
A sinistra, la piazza per Fakir. Sopra, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore
Bologna, 23 luglio 2026 – Dopo la morte di Abderrahim Fakir durante un intervento della polizia domenica nella periferia del Pilastro di Bologna, dopo la notte di guerriglia che ha incendiato il centro storico, dopo gli attacchi al sindaco Pd Matteo Lepore dal centrodestra e dagli ex alleati, c’è un nuovo elemento ad alimentare una situazione già rovente: come rivelato ieri dall’edizione online de il Resto del Carlino-Qn, il Viminale ha avviato una istruttoria sulle modalità di organizzazione del presidio convocato dall’amministrazione comunale lunedì sera.
La manifestazione per la morte di Fakir non era stata concordata
La manifestazione non era stata concordata con le autorità prima dell’invio di una nota stampa e, dunque, non era stato presentato alcun formale preavviso scritto in questura. Le forze dell’ordine, infatti, hanno appreso del presidio in piazza del Nettuno dai siti degli organi di informazione che hanno pubblicato il comunicato sulla decisione dell’amministrazione, come confermato anche dal Comune in una nota arrivata ieri pomeriggio, dove si precisa di non avere avuto poi “alcuna richiesta di annullamento del presidio nelle due interlocuzioni telefoniche con Prefettura e Questura lunedì mattina”. L’evento, a cui hanno partecipato 4.000 persone, era già finito al centro delle polemiche a causa dei pesanti e violenti scontri partiti dopo il presidio pacifico in piazza.
Il Viminale avvia un’istruttoria come verifica
Tornando al Viminale, l’istruttoria è stata avviata per verificare le circostanze della convocazione dell’assemblea, visto che non risultavano pratiche scritte sul tema. Dopo la tragedia, il Comune aveva fatto due comunicazioni, ma alla stampa: una prima dichiarazione di Lepore – insieme con Michele de Pascale, presidente regionale dell’Emilia-Romagna – nel pomeriggio, una seconda alle 20.16 di domenica con l’annuncio della manifestazione il giorno successivo.

Il Comune di Bologna: “Inviati 2 messaggi a Prefettura e Questura”
Il Comune di Bologna conferma la circostanza e precisa: “Domenica è stato diffuso il comunicato stampa con cui veniva convocato il presidio. Poco dopo il Gabinetto del sindaco ha inviato due messaggi ai referenti di Prefettura e Questura, condividendo il comunicato e informando preventivamente, come previsto dal Testo unico degli enti locali, della convocazione dell’iniziativa. La mattina di lunedì si sono svolte due interlocuzioni telefoniche con Prefettura e Questura. Alle 12.30 si è riunito un tavolo tecnico alla quale ha partecipato anche la polizia locale assieme alle altre forze dell’ordine. Successivamente, alle 18, si è riunito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza: né nel corso delle interlocuzioni telefoniche, né durante il tavolo tecnico, né in sede di Comitato provinciale è stata formulata richiesta formale di annullamento del presidio”.
“Rappresentata con chiarezza la distizione con il presidio degli antagonisti”
“Nel corso dei confronti la Questura ha comunicato che era a conoscenza di un distinto presidio convocato da alcuni movimenti antagonisti – chiude la nota del Comune guidato da Lepore –: è stata rappresentata con chiarezza dall’inizio la distinzione tra le due iniziative. Il presidio promosso dal Comune si è svolto come momento di raccoglimento istituzionale: è stata data la parola ai famigliari di Fakir, che hanno più volte preso le distanze dalle violenze”.

L'auto bruciata durante le manifestazioni e le proteste per la morte di Fakir
Il centrodestra continua a chiedere le dimissioni di Lepore
Elementi che, però, non sembrano convincere il centrodestra: il senatore Marco Lisei (FdI) ha già presentato un’interrogazione parlamentare, mentre le opposizioni bolognesi continuano a chiedere le dimissioni del sindaco a gran voce. Interrogazione in Senato anche da Marco Lombardo (Azione), che chiede di fare luce sulla morte di Fakir perché “le istituzioni hanno il dovere di interrogarsi sui profili che riguardano le operazioni di fermo”. C’è infine chi si schiera con Lepore: un appello sottoscritto da 35 sindaci (tutti di centrosinistra) a difesa del collega, da Milano a Roma, da Genova a Torino, fino ad altre città.