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L’ultimo abbraccio a Graziano  - L'Unione Sarda.it

July 13, 2026

Sacro Cuore.

14 luglio 2026 alle 00:16

Il parroco: «Continuerai a vivere nei cuori di questa folla immensa» 

C’è stato un tempo che è sembrato infinito. Il tempo delle condoglianze, degli abbracci, delle lacrime. Uno dopo l’altro, senza fretta, amici, compagni di scuola, parenti e conoscenti si sono avvicinati alla famiglia di Graziano Marcialis, il 17enne morto nella notte tra venerdì e sabato nel tragico incidente di via Ballero. Nessuno aveva davvero qualcosa da dire. Bastava una stretta di mano, un abbraccio, uno sguardo. Per tutta la messa gli amici, con la maglia nera, sono rimasti accanto alla bara. Immobili. A vegliare il loro amico, coperto da un cuscino di rose bianche. Una presenza silenziosa, fedele, fino all’ultimo. Dentro la chiesa c’era il dolore di un’intera generazione. Mani di ragazzine dalle unghie colorate accarezzavano le guance di compagne che non riuscivano a trattenere il pianto. Quei colori, così pieni di vita, sembravano quasi ribellarsi alla tragedia. Altre braccia stringevano corpi che non sono più bambini, ma non sono ancora uomini e donne. Ragazzi che, troppo presto, hanno scoperto quanto possa essere pesante una perdita. Sul loro cuore resterà per sempre il vuoto lasciato da un amico, da un sorriso, da una presenza che sembrava destinata ad accompagnarli ancora per tanti anni.

Il tempo infinito

Le parole del parroco don Mario Mula hanno attraversato il silenzio della chiesa: «Ciao Graziano. Non è un addio, perché tu continuerai a vivere nei cuori di questa folla immensa». In quell’istante il silenzio si è trasformato in un lungo applauso, spontaneo, liberatorio. È iniziato allora un tempo che sembrava non finire mai. Quello delle condoglianze. Decine e decine di persone hanno atteso il proprio turno per stringere la mano ai familiari, per abbracciare papà Andrea, mamma Romina e la sorellina di Graziano. Un gesto semplice, ripetuto all’infinito, per provare a condividere un dolore che parole non ne trovava. Papà Andrea ha trovato una forza difficile perfino da immaginare. Ha accolto uno a uno gli abbracci di tutti. Accanto a lui la figlia gli ha dato il coraggio di restare in piedi nel giorno più difficile. Mamma Romina, invece, non è riuscita a trattenere il suo dolore. «Il mio bambino», ha ripetuto più volte.

L’ultima carezza

Fuori le motociclette erano già pronte. Il rombo dei motori ha accompagnato la partenza del carro funebre verso il cimitero. Nel feretro papà Andrea ha voluto lasciare anche i guanti da boxe di Graziano, che il ragazzo avrebbe voluto indossare per il suo esordio agonistico. Un sogno rimasto sospeso. In sella alla sua moto c’era anche l’amica di Graziano. La sua migliore amica. Quella delle chiacchiere infinite in palestra. La ragazza che il destino ha costretto ad assistere alla tragedia e che quella sera era con lui. È stata lei ad aprire il corteo funebre, seguendo il carro che accompagnava Graziano nel suo ultimo viaggio. Dietro di lei l’auto di papà Andrea. Pochi metri, poi la fermata ancora nel cortile della chiesa. Infine un gesto, piccolo solo in apparenza. Le mani si sono allungate, si sono cercate, si sono sfiorate. Una ha lasciato il manubrio, l’altra è uscita dal finestrino. Una carezza durata un istante, ma capace di fermare il tempo. Un secondo che è sembrato infinito. Per un attimo persino il rombo delle moto è sembrato spegnersi, lasciando spazio soltanto a quel contatto silenzioso tra un padre e una ragazza accomunati dallo stesso immenso dolore. Così una comunità intera ha accompagnato Graziano nel suo ultimo viaggio. Con le lacrime, con gli applausi, con il rombo delle moto e con quella carezza che resterà impressa nella memoria di chi era presente.

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