come le start-up, può diventare una scelta vincente proprio in chiave Mezzogiorno».