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- L’antico borgo commerciale di via Prina, addio alle botteghe: “Affitti alti e pochi parcheggi”
Monza, la strada alle porte del centro era ricca di attività e servizi, ora domina il traffico di passaggio. A febbraio 1977 il crollo della chiesa di San Biagio: un fatto ripreso dalla stampa internazionale

La nuova chiesa di San Biagio, nel cuore del quartiere alle porte del centro di Monza, è stata costruita tra il 1965 e il 1968

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Monza – Strade che cambiano sotto lo sguardo distratto del traffico. A Monza succede per esempio in via Carlo Prina, antico borgo di tradizione artigianale e commerciale oggi diventata un’arteria anonima, dove le auto sfrecciano veloci e pochi negozi resistono tra affitti alle stelle e carenza di parcheggi. Un tempo c’erano l’orefice, il cartolaio che vendeva anche giocattoli, la merceria, la lavanderia, due panetterie, la pasticceria, tre negozi di ortofrutta, la salumeria, la gastronomia, la pescheria e il negozio di scarpe Le Menegatto, che si è spostato in via Cortelonga. Oggi resistono un parrucchiere, due bar, un negozio di mobili, una panetteria, la salumeria Gualtieri e l’edicola. “Sono qui da cinque anni e si vive bene - commenta Nickolas Piazza, parrucchiere - l’unico difetto è che non ci sono parcheggi. Io ho clienti sia del quartiere sia da fuori, ci sono difficoltà a trovare posto per l’auto”.
La chiesa che ha dato il nome al quartiere
A due passi dal centro, la via è appetibile per le imprese immobiliari. Al civico 12, in una corte interna, sorge Ca’ Linghera, un nuovo edificio residenziale, frutto di un’opera di rigenerazione urbana che reinterpreta il fascino tradizionale delle case di ringhiera in una chiave contemporanea e sostenibile. Qui fino al 2022 si trovavano gli uffici della Prefettura, trasferita poi al Polo istituzionale di via Montevecchia con la Questura. Negli anni ‘70 dove ora sorge il supermercato c’era un negozio di giocattoli. In un cortile interno era presente anche un ciclista, sparito nei primi anni ‘80, come di recente ha chiuso anche Cicli Di Lorenzo, nella vicina via Volta. Memoria storica resta la chiesa di San Biagio, che dà il nome al quartiere.
Il crollo nel 1977
Anch’essa nei decenni ha subito delle trasformazioni. La vecchia chiesa di San Biagio è crollata sabato 26 febbraio 1977 alle 13.15. Le cronache dell’epoca descrivono il boato improvviso che ha distrutto l’antico edificio, sollevando un enorme polverone nel quartiere, per fortuna senza vittime. Il crollo ha distrutto solo alcune auto in sosta, un fatto considerato miracoloso visto l’orario. La notizia del cedimento della chiesa, che mostrava già da tempo segni di cedimento, venne ripresa persino dall’Herald Tribune. Intanto era già sorta la nuova chiesa moderna, tra il 1965 e il 1968, proprio accanto a quella vecchia. La parrocchia di San Biagio era stata l’ultima a essere fondata nella seconda metà del Cinquecento da San Carlo Borromeo. Via Prina si apriva verso il centro con Porta San Biagio, una delle antiche porte fortificate aperte nella cinta muraria medievale di Monza, fatta costruire dai Visconti nel 1333 e collegata al Castello visconteo.
La “Porta de ulmo”
Sorgeva all’incrocio tra l’odierna via Manzoni e via Carlo Prina, segnando l’accesso settentrionale/orientale verso la Brianza dell’antico borgo di San Biagio. Era chiamata anche “Porta de ulmo” a causa di un grande olmo situato nelle vicinanze. Presentava la tipica struttura monzese fortificata, dotata di una particella di soccorso per la stanga del ponte levatoio e, sopra l’arcata, di una effige della Sacra Famiglia affiancata dai santi patroni (Giovanni il Battista e Gerardo dei Tintori). La porta fu definitivamente demolita nel 1845 durante i piani di riassetto urbano dell’epoca. Oggi le sue fattezze e la zona del dazio sono principalmente note grazie alle testimonianze storiche e a un celebre acquarello del pittore Giosuè Bianchi. Nel ‘300 le porte di accesso alla città erano otto. In via Zucchi, all’angolo con via Appiani, è presente nascosta dal semaforo una targa a ricordo della porta di San Biagio e della successiva modifica della zona voluta dal nobile Ercole Emilio nel 1856. Nei Musei Civici un quadro illustra come fosse prima della demolizione.
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