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L’abbraccio dopo ottant’anni: "I nostri avi in fuga dai nazisti, salvati dalla famiglia Aliberti"

July 30, 2026

A volte le storie di coraggio tornano dai luoghi più improbabili. Di sicuro rimangono vive nel tempo, perché per ottant’anni una famiglia inglese è stata sempre legata a Monte San Giusto, nonostante anche gli affetti più cari quasi lo ignorassero. Così il ritrovamento casuale di un diario di guerra è stata la luce, seguita dai discendenti dei fratelli John e Frederick Green, soldati britannici che trovarono rifugio nelle Marche durante la Seconda guerra mondiale, che li ha condotti fino alla famiglia sangiustese Aliberti, la quale diede rifugio ai loro avi per evitargli di finire nelle mani delle truppe tedesche e dei fascisti italiani.

I due fratelli furono catturati nel corso della campagna del Nord Africa e internati nel campo di prigionia di Veano, vicino Piacenza. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, le autorità italiane liberarono i prigionieri, i quali intrapresero un pericoloso viaggio verso sud-est. Si spostarono a piedi, lontano da strade principali e centri abitati, fino a raggiungere Monte San Giusto nel marzo 1944. Durante il cammino ricevettero l’aiuto di numerosi italiani, tra questi vi fu anche la famiglia Aliberti di Monte San Giusto, che nascose i due soldati nella propria casa di campagna in zona Fonte Audiana.

Terminata la guerra, John Green mise per iscritto i ricordi di quell’esperienza in un diario, ritrovato solo nel 2025 dal cugino Hugh Rowlandson, che ha poi scritto al sindaco sangiustese Andrea Gentili per chiedere aiuto nel rintracciare i discendenti della famiglia Aliberti in modo da conoscerli. Incontro avvenuto lo scorso 22 luglio in centro storico a Monte San Giusto, dopo il quale la famiglia inglese ha visitato anche la casa di Fonte Audiana dove i due soldati trovarono rifugio.

"Il diario – ha spiegato il consigliere comunale sangiustese con delega alla cultura, Mauro Spinelli – è saltato fuori per caso dopo un riordino nella casa della famiglia inglese di Brigthon. Nelle pagine raccontano della calorosa accoglienza a Monte San Giusto, dove sono stati per diverso tempo. Erano travestiti di contadini per non farsi riconoscere e partecipavano alla vita quotidiana della famiglia che gli diede rifugio: gli Aliberti. Più di una volta fanno riferimento a dei gruppi di tedeschi che andavano alla ricerca di fuggiaschi e soldati alleati, ed a un certo punto scrivono proprio ‘a volte dormivamo nella stalla, in un letto singolo o nei campi quando c’era una situazione di allerta. Tornammo una sera quando Gino (il capofamiglia a quei tempi), ci disse che due fascisti erano venuti pochi giorni prima poiché informati da suo cugino, che tenevano sotto stretta sorveglianza per attività di mercato nero, che due prigionieri di guerra vivevano con loro’ – ha continuato –. Quindi qualcuno aveva fatto la spia. ‘Per fortuna che Gino li convinse abilmente a desistere. Maria, la moglie, gli diede un buon pasto e tutto finì bene’. Queste erano le condizioni nel periodo della guerra civile".

Ad accogliere Hugh, la moglie Julia e i giovani nipoti c’erano le pronipoti di Gino Aliberti: le sorelle Alessandra e Arianna, al fianco dell’oggi 93enne zia Adelaide, testimone dell’epoca, la quale ancora ricordava quei tortuosi giorni "È stata una grande sorpresa – ha affermato Arianna –, non avevo mai sentito questa storia. Quando ci siamo incontrati con la famiglia inglese all’inizio c’è stato un po’ di imbarazzo. Io facevo da tramite per la lingua e con noi c’era zia Adelaide, cugina di mio nonno ma al tempo vivevano tutti sotto lo stesso tetto, unica superstite di quel tempo".

"Lei, con gli occhi di una ragazza di poco più di 12 anni, si ricordava di questi due giovani inglesi, ad esempio quando erano a colazione, raccontando che mangiavano molto pane. Nonno non ci aveva mai raccontato del tempo della guerra, forse era troppo piccolo. La famiglia inglese, è stata carinissima in quanto è arrivata già con il diario tradotto in italiano: il signor Hugh era molto curioso e ha posto tante domande a mia zia. Al tempo non era di sicuro semplice dare rifugio a dei soldati alleati. Il diario in certi punti era molto dettagliato, perciò è stato piacevole riscoprire episodi della nostra famiglia, e anche incontrarsi tra vecchie e nuove generazioni".