Redazione 26 luglio 2026 18:03
Le abitudini alimentari delle famiglie italiane starebbero "attentando" alla dieta mediterranea tramite le "cinque P". Quantomeno, secondo un reportage della Bbc che parte da Napoli per raccontare un Paese nel quale bambini e adolescenti mangiano sempre più spesso alimenti calorici e prodotti industriali, mentre verdure, legumi e cereali integrali occupano uno spazio ridotto. Il titolo dell'inchiesta è rappresentativo e mostra le "cinque P" sul banco degi imputati: "Pizza, pasta, patate, proteine: come i bambini italiani sono diventati così sovrappeso".
La moderna dieta italiana delle "cinque P" secondo la Bbc
Il giudizio riportato dalla Bbc è netto: “La tradizionale dieta mediterranea è andata perduta. Solo il 10 per cento degli italiani la segue". Tra gli esperti intervistati compare Valter Longo, direttore del Longevity Institute della University of Southern California. Longo sintetizza il cambiamento con le "cinque P": pizza, pasta, patate, proteine e pane.
I problemi arrivano da frequenza, porzioni e abbinamenti con cibi molto grassi o ultraprocessati. Il reportage descrive scaffali pieni di snack e locali che propongono pizze ricoperte di patatine, wurstel, formaggi e salse: preparazioni lontane dal modello basato su verdura, frutta, legumi, olio d’oliva, cereali integrali, pesce e consumo moderato di carne descritto nella dieta mediterranea celebre in tutto il mondo e riconosciuta dall'Unesco.
I dati italiani confermano: nel 2023 il 10,9 per cento dei bambini di 8 e 9 anni non faceva colazione ogni giorno, il 66,9 per cento consumava una merenda di metà mattina giudicata eccessiva e il 24,6 per cento beveva quotidianamente bibite zuccherate o gassate. Il 25,9 per cento mangiava frutta o verdura meno di una volta al giorno, mentre il 37 per cento consumava legumi meno di una volta alla settimana.
Il caso del ragazzo che pesa 170 Kg
Il cuore del racconto della Bbc è Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli, indicato nel servizio come uno degli epicentri mondiali dell’obesità infantile. Viene scritto del caso del ragazzo di 17 anni che pesa 170 chili, Salvatore: fatica a camminare, non riesce ad allacciarsi autonomamente le scarpe e viene seguito all’ospedale evangelico Villa Betania di Ponticelli, dove i medici trattano i casi più gravi.
Secondo il reportage, il suo peso rende inizialmente troppo rischioso l’intervento chirurgico di riduzione dello stomaco. I sanitari prescrivono quindi un farmaco agonista del recettore GLP-1 con l’obiettivo di favorire una perdita di peso preliminare: patologie e complicazioni che in passato venivano osservate soprattutto negli adulti arrivavano così all’attenzione dei medici già durante l’adolescenza.
Cosa dicono i dati
L’indagine OKkio alla Salute 2023, coordinata dall’Istituto superiore di sanità, rileva che in Campania il 24,6 per cento dei bambini di 8 e 9 anni è in sovrappeso, il 12,6 per cento presenta obesità e un ulteriore 6 per cento obesità grave. Sommando le categorie, il 43,2 per cento dei bambini campani vive dunque con un eccesso di peso. L’Iss stima che, applicando questa prevalenza all’intera popolazione regionale tra 6 e 11 anni, i bambini in sovrappeso o con obesità sarebbero circa 137mila.
In generale, nel 2023, il 19 per cento dei bambini italiani di 8 e 9 anni era in sovrappeso e il 9,8 per cento presentava obesità, compreso il 2,6 per cento con obesità grave. Complessivamente si tratta del 28,8 per cento del campione. I numeri dell’Organizzazione mondiale della sanità appaiono più elevati perché utilizzano soglie differenti. Nel ciclo 2022-2024, applicando le curve dell’Oms, circa il 37 per cento dei bambini italiani di otto anni risulta in sovrappeso, obesità compresa, e il 18 per cento presenta obesità. L’Italia resta così tra i Paesi europei con le prevalenze più alte, insieme a Cipro e Grecia.
Per decenni, l'Italia è stata considerata un modello di alimentazione sana. La dieta mediterranea, ricca di verdura, legumi, olio d'oliva, cereali integrali e pesce, divenne famosa dopo che il fisiologo statunitense Ancel Keys e sua moglie, la biochimica Margaret Keys, studiarono le comunità del Sud Italia negli anni '50 e collegarono le loro abitudini a tassi straordinariamente bassi di malattie cardiache. La loro ricerca ha trasformato un modo di mangiare regionale in una delle diete più conosciute al mondo; un modello per una vita sana. Ma, secondo la ricerca della Bbc, l'Italia che ha ispirato quegli studi non esiste più.