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L.elettorale, lunedì summit sherpa. E rispunta ipotesi ballottaggio

August 28, 2026

Roma, 28 ago. (askanews) – L’incontro non è ancora stato fissato, ma dovrebbe tenersi lunedì. Gli sherpa del centrodestra torneranno a confrontarsi, non è deciso se in presenza o in videocollegamento, per discutere delle modifiche da presentare alla legge elettorale. Per martedì alle 12, infatti, è fissato il termine per la presentazione degli emendamenti e la riflessione agostana sembra aver ormai convinto la maggioranza che l’intesa raggiunta prima di salutarsi per le vacanze vada aggiornata. Sì, ma come? E’ proprio questo il punto, perché ciò di cui si sta ragionando non sono solo possibili ritocchi. C’è il tema della norma antiframmentazione, quello delle quote di genere per i capilista ma, soprattutto, in queste ore, è tornata ad affacciarsi l’ipotesi di prevedere il ballottaggio.

Non è la prima volta che se ne discute, era anche prevista in alcuni casi nella prima versione di questa riforma, eppure finora era stata sempre accantonata nonostante abbia tra i suoi maggiori sponsor un esponente di spicco di Fratelli d’Italia come il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Ad essere da sempre contraria è la Lega che già, volente o nolente, ha dovuto digerire un sistema di voto che non prevede più i collegi uninominali. La stessa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in passato non avrebbe nascosto le sue perplessità. Tuttavia, in queste ore l’opzione è al centro di valutazioni molto approfondite che la stessa premier avrebbe avallato.

Sul tavolo c’è già una proposta, rilanciata oggi in un intervento sul Sole24ore, che porta la firma di Marcello Pera. L’ex presidente del Senato, ora esponente proprio del partito di maggioranza relativa, mette in guardia dal rischio “palude” che si potrebbe determinare con una legge elettorale come quella attualmente in esame, che prevede una soglia del 42% per ottenere il premio di maggioranza. La sua ipotesi, spiega, è la seguente: “Si assegna il premio di governabilità alla coalizione che al primo turno ottenga il 48% dei voti” e “se nessuno supera questa soglia si svolge il ballottaggio fra le prime due coalizioni a condizione che tutte e due abbiano superato il 38% dei voti” ma “se la seconda coalizione non ha superato la soglia del 38% dei voti, il premio va alla prima solo se al primo turno ha superato il 42% dei voti in entrambe le Camere”. Il tutto, senza prevedere la possibilità di apparentamenti al secondo turno.

Da via della Scrofa si esclude che ci possano essere iniziative personali e l’idea resta quella di modifiche sottoscritte da tutta la maggioranza. Tuttavia, a pesare, in questo supplemento di riflessione, è soprattutto il fattore Vannacci che – almeno stando alle rilevazioni attuali – potrebbe seriamente compromettere la possibilità per il centrodestra di raggiungere la fatidica soglia. In realtà, tra gli stessi meloniani, ci sono diverse scuole di pensiero. Alcune perplessità sono di natura tecnica: essendo il nostro un sistema che prevede il bicameralismo perfetto, infatti, potrebbe anche accadere che ci siano maggioranze disomogenee tra Camera e Senato, che quindi si raggiunga la soglia solo in una delle due Camere. Cosa accade in quel caso? E’ possibile, e costituzionalmente accettabile – si chiede qualcuno – assegnare la vittoria al secondo turno anche a chi al primo la avesse ottenuta solo in uno dei due rami del Parlamento?

Altre valutazioni sono più di natura politica. Se da una parte, infatti, si ragiona sul fatto che il ballottaggio potrebbe consentire al centrodestra di poter essere maggioranza anche senza i voti di Vannacci, dall’altro si considera che questo vanificherebbe l’appello al voto utile, consentendo a Futuro nazionale di accrescere i propri consensi in termini percentuali.

Non si tratta, tuttavia, dell’unico nodo da sciogliere. Ferma restando l’introduzione delle preferenze (pur con capilista bloccati) fortemente voluta da Giorgia Meloni, in queste ore infatti si sta riflettendo anche su altre due modifiche. In particolare, si ragiona sulla tenuta costituzionale della cosiddetta norma anti frammentazione, secondo la quale i voti espressi per le liste collegate all’interno di una coalizione che non raggiungono la soglia di sbarramento del 3% non concorrono al calcolo della cifra elettorale nazionale di coalizione, con la sola eccezione del ‘miglior perdente’.

Poi, c’è il delicatissimo nodo dell’alternanza di genere nei capilista. L’intesa siglata nel centrodestra a inizio mese prevede che venga applicata solo dal secondo posto in lista. Una decisione che ha già provocato il disappunto trasversale di molte deputate e che potrebbe essere dirimente in vista dell’eventuale voto finale segreto alla Camera.