PADOVA - A fine anno il negozio chiuderà. Dopo 55 anni, quindi, le serrande verranno abbassate definitivamente, con grande rammarico sia dei titolari, costretti a lasciare una parte importante della loro vita, sia dell’affezionatissima clientela, che sta tentando di persuaderli a rivedere la scelta.
Diego Gallina e Francesca Bellini, le anime dell'Oreficeria
Diego Gallina e la moglie Francesca Bellini, rispettivamente 78 e 72 anni, “anime” dell’Oreficeria omonima di via Rialto 32, hanno deciso che non ci sono alternative: l’età avanza, non hanno figli e l’unica opportunità che si era presentata di passaggio del testimone è naufragata per lo scarso appeal dei candidati nei confronti degli avventori. «Mio marito aveva aperto nel 1971 - racconta Francesca - e da quel giorno la nostra bottega è diventata un punto di riferimento. Abbiamo un piccolo laboratorio dove Diego, che è un amante del suo lavoro, ha dato il meglio di sé. Ripara i gioielli antichi con facilità ricostruendo anche i pezzi più datati, o realizzando ex novo quelli mancanti. In più di mezzo secolo abbiamo sempre cercato di rispondere alle istanze delle persone, adoperandoci per accontentarle. E poi ci piace dare suggerimenti ed essere sempre a disposizione. Ogni risultato è il frutto delle loro e delle nostre idee messe insieme».
L'età e la stanchezza
Adesso questo patrimonio resterà un ricordo. «Purtroppo sì - continua la titolare - perché siamo stanchi e non possiamo più continuare. Diciamo che la cessazione è per limiti di età, ma nel caso mio c’è anche la presenza di una malattia contro la quale combatto da più di 16 anni: non mi sono mai arresa, però mi sento stanca. Abbiamo accorciato i tempi di presenza in negozio per dare spazio al riposo, ma i tre giorni in cui siamo rimasti aperti sono diventati come la settimana di prima. E la gente, pur che non chiudessimo, ci diceva dimezzate le aperture, ma la mole di lavoro era identica, per cui alla fin fine non è cambiato niente». I clienti a cui hanno fatto sapere che a fine anno l’Oreficeria sparirà stanno tentano di convincere i coniugi Gallina a cambiare idea. «Abbiamo una clientela che è una famiglia - dice ancora la signora Francesca - ed è per questo che ora sono disperata. Le persone che sono venute qui sono tutte dentro ai nostri cuori. Ci supplicano di non mollare completamente, di alzare le serrande almeno una volta ogni tanto, ma non è possibile perché questo è un negozio che necessita di tanto tempo».
L'affetto verso i fedeli collaboratori
E l’amore è nei confronti dei clienti, ma anche dei collaboratori. «Anna, Franco ed Elvio, sono stati dei fratelli - aggiunge Francesca - anzi, “qualcosa in più». «È stato un periodo veramente fantastico - racconta poi Diego, facendo riferimento alla sua attività di maestro orafo -. Non avrei mai pensato, da giovane, di poter un giorno realizzare tante cose belle. Con i clienti ho sempre avuto grandissime soddisfazioni». E la moglie rincara: «Ogni commessa del cliente era di fatto un’opera d’arte e il nostro compito era realizzare la trasformazione che lui aveva in mente. L’attività creativa più stimolante consiste nel modificare beni di famiglia venendo incontro al gusto del committente e per le mani di Diego sono passati i gioielli più antichi di Padova».
«Non ho mai copiato niente - evidenzia quest’ultimo con modestia -. Un vero artista non riproduce: trae ispirazione, elabora, ricrea. Ricordo una bellissima collana a forma di ala realizzata per Lucia Bosè, per il suo Museo degli Angeli. Ed è stato bello per noi incontrarla: ci è piaciuta molto perché era davvero una gran signora».
La svolta: un gioiello diverso per ogni cambio d'abito
Francesca racconta sorridendo che quando accettò di andare a lavorare con Diego, la bottega da fuori sembrava “una cartoleria”. «La svolta è stata totale e abbiamo capovolto un po’ tutto - ricorda - decidendo di cominciare a progettare il gioiello in rapporto al cambio d’abito. Io seguivo tutte le riviste di moda e consigliavo alle clienti gli abbinamenti familiari e anche quelli tra amiche. E poi facevamo di tutto per tenere presente tutto quello che il committente custodiva nella sua immaginazione, cosa che facciamo spessissimo, anche adesso. E la trasformazione è stata uno dei nostri punti di forza. Diego non si rende conto di quanto sia bravo e come riesca a fare tutto con facilità».
Entrambi sono sempre stati entusiasti della loro attività e per questo non sono mai stati capaci di ridurre l’impegno. «Siamo sempre stati assorbiti completamente dal lavoro - conferma Diego - e io anche di notte me lo sogno» «Chiudiamo - concludono convinti - nel segno della gioia, non della malinconia. E vogliamo che si sappia che con questo mestiere, che noi abbiamo amato, si può ancora vivere».