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- La ‘cricca’ della ricostruzione, dai colletti bianchi alle ditte dei clan: l’ex convento e la filiera delle mazzette
L’edificio lesionato della famiglia Intermesoli comprato dall’Ente regionale per il diritto allo studio a 3,2 milioni. Le indagini: privo di valore, Pistarelli mediò. E l’appalto dei lavori finì all’imprenditore in affari con le cosche

Fabio Pistarelli, fino a dicembre 2025 capo di gabinetto del governatore Acquaroli

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Macerata, 25 ottobre 2026 - Gli inquirenti lo hanno ribattezzato come "l’archetipo" del sistema messo in piedi dalla cricca della ricostruzione. È l’affare che ruota attorno alla vendita e al recupero post sisma delle Monachette, l’ex monastero da trasformare in studentato universitario nel centro storico di Macerata. Un immobile attorno al quale viene applicato un modus operandi criminale che propone tutti gli ingredienti emersi dall’inchiesta, a partire dalle presunte mazzette e dal coinvolgimento nei lavori di aziende che sarebbero legate alla criminalità organizzata. Secondo chi indaga, nell’operazione Monachette c’è lo zampino di tutti i protagonisti principali dell’inchiesta, dall’imprenditore Enrico Crucianelli all’ex capo di gabinetto del governatore Acquaroli, Fabio Pistarelli.

Enrico Crucianelli, imprenditore edile
L'affare
Quando arrivano le scosse del 2016, il convento è in disuso da anni: secondo gli inquirenti, è "sostanzialmente privo di valore commerciale". Anzi, sarebbe "un peso economico" per i proprietari, la famiglia di costruttori maceratesi Intermesoli. Il complesso è, infatti, "tutelato in quanto edificio risalente al ’600, gravemente lesionato dal sisma, privo di sbocchi residenziali o turistico/ricettivi". Acquistate nel 2005 dalle società Anvistas srl e Mabi srl (Intermesoli) per 2,49 milioni di euro, le Monachette vengono comprate dall’Erdis Marche (l’ente per il diritto allo studio) per 3,2 milioni nel 2023. Il progetto è farne uno studentato a servizio degli universitari. L’affare si sarebbe concluso grazie alla "mediazione" di Pistarelli con l’Erdis attraverso il pesarese Michele Pompili (indagato), dirigente dell’area tecnica. Secondo la Finanza, Pistarelli avrebbe mandato avanti gli imprenditori Antonio Cervigni e Antonio Ezechielli per favorire l’acquisto. In tutto questo, Andrea Intermesoli (proprietario dell’ex monastero, oggi indagato) si sarebbe impegnato a corrispondere 350mila euro a Cervigni ed Ezechielli attraverso consulenze aziendali fittizie. Una sorta di triangolazione nella quale Pistarelli avrebbe evitato contatti diretti con Intermesoli (ribattezzato "il serpente" dai protagonisti della vicenda), passando attraverso Cervigni ed Ezechielli, che poi avrebbero girato parte del profitto illecito all’allora capo di gabinetto.
Subappalti alle aziende dei clan
Una volta completata la vendita delle Monachette all’Erdis (che alla famiglia Intermesoli paga 150mila euro l’anno per l’affitto dell’ex hotel Claudiani, anch’esso trasformato in studentato; pure su questo indaga la Finanza), sarebbe entrato in gioco Crucianelli. Il titolare della Rest Edile si aggiudica l’appalto per la ristrutturazione del complesso, concordando con Intermesoli "il pagamento di una somma pari al 2% del valore dell’appalto, corrispondente a 120mila euro, di cui una quota (40mila euro) destinata a Cervigni ed Ezechielli, e tramite questi a Pistarelli (10mila euro), con la restante parte trattenuta dallo stesso Intermesoli". Crucianelli avrebbe poi subappaltato i lavori allo ’ndranghetista Vincenzo Chiappalone (anche lui arrestato) e al "camorrista" (così lo definisce lo stesso Crucianelli) Antonio Esposito, facendoli entrare nel giro degli appalti pubblici e "chiudendo – dice il gip – il circuito tra finanziamento pubblico, intermediazione corruttiva, impresa formalmente lecita e imprese riconducibili alla criminalità organizzata".
Gli interrogatori
Per la cronaca, gli arresti nell’inchiesta potrebbero non essere finiti. Per otto indagati, il gip ha disposto la misura cautelare in carcere senza l’interrogatorio preventivo per il pericolo di inquinamento probatorio e reiterazione del reato. Per altri, invece, il tribunale ha proceduto diversamente. Si tratta di Intermesoli, Michele Pompili, Pasqualino Allocco, campano residente a Torino, e Francesco e Giovanni Pighi, di Modena: per loro è stato disposto l’interrogatorio preventivo (in programma il 4 novembre), dopo il quale si valuterà l’applicazione di un’eventuale misura cautelare.
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