"La campagna elettorale non sacrifichi la coesione sociale". Non fa troppi giri di parole il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, incontrando la stampa al termine dei lavori del Consiglio episcopale permanente che erano stati aperti da un forte richiamo sulla scuola inclusiva da parte del presidente, il card. Matteo Zuppi. "C'è preoccupazione," tra i vescovi, spiega il Segretario, che "gli slogan e le radicalizzazioni" di quella che ormai è apertamente campagna elettorale mettano a rischio la pacifica convivenza sociale, quando invece "sarebbe bello se vi fosse convergenza su alcuni punti come la scuola, la lotta alla povertà, papa Francesco parlava di amicizia sociale se non di amicizia politica".
Ed anche Avvenire, il quotidiano della Cei, interviene proprio sulle circolari firmate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando era ministro dell'Istruzione evocate dalla premier Giorgia Meloni a Porta a Porta per evidenziare che "affrontavano questioni emergenti 40 anni fa". "Anche se la presidente del Consiglio ha fatto in modo che la sua sembrasse una mera notazione di fatto - annota Avvenire -, in realtà è evidente che si è trattato di una risposta indiretta al capo dello Stato, fermandosi giusto un metro prima dalla polemica frontale". Anche Baturi torna nel merito del tema scuola per sottolineare che nel comunicato finale dei lavori del Consiglio "non c'è nessuna volontà di attutire" quanto già detto da Zuppi nella prolusione iniziale, anzi "è molto importante parlare dell'educazione - rimarca - è il fattore più importante di umanizzazione del mondo diceva papa Francesco e il richiamo del Presidente era condiviso e preparato da tempo, la scuola è chiamata ad essere lo specchio di ciò che di più bello c'è nella società, non può che essere un luogo inclusivo".
Monsignor Baturi fa sapere anche che di "remigrazione" tra i vescovi si è parlato, non nello specifico rispetto all'episodio di accoltellamento in una scuola di Roma che tanto ha infiammato il dibattito politico, ma nei termini più ampi "dell'accoglienza, dell'integrazione che deve polarizzare la nostra attenzione, della condizione per cui l'integrazione non sia assimilazione dell'altro, alla mia cultura, al mio pensiero o alla mia società, ma sia una possibilità davvero di incontro": "la nostra linea va in un altro senso, nel senso di una protezione della persona, della necessità di salvarla, di accoglierla attraverso processi di integrazione". "Certo che se tutto questo venisse discusso a livello europeo in modo globale - aggiunge -, la risposta a un fenomeno così globale sarebbe più efficace". Da vescovo ma anche da pastore, mons. Baturi interviene infine sulle recenti uscite sulle donne del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci: "Ogni parola, ogni sguardo sulla donna deve essere carico di rispetto e ammirazione - osserva -, poi per noi cristiani il primo luogo in cui il Verbo si è fatto carne è il grembo di una donna, per chi ha fede questo incide per sempre sullo sguardo sulle donne", "serve rispetto - conclude -, verso le donne massimo nella misura in cui possono essere oggetto di sguardi superficiali".
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