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La Corte nega il risarcimento . Paziente operata allo stomaco perde la causa durata vent’anni

August 2, 2026

La battaglia legale di una riminese sottoposta a un intervento chirurgico all’ospedale Infermi

La battaglia legale di una riminese sottoposta a un intervento chirurgico all’ospedale Infermi

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Una riminese non avrà il risarcimento che chiedeva dopo un lungo contenzioso legato a un intervento chirurgico eseguito all’ospedale di Rimini. Al termine di una battaglia legale durata più di 20 anni, la Corte d’Appello di Bologna ha infatti respinto il suo ricorso.

La vicenda nasce da un intervento chirurgico eseguito nell’agosto del 2005. La paziente aveva firmato il consenso per la rimozione di una precedente plastica antireflusso con anastomosi gastro-digiunale, ma in sala operatoria i chirurghi eseguirono una gastrectomia subtotale, cioè l’asportazione di gran parte dello stomaco, insieme alla rimozione della cistifellea. La donna sostenne che quell’intervento fosse stato effettuato senza un valido consenso informato, senza una reale necessità e senza una situazione di urgenza che lo giustificasse, chiedendo il risarcimento dei danni subiti.

Il tribunale di Rimini aveva già respinto la domanda risarcitoria. Successivamente anche la Corte d’Appello aveva confermato quella decisione, ma la Cassazione aveva ribaltato in parte il verdetto, rinviando il procedimento ai giudici bolognesi. Nel nuovo giudizio la Corte d’Appello ha ricostruito tutta la storia clinica della donna. Da anni soffriva di una grave malattia da reflusso gastroesofageo, con continui bruciori, rigurgiti, vomito, gastrite cronica e difficoltà di deglutizione. Con il passare degli anni la situazione era peggiorata. La donna aveva iniziato ad avere episodi sempre più frequenti di disfagia, cioè la difficoltà a deglutire anche i cibi solidi, accompagnata da crisi respiratorie e accessi urgenti in ospedale. I farmaci non erano più sufficienti e i medici avevano valutato la chirurgia come unica strada percorribile.

Secondo la Corte, proprio questa lunga storia clinica dimostra che la paziente era determinata a trovare una soluzione ai suoi problemi, tanto da accettare negli anni numerosi accertamenti e diversi interventi chirurgici. I giudici ritengono quindi che, anche se fosse stata informata con maggiore precisione del carattere molto più invasivo dell’operazione e delle possibili conseguenze, avrebbe comunque dato il proprio consenso.

La Corte sottolinea che il consenso informato raccolto dal chirurgo presentava effettivamente imprecisioni e non descriveva in modo sufficientemente chiaro l’estensione della resezione gastrica. Tuttavia, sulla base della consulenza tecnica e della documentazione sanitaria, conclude che l’intervento eseguito rappresentava una scelta terapeutica appropriata per le condizioni cliniche della paziente. Per questo motivo l’appello è stato respinto e la domanda di risarcimento definitivamente rigettata.

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