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"L'economia trentina è ferma, ormai da anni. Sull'industria serve una

July 22, 2026

TRENTO. "L'economia trentina è ferma, il Pil cresce dello zero virgola da quattro anni, mentre l’industria che ha un ruolo centrale nello sviluppo economico locale, è sempre più in difficoltà. Perché questa dinamica di bassa crescita non prosegua, condannando il Trentino ad un progressivo declino, è indispensabile, però, che si cambi passo sulle politiche industriali, puntando su innovazione, crescita dimensionale delle imprese, selettività degli incentivi e occupazione di qualità, a partire dai settori dell'industria e del terziario avanzato".

Ne sono certi Cgil, Cisl e Uil che sulla base di questi presupposti intravedono una possibile convergenza sui punti centrali del piano per il rilancio del comparto secondario predisposto da Palazzo Stella.

“La realtà non ammette dubbi: la nostra provincia è in stagnazione da quattro anni e tutte le politiche messe in atto da questa giunta provinciale si sono rivelate inefficaci nell’invertire questa tendenza – incalzano i tre segretari provinciali Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Largher -. Serve una svolta che il sindacato confederale chiede dall’ottobre del 2020. Bisogna rifondare le politiche industriali focalizzandosi sul sostegno dei settori a più alto valore aggiunto, cioè quelli che producono innovazione, maggiore crescita e migliori condizioni di lavoro”.

Cgil, Cisl e Uil, peraltro, condividono la preoccupazione per i costi elevati dell’energia elettrica, fattore che incide sulla competitività delle imprese. “L’ipotesi di adottare anche in Trentino il modello scelto dalla Francia con il nucleare è interessante, se percorribile. Crediamo, però, che qualsiasi misura pubblica finalizzata a calmierare i costi dell’energia non possa essere scissa da un ragionamento sulla selettività di questi incentivi. Non si può pensare di riconoscerli a pioggia, ma vanno dirette a chi investe in innovazione, in ricerca e sviluppo, nel miglioramento delle condizioni di lavoro”.

E su questo punto i sindacati toccano quello che considerano essere un tasto dolente: la scarsa propensione anche delle imprese industriali ad investire. “Bisogna facilitare investimenti e trasferimento tecnologico rafforzando le reti di collaborazione con l’Università. Anche su questo, però, auspichiamo un cambio di prospettiva, creando sinergie non solo con le “facoltà tecnologiche”, ma anche in campo giuridico, sociologico, delle scienze economiche per spingere anche sull’innovazione organizzativa, indispensabile per introiettare nei meccanismi aziendali le nuove tecnologie".

C’è poi il punto debole dei salari. I sindacati, che pur riconoscono al comparto industriale trattamenti retributivi migliori della media, insistono sulla necessità di far crescere le buste paga, per migliorare le condizioni di lavoro, ma anche per attrarre competenze e dunque migliorare competitività e produttività. “Per le aziende che avessero agevolazioni nell’accesso alle risorse energetiche del territorio, - aggiungono i segretari di Cgil, Cisl e Uil del Trentino - va previsto un obbligo a migliorare la contrattazione decentrata, aziendale ma anche territoriale. Sappiamo che il tessuto industriale è eterogeneo, ma riteniamo che anche la contrattazione territoriale abbia gli strumenti per costruire accordi che sappiano adattarsi alle diverse realtà aziendali”.

Se questo è il quadro serve chi definisce strategia ed interventi. Per Cgil, Cisl e Uil la giunta provinciale ha un ruolo fondamentale nella definizione delle politiche industriali. “E’ ora di compiere delle scelte di campo. La Giunta la smetta di strizzare l'occhio solo alle piccole imprese e forte della sua Autonomia negozi con Bruxelles, modelli di sostegno innovativi per il comparto manifatturiero e per i servizi avanzati, oggi schiacciato dalla duplice concorrenza di Usa e Cina. Continuare a sostenere solo comparti a basso valore aggiunto vuol dire favorire il declino della nostra terra. Il presidente Fugatti ne prenda atto”, concludono.