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L'intervista a Paolo Gentiloni: «L’Europa è sotto assedio diventi una federazione»

October 13, 2026

«L’Europa è sotto assedio: esterno e interno per le spinte nazionaliste delle forze politiche di estrema destra», spiega Paolo Gentiloni, ex premier, ex commissario europeo e tra i fondatori del Pd in «Diventare una potenza, istruzioni per una rivoluzione europea», edito per i tipi della Rizzoli.

Nel libro insiste su un concetto: l’Europa ha perso ormai il ruolo di potenza.

«L’Europa è sempre stata una potenza commerciale, economica all’ombra di una potenza geopolitica come gli Usa. Ma nel mondo di oggi, in cui l’ordine internazionale è saltato, essere una potenza vuol dire non solo avere un mercato di 450 milioni di cittadini e regole comuni ma anche diventare autonomi sul piano geopolitico. E quindi nel mondo nuovo, quello del disordine e del caos, la Ue rischia di essere fragile. Ed è purtroppo sotto assedio».

Un concetto forte, siamo davvero a questo punto?

«L’assedio deriva certamente dall’invasione russa in Ucraina ma anche dal disimpegno americano, che è in atto da almeno 15 anni, ma oggi con Trump è di stampo ostile. Il rischio è che a questo conflitto ai nostri confini, a questa nuova realtà americana si aggiunga lo strapotere dei giganti tecnologici che talvolta sembrano comportarsi come le grandi compagnie dell’era coloniale. Usano gli algoritmi al posto delle cannoniere ma l’ottica è la stessa».

Forse il maggiore pericolo viene dai giganti del web: come può difendersi la Ue?

«L’Europa è un gigante regolatorio e nei confronti dell’Ia le sfide sono due: proteggersi imponendo delle norme e diventare anche competitivi. E la Ue ha tutte le carte per farlo. Intanto sull’adozione dell’Ia gli europei possono primeggiare anche se devono recuperare il grave ritardo nell’innovazione rispetto a Cina e Usa».

Tornando all’assedio: come possiamo difenderci?

«Ad essere minacciato è il modello europeo, la cui forza tendiamo a sottovalutare. Scherzando con una famosa frase attribuita a Churchill nel libro scrivo che l’Europa è il peggior continente in cui vivere ad eccezione di tutti gli altri. La verità è che dovremmo tenerci stretto un modello, che è innanzitutto libertà, diritti delle persone ed è all’avanguardia sui temi ambientali e del welfare. Noi giustamente discutiamo la qualità dei nostri sistemi sanitari, educativi, pensionistici ma talvolta dimentichiamo quanto sia importante averli. E tutto questo merita di essere migliorato ed essere difeso».

Non solo le minacce esterne: in molti stati soffia il vento dell’ultradestra.

«C’è il pericolo che all’interno della Ue si rafforzino le spinte nazionaliste. E la storia, come ricordava Mitterrand, ci dice che il nazionalismo porta alla guerra. Certo, la spinta nazionalista si manifesta ormai da oltre 10 anni e forse il suo risultato più importante è stata 11 anni fa la Brexit. Quello che mi preoccupa negli ultimi anni però è la debolezza delle risposte al sovranismo da parte delle famiglie politiche europee tradizionali: popolari e socialisti che ancora 10-15 anni fa da soli erano la grande maggioranza del paesaggio politico europeo ed oggi sono molto indeboliti. Il ciclo elettorale che sta per cominciare vedrà oltre 200 milioni di europei al voto e sarà il momento delle verità: se nazionalisti e sovranisti resteranno minoranze, per quanto agguerrite, o se prevarranno in un paese come la Francia».

Lei suggerisce di fare della Ue una federazione di Stati.

«Un’Europa forte non può essere l’attuale unione in cui esistono elementi di sovranità condivisa ma il diritto di veto può paralizzare qualsiasi iniziativa. Bisogna andare verso gli Stati uniti d’Europa: una struttura federale nella quale, rispetto agli Usa, gli stati conserveranno un ruolo più importante. Nel libro descrivo 3 passi avanti verso questa ipotesi: difesa comune, una politica economica comune capace anche di dotarsi di un titolo di stato europeo e l’abolizione dell’unanimità nei settori in cui è prevista, come difesa e fisco per esempio».

Lei è convinto che l’Italia possa avere un ruolo in questo processo.

«Siamo uno dei 3 grandi paesi fondatori e rimaniamo la patria di Altiero Spinelli ed Alcide De Gasperi. Il fatto di avere un grande debito pubblico è un handicap ma non deve impedirci di svolgere il nostro ruolo. Per questo credo sia un errore essere riluttanti a incidere sui temi europei come fa questo governo».

Intanto in Italia su alcuni temi, come il sostegno all’Ucraina, il centrosinistra rimane diviso. Tanto che si parla di un federatore. Si fa anche il suo nome.

«Mi pare che i discorsi sui federatori non siano all'ordine del giorno e comunque non mi riguardano. Non c'è dubbio che le opposizioni potrebbero caratterizzarsi sui temi europei: non sarebbe difficile visto che, al di là delle posizioni estreme della Lega, la stessa presidente del Consiglio è chiaramente contraria ad una Ue più forte. L’ultimo esempio è stato il No al superamento del diritto di veto. Il punto chiave è in questo momento è il sostegno all'Ucraina: una questione esistenziale per l’Unione europea e su cui le opposizioni non possono sottrarsi al dovere di chiarezza».

Quindi lei è per le primarie che scelgano il leader di centrosinistra?

«Invece di continuare a discuterne bisognerebbe fissare una data, concordarne le regole e svolgerle. Credo sia un errore dire di farle e poi proseguire su un dibattito diventato ormai stucchevole».