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«L’hanno detto i giudici, ci salva solo la Pratobello»   - L'Unione Sarda.it

August 16, 2026

La legge è ferma in Consiglio regionale dal 2024: «Non ci sono più scuse»

17 agosto 2026 alle 00:58

Appello dei Comitati a Todde dopo la sentenza della Consulta 

Molta fiducia nei giudici costituzionali, pochissima nella Regione. Sulla speculazione energetica è questo il sentire che si ricava dai Comitati sardi, adesso che la sentenza 127 della Consulta, di recentissima pubblicazione, ha segnato una spartiacque nella difesa del territorio. A conti fatti, un riconoscimento, per via giudiziaria, di una battaglia che nell’Isola va avanti dal 2022, «senza che il Campo largo e la Giunta Todde – questo è il rammarico – l’abbiamo mai davvero sostenuta».

Primo rilievo

Luigi Pisci, portavoce del Comitato Sarcidano Difesa Territoriale, parte proprio da qui. «Lo diciamo da lungo tempo che l’urbanistica rappresenta l’unica strada possibile per costruire una reale tutela del nostro patrimonio ambientale. Per chi se ne fosse dimenticato, il fondamento della Pratobello è esattamente la potestà legislativa in materia riconosciuta alla Regione dall’articolo 3, lettera F, dello Statuto sardo. Eppure – continua Pisci – la raccolta firme fatta strada per strada è stata snobbata dal Campo largo, una scelta che resta un’onta indelebile sulla maggioranza e sulla Giunta: hanno deciso di non vedere e di non sostenere uno degli avvenimenti democratici più significativi nella storia dell'autonomia».

La sentenza

Il provvedimento dei giudici costituzionali, depositato il 16 luglio scorso, è rivoluzionario nella lotta alla speculazione energetica perché blinda le aree agricole in virtù della destinazione urbanistica, a prescindere dal loro uso reale. E dalle loro condizioni. «La circostanza che possano esistere terreni degradati, ovvero temporaneamente non utilizzati a fini agricoli, non consente di prescindere dalla vocazione urbanistica impressa al fondo in ragione della sua destinazione pianificatoria». Ciò significa che un terreno classificato come spazio coltivabile mantiene la sua natura rurale perché vale «l’utilizzabilità», anche se astratta, ha stabilito la Consulta. Un punto, questo, a cui dal Comitato Sarcidano si ricollegano per non dimenticare quanto «il mondo della campagne, con la sua adesione, abbia giocato un ruolo chiave» nella raccolta delle 210.729 firme per la Pratobello. «È stato un grido – conclude Pisci – che arriva dalla Sardegna profonda e la politica, se solo volesse, potrebbe ancora ascoltare».

I richiami
Fanno appello ai Comuni dal Comitato Bardiania de sa Nurra pro sa Sardinnia, altro faro nella difesa dei territorio, con un continuo lavoro di censimento ed esame dei progetti presentati a Terna (in tutta l’Isola, al 30 giugno, erano 706). «La Pratobello 26 – spiega il portavoce Piero Atzori – è la via giuridica che i sindaci devono percorrere. Vero che nella revisione dei Puc il vaglio finale spetta alla Regione, ma oggi più che mai sono rimaste solo le fasce tricolori a difendere le comunità locali. La tutela dei terreni agricoli, anche nella solo utilizzabilità astratta, è un valore strategico, non solo economico: perché oggi non è conveniente coltivare grano, ma tra cinque anni chissà. E quelle aree devono restare nella disponibilità dei sardi. Siamo davvero soddisfatti per il riconoscimento della classificazione di natura giuridica dato dalla Corte Costituzionale. Molto meno ci fidiamo della Regione, visto anche il recente incontro segreto della presidente Todde con il manager della Erg», firmataria del repowering a Nulvi-Ploaghe, il parco eolico con vista sulla basilica di Saccargia. Anche Davide Fadda, portavoce del Presidio permanente del popolo sardo, si muove in questo stesso solco normativo: «L’urbanistica – dice – è sempre stata l’unica strada percorribile per difendere la Sardegna. La Giunta, velocissimamente, deve aiutare i Comuni nell’immediata approvazione dei Puc o delle loro varianti, fornendo assistenza tecnica ed economica, prima che sia troppo tardi».

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