

L'ex ministro ucraino avrebbe ricevuto proposte di collaborazione anche da altri Paesi, decidendo però di accettare quella italiana
L’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov entra nella squadra del ministero della Difesa italiano come consulente per l’Innovazione della Difesa. Fedorov è stato ricevuto dal ministro Guido Crosetto, con cui ha approfondito alcuni dei temi considerati strategici per la sicurezza e la guerra moderna, dai droni ai sistemi unmanned fino alla difesa aerea. Secondo quanto si apprende, l’ex ministro ucraino avrebbe ricevuto proposte di collaborazione anche da altri Paesi, decidendo però di accettare solo quella italiana.
Il rimpasto a Kiev
L’arrivo di Fedorov a Roma arriva poche settimane dopo la sua uscita dal governo di Kiev. Il presidente Volodymyr Zelensky lo aveva, infatti, rimosso dalla guida del ministero della Difesa nel luglio scorso, nell’ambito dell’ultimo rimpasto dell’esecutivo. La decisione aveva provocato reazioni di protesta fuori dalle istituzioni. In diverse città ucraine erano state organizzate manifestazioni per chiederne il reintegro.
Classe 1991, Fedorov ha 35 anni e un profilo molto diverso da quello tradizionale di un ministro della Difesa. Non proviene dalle forze armate e non ha una carriera militare alle spalle. Prima di entrare in politica si è occupato di marketing e tecnologia e nel 2019 è diventato ministro della Trasformazione digitale, incarico nel quale ha seguito il processo di digitalizzazione e innovazione dell’apparato statale ucraino. Durante la guerra il suo profilo si è progressivamente legato all’impiego delle nuove tecnologie nel conflitto.
L’innovazione tecnologica
Proprio questa esperienza rappresenta oggi il principale elemento di interesse per la Difesa italiana. La collaborazione arriva in un momento in cui droni, intelligenza tecnologica, sistemi autonomi e difesa dai velivoli senza pilota stanno assumendo un peso sempre maggiore nelle strategie militari. L’esperienza maturata da Fedorov in Ucraina, Paese che ha dovuto accelerare l’innovazione tecnologica sotto la pressione della guerra, è stata quindi vista come un patrimonio di conoscenze da mettere a disposizione anche dell’Italia.
