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L’economista Luigi Paganetto: «In Sardegna occorre creare una grande infrastruttura di data center e intelligenza artificiale» - L'Unione Sarda.it

August 16, 2026

«Sono molto legato alla Sardegna. A Cagliari ho fatto i miei studi universitari per poi spostarmi a Roma, creare a Tor Vergata un’istituzione a carattere internazionale e girare il mondo, portando con me, sempre, un forte apprezzamento del carattere forte e leale degli amici sardi».

Non può che partire dall’Isola che lo ha stregato l’intervista al genovese Luigi Paganetto. Lungo cursus honorum nel campo degli studi economici ai massimi livelli: l’attività accademica, in particolare all’Università “Tor Vergata” a Roma, il ruolo di vice presidente di Cassa Depositi e Prestiti, il lavoro per la nascita e il consolidamento del Gruppo dei 20, laboratorio di idee e pensiero sull’Europa a cui danno slancio anche gli ex ministri Brunetta e Tria.

È un momento storico in cui l’economia ancora una volta è condizionata dalle guerre. Che cosa succede?

«L’ottica da adottare non può che essere quella europea. Viviamo in un mondo in cui la forza e il conflitto sono le chiavi di volta del confronto internazionale sia sul piano commerciale che militare. L’Europa è in difficoltà, anche perché le democrazie contemporanee sono diventate molto vulnerabili agli argomenti “facili”, perdendo la loro capacità di risposta rispetto a stereotipi ed emozioni che sono strumento di consenso populista. Ma è vero che queste difficoltà sono anche effetto del “disordine globale” creato dall’abbandono da parte degli Stati Uniti delle principali regole dell’ordine fissato da loro stessi nel Dopoguerra».

Che cosa resta del Pnrr? 

«A dispetto dell’opinione prevalente penso che l’Europa, negli ultimi tempi, stia manifestando una notevole capacità di reazione espressa dall’adozione del NextGeEu (Pnrr per l’Italia) e dalla fermezza con cui sta rispondendo all’aggressione dell’Ucraina a tutela dei valori del Vecchio Continente. Va ricordato che il Next GeEu è un insieme di progetti di sviluppo nazionali a carico del debito europeo per circa 800 miliardi di euro. Il Pnrr ha significato per l’Italia un'importante immissione di risorse (194.4 miliardi di euro di cui 68,9 miliardi in sovvenzioni a fondo perduto e 122,6 miliardi in prestiti a lunga scadenza) essenziali per la ripresa dopo lo shock del Covid. È un programma rispetto al quale a posteriori va constatato che la nostra amministrazione non aveva i cassetti pieni di progetti ad elevata redditività anche perché aveva perduto da tempo l’abitudine a fare progetti e programmare».

Gli alti costi dell’energia sono un freno per lo sviluppo delle imprese.

«La dipendenza dal gas naturale, che nel nostro Paese raggiunge il 46% della generazione elettrica, espone l’economia italiana ad un livello e una volatilità dei prezzi superiore rispetto ai partner europei e crea un divario di competitività insostenibile nel medio lungo periodo».

Come ridurre la dipendenza energetica?

«È chiaro che le rinnovabili oggi producono energia pulita a minor costo relativo ma nella transizione di qui al 2050, metano e petrolio, (71% dei consumi energetici), pur diminuendo il loro peso continueranno ad avere un ruolo dominante. In Sardegna bisogna puntare sulle ipotesi meno inquinanti per il paesaggio chiedendo in ogni caso il rispetto dei parametri ambientali. È importante la scelta fatta in questi giorni dalla Commissione europea a favore dell’elettrificazione dei consumi di energia. Non solo perché significa una scelta a favore di un minore consumo di gas (pompe di calore al posto del gas, maggior uso dell’elettricità nei processi industriali) ma anche perché si collega al cambiamento tecnologico imposto dal digitale e dall’intelligenza artificiale che esige uno straordinario aumento della disponibilità di energia elettrica per alimentare le infrastrutture dei data center e del calcolo quantistico».

Come vede il futuro della Sardegna?

«Occorre creare una grande infrastruttura di data center e intelligenza artificiale che ad oggi manca in Italia e un centro di addestramento sul digitale in cui i giovani che si allontanano dalla Sardegna possano trovare nuove opportunità per tutti i diversi livelli di competenza. Sarebbe una straordinaria occasione di legare l’interesse del Paese a quello della Sardegna, con una politica industriale che guarda al futuro».

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