- Home
- Milano
- Sport
- Inter
- L’Inter fa, disfa, sbaglia, si mangia le mani: al Bernabeu è festa Real nel match dalle mille emozioni
I nerazzurri nella gara di debutto in Champions League mettono sotto per lunghi tratti i blancos nel loro tempio, ma pagano cari gli errori di mira e, soprattutto, le distrazioni in difesa

Capitan Lautaro Martinez ha servito a Carlos Augusto l'assist per il 2-1 della speranza

Ricevi le notizie de Il Giorno su Google
Madrid, 8 settembre 2026 – Da abbagliante ad abbagliata. L’Inter esce a pezzi dal Bernabeu. Fa scintille, ma resta a secco. La squadra di Chivu è quasi regale, al cospetto del Real, nel costruire, manovrare, creare. Non nel concretizzare. E crolla, soprattutto e fragorosamente, sotto il peso dei propri errori difensivi, talvolta al limite dello scriteriato. La prima in Champions è così un concentrato di emozioni contrastanti. E finisce con l’amaro in bocca.
Gli schieramenti
Chivu cambia metà della formazione anti-Napoli: la sorpresa è soprattutto Bisseck centrale («per la velocità»), mentre Dimarco è rimasto a Milano (lieve distorsione al ginocchio) ma non l’agente: chiacchierata con Baccin in ottica rinnovo del contratto in scadenza nel 2028.
Due variazioni invece per Mourinho, privo di otto elementi, dopo il ko col Betis: Brahim Diaz e soprattutto Alexander-Arnold per Guler e Camavinga (squalificati come Bernardo Silva). Atteggiamento più guardingo, sulla carta e sul campo. L’Inter palleggia, il Real aspetta, Thuram spara sui pugni di Courtois e dà il via alla prima di (ben) quattro conclusioni nerazzurre, l’ultima regalata da Konaté e non sfruttata da Lautaro. Il Bernabeu abbozza anche qualche fischio, ma il Real può permettersi di fare spallucce.
Perché sa ruggire appena aizzato: puro Dna mourinhano. E prendersi di prepotenza, al contrario degli avversari, qualsiasi genere di omaggio. Figurarsi la frittata sull’asse Jones-Bisseck: Mbappé ha appena sollevato la Scarpa d’Oro e ringrazia da par suo.
La topica
Barella e compagni tornano allora a tessere, ri-tessere e mordere a ciclo (quasi) continuo. Ma anche a piacersi e specchiarsi troppo. È Josep Martinez l’emblema di una tracotanza che presenta un conto salatissimo: il portiere tenta scriteriatamente un dribbling, con la suola, quasi sulla linea di porta. Tenta, appunto: Valverde non perdona. Rialzarsi, al cospetto di chi ha 15 Champions in bacheca, è durissima. Ma i nerazzurri non sgonfiano il petto né snaturano la propria spessissimo redditizia filosofia: dialogano a tutto campo.
La speranza
E ci provano col terra-aria mancino di Jones che tocca la traversa. Ma il Real risponde sempre alla stessa maniera: infilandosi nelle smagliature, enormi e improvvise. Come quando Pavard lascia strada a Mbappé: questa volta Josep Martinez si supera sul francese e su Bellingham da metri zero. Si riparte col copia e incolla: fiammata targata Mbappé da quasi tris, poi cestinato da Bellingham e Brahim Diaz, l’Inter si infrange sempre su Courtois che mura Jones, Lautaro Martinez, Bastoni. Sprechi, svarioni, folate: quella sull’asse Lautaro Martinez-Carlos Augusto, chiusa da quest’ultimo in rete, riaccende le speranze. Che si spengono sull’ennesima parata di Courtois su Mkhitaryan.
© Riproduzione riservata
Continua a leggere tutte le notizie di sport su