Philippe Claeys, ricercatore all'Università della Columbia Britannica, ha analizzato i rapporti isotopici del nichel intrappolato nello strato d'argilla che segna il confine tra Cretaceo e Paleogene, il cosiddetto limite K-Pg. Il risultato, pubblicato su Science Advances, riclassifica l'oggetto che pose fine al regno dei dinosauri non aviani: una condrite carbonacea, ma non una qualunque.
Da decenni gli scienziati discutono sulla natura esatta dell'impattore di Chicxulub. Asteroide o cometa: entrambi possono scavare un cratere di quelle dimensioni, e nonostante la stampa generalista continui a parlare di asteroide, alcuni astronomi hanno sostenuto per anni l'ipotesi di una cometa proveniente dalla fascia di Kuiper o da regioni ancora più remote. Un episodio che resta comunque distante dalla quotidianità visto che le probabilità di morire a causa di un asteroide come i dinosauri sono 1 su 750.000, superiore comunque a quello di essere colpiti da un fulmine. Asteroide o cometa: entrambi possono scavare un cratere di quelle dimensioni, e nonostante la stampa generalista continui a parlare di asteroide, alcuni astronomi hanno sostenuto per anni l'ipotesi di una cometa proveniente dalla fascia di Kuiper o da regioni ancora più remote. Solo una minima frazione del proiettile originario sopravvive. "È un lavoro complicato", ha dichiarato Claeys in una nota dell'ateneo. L'intero corpo celeste si vaporizzò all'impatto: ciò che resta, nello strato di argilla scura visibile in siti come Stevns Klint, in Danimarca, sono tracce di metalli rari nella crosta terrestre, con rapporti isotopici capaci di raccontare la storia di provenienza del "proiettile".
Ricerche precedenti avevano già orientato l'ipotesi verso una condrite carbonacea, una classe di meteoriti che rappresenta solo il 5% di quelli conosciuti, ricca di carbonio. Claeys e i coautori hanno esaminato i rapporti tra i cinque isotopi stabili del nichel in campioni prelevati dallo strato K-Pg in diversi punti del pianeta. I dati corrispondono a un sottogruppo raro di condriti carbonacee, la classe Ornans (CO). "Le condriti carbonacee della classe Ornans non somigliano affatto ai meteoriti tipici che si trovano nelle collezioni dei musei", ha spiegato Claeys. Contengono quantità nettamente inferiori di elementi volatili — carbonio, zinco, acqua e soprattutto zolfo — rispetto ad altre classi di meteoriti finora scoperte sulla Terra. Qui si apre il problema. I modelli sull'estinzione di massa attribuiscono da tempo allo zolfo un ruolo centrale: proiettato nell'atmosfera, avrebbe contribuito a oscurare il Sole per anni, innescando il collasso della catena alimentare globale. Se il corpo celeste conteneva poco zolfo fin dall'origine, quella spiegazione perde peso. "Non cambia la nostra teoria sulla causa dell'estinzione", ha precisato Claeys, "ma rende meno probabile che lo zolfo contenuto nell'impattore sia stato l'elemento decisivo. Il pulviscolo fine sollevato nell'atmosfera resta il fattore primario." I dinosauri, secondo Claeys, sono stati risparmiati dalla pioggia di zolfo che altre classi di condriti carbonacee avrebbero portato con sé — e sono comunque scomparsi lo stesso.
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