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L’umanità può estinguersi entro il 2100: le due minacce e i 17 rischi individuati dal rapporto di Lancet

October 11, 2026
Today

Redazione 11 ottobre 2026 13:51

Foto d'archivio (LaPresse)

Una guerra nucleare capace di provocare una carestia mondiale. Oppure l’intelligenza artificiale utilizzata per sviluppare armi biologiche. Sono le due minacce che, negli scenari più estremi, potrebbero portare all’estinzione dell’umanità entro il 2100. A individuarle è un rapporto della Commissione di The Lancet, una delle riviste di medicina scientifiche di medicina più antiche e influenti al mondo, sulle minacce globali alla salute nel XXI secolo, che ha esaminato i rischi per il futuro della popolazione mondiale.

Non si tratta di una previsione sulla fine del mondo: gli esperti considerano bassa la probabilità di questi eventi, ma ritengono necessario affrontarli per la gravità delle possibili conseguenze. E il messaggio dell’analisi è anche un altro: per ciascuna delle 17 minacce individuate esistono possibilità concrete di intervento.

Le due minacce alla sopravvivenza dell’umanità

Nel caso di una guerra atomica, le conseguenze potrebbero andare ben oltre le esplosioni e la distruzione delle città. Le particelle immesse nell’alta atmosfera potrebbero ridurre la luce solare che raggiunge la Terra, compromettere i raccolti e innescare una carestia globale. Sarebbe questa catena di eventi a mettere in pericolo la sopravvivenza della specie.

L’altro scenario riguarda l’uso malevolo dell’intelligenza artificiale, anche per realizzare armi biologiche. Il rischio descritto dal rapporto è quindi legato alla possibilità di utilizzare queste tecnologie per provocare danni su vastissima scala.

Il 2100 rappresenta l’orizzonte dell’analisi, non una scadenza: la Commissione valuta ciò che potrebbe accadere nel corso del secolo e quanto le scelte dei governi potrebbero cambiare gli esiti.

Non solo guerre e intelligenza artificiale: gli altri 15 rischi

Nell’elenco compaiono anche pericoli già presenti, che ogni anno compromettono la salute di milioni di persone e che, cumulativamente, possono rappresentare rischi concreti. Le altre 15 minacce sono inquinamento atmosferico, resistenza agli antimicrobici, malnutrizione infantile, cambiamento climatico, guerre convenzionali, riduzione degli aiuti sanitari internazionali, consumo elevato di alcol, ipertensione, disuguaglianze di reddito, bassi livelli di istruzione, pandemie di origine naturale, obesità, problemi di salute mentale, fumo e invecchiamento in cattive condizioni di salute.

Per confrontare fenomeni così diversi, gli esperti hanno stimato gli anni di vita in buona salute che potrebbero andare persi a causa di malattie, disabilità e morti premature. L’indicatore utilizzato si chiama "DALY": le cifre riportate nello studio, quindi, non indicano un numero di vittime.

Le minacce, inoltre, non agiscono separatamente. Possono alimentarsi a vicenda e aggravare le disuguaglianze, rendendo più vulnerabili le popolazioni che hanno meno risorse per proteggersi.

Il costo del cambiamento climatico e dei tagli agli aiuti

Il confronto tra gli scenari mostra quanto possano incidere le decisioni politiche. Secondo il rapporto, contenere il riscaldamento globale intorno a 1,8 gradi, anziché lasciarlo arrivare a 4,4 gradi, potrebbe evitare la perdita di 1,89 miliardi di anni di vita in buona salute.

Un altro rischio riguarda la riduzione degli aiuti sanitari internazionali, mentre grandi Paesi donatori, tra cui Stati Uniti e Regno Unito, hanno annunciato tagli ai finanziamenti. Il crollo o un forte ridimensionamento di questi interventi potrebbe comportare fino a 1,5 miliardi di anni di vita in buona salute persi entro il 2100. Quasi il 70 per cento del danno ricadrebbe sull’Africa subsahariana, una regione già particolarmente colpita dalla malnutrizione infantile.

Anche il peso dei diversi rischi cambia in base alla ricchezza dei territori. Nelle aree a reddito più elevato emergono soprattutto problemi come obesità e cattiva salute mentale. In quelle più povere incidono anche condizioni sociali come i bassi livelli di istruzione.

Il rapporto, realizzato da 35 esperti e in programma domenica 11 ottobre al World Health Summit di Berlino, sarà aggiornato ogni anno con nuovi dati e con la valutazione di eventuali minacce emergenti.