Ultimo saluto per il tecnico della storica Uefa del Cesena e della promozione in A con la Reggiana: applausi e cori fuori dalla chiesa di Madonna delle Rose.

Ultimo saluto per il tecnico della storica Uefa del Cesena e della promozione in A con la Reggiana: applausi e cori fuori dalla chiesa di Madonna delle Rose.

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L’anima del calcio è quella che rende omaggio a una leggenda. Si vede davanti alla piccola chiesa di Madonna delle Rose, un gioiellino incastonato nel cuore della città, nella quale nel caldo torrido del sabato mattina, due mondi si uniscono nel dire addio a Giuseppe ‘Pippo’ Marchioro, scomparso a 90 anni proprio a Cesena, dove si era trasferito per restare vicino alla famiglia della figlia Letizia. Da un lato della strada i tifosi della Reggiana, dall’altro quelli del Cesena. La rivalità tra le tifoserie è forte, di norma sarebbe servito un robusto cordone di forze dell’ordine. Non qui, non ora. Non al cospetto di un grandissimo che ha contribuito a scrivere pagine storiche per entrambi i club. Guidò i romagnoli al sesto posto in serie A che valse la conquista della Coppa Uefa, il miglior traguardo mai raggiunto dal Cavalluccio. Coi Granata invece partì dalla C e arrivò alla prima storica serie A, aggiungendo poi pure la salvezza l’anno successivo. ‘Marchioro per sempre nel cuore’ recita lo striscione firmato Curva Mare e a quello si aggiunge il coro dei tifosi della Reggiana all’uscita del feretro coperto prima da bandiere, sciarpe e maglie granata (l’ultima delle quali la appoggia il presidente Carmelo Salerno) e poi da un vessillo bianconero. Perché a turno tutti rendono omaggio a Marchioro. I tifosi, la gente comune e tanti volti noti del mondo del calcio. A partire da chi il calcio lo ha vissuto con lui. Dentro la chiesa c’è il gonfalone del Cesena e in rappresentanza del club ci sono il membro del cda Massimo Agostini e il segretario Marco Valentini, insieme al cugino Gabriele che in quel Cesena che fece la storia ci aveva giocato. Poi, oltre alla famiglia di Dino Manuzzi, a Lorenzo Lelli e Marino Vernocchi, tanti altri che con Marchioro hanno condiviso pagine importanti di calcio e di vita: tra loro Antonio Genzano, Daniele Arrigoni e Agatino Cuttone, oppure Totò De Falco e Walter De Vecchi che hanno trascorsi ‘bipartisan’. Restando sulle sponde della Reggiana, i nomi si allungano: Andrea Silenzi, Loris Bonesso, Eugenio Sgarbossa, Paolo Sacchetti e Marco Pacione. Senza dimenticare il presidente Salerno.
C’è l’omaggio laico del calcio, ma c’è anche quello che si fonda nella fede e del quale parla don Pierluigi Tonelli nel corso della sua omelia: "Giuseppe ha dedicato la vita al contatto coi giovani. A loro ha trasmesso le tecniche calcistiche, certo, quelli che potremmo definire ‘i segreti del mestiere’. Ma c’è di più, qualcosa di straordinariamente importante, quei valori che rendono la nostra vita un capolavoro. Giuseppe ha insegnato l’amicizia, la solidarietà, il farsi carico del più fragile, il rispetto. Ha lasciato un ‘patrimonio umano’ per far sì che chi lo ha conosciuto potesse appropriarsene e a sua volta consegnarlo alle generazioni che verranno dopo. L’altro, quello che faceva in campo, era lavoro. Questo è il suo vero capolavoro. In carriera ha ricevuto tanti premi, ma questo, quello più importante, glielo ha consegnato Gesù". Poi la benedizione, gli abbracci, l’uscita del feretro dalla chiesa, gli applausi, il coro, lo striscione. Pippo Marchioro non si dimentica.
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