Elephants

La dirigente del ’Taddia’: "Ragazzi da ascoltare, queste manifestazioni sono strumentalizzate"

October 24, 2026

di Laura Guerra

I ragazzi vanno ascoltati e aiutati a capire. E’ il punto della dirigente dell’IIS ‘F.lli Taddia’ di Cento, Elena Accorsi, dopo due giorni di manifestazioni e in vista di quella di sabato, annunciata più imponente.

Quali sono le sue impressioni sugli eventi recenti?

"Ho una grande amarezza. Ho visto dei ragazzini, anche di questa scuola, comportarsi in maniera incivile, dandomi l’impressione che fossero in balia di comportamenti non consapevoli e non pienamente scelti. Quando abbiamo chiesto a diversi di loro perché manifestassero, non sapevano rispondere o dicevano che erano arrabbiati. Io e gli insegnanti abbiamo la tristezza di vedere danneggiato il bene comune da ragazzi ai quali cerchiamo continuamente di insegnare a essere buoni cittadini e ci siamo chiesti cosa poter fare subito per cambiare la situazione".

Come avete agito?

"L’interno della scuola è un luogo sicuro. E per questo sono stata personalmente agli ingressi insieme a un gruppo di insegnanti storici, per esortare i ragazzi a entrare e che non fossero eventualmente bloccati. Abbiamo tenuto aperti anche gli ingressi secondari, per non trasmettere l’idea che avessimo paura".

Qual è secondo lei la motivazione di tutto questo?

"Sicuramente il branco e l’azione immediata, capace di dare visibilità, hanno una grande presa su alcuni ragazzi. Attirano l’attenzione compiendo azioni eclatanti, emulative, che finiscono sui social piuttosto di una più difficile discussione approfondita su un problema. Credo che l’unica strada che possiamo provare a percorrere sia ascoltarli e cercare dunque di capirli per poi mettere in atto azioni educative giuste. Visibilità a poco prezzo e giovani che hanno pochi progetti per il futuro e non vedono prospettive di realizzazione positiva facilmente raggiungibili, soprattutto tra chi dispone di pochi strumenti culturali e sociali, li rende più facilmente manipolabili".

Dubita che dietro a queste rivolte ci sia la mano di qualcuno?

"Di certo, ciò che circola sui social è diventato determinante per creare tendenze fino a contare di più rispetto alle indicazioni positive di genitori o insegnanti. Così le manifestazioni rischiano di essere strumentalizzate. Non saprei da chi, ma il rischio esiste".

Quali strumenti intendete mettere in campo?

"Con l’elezione dei nuovi rappresentanti degli studenti, vogliamo rafforzare il flusso del dialogo democratico tra noi e i ragazzi, promuovendo il confronto e la partecipazione. I professori stanno anche parlando nelle classi di quanto sta succedendo, rendendo più consapevoli i giovani".

Per oggi si parla di un’altra manifestazione più imponente: qual è la sua sensazione?

"Mi preoccupa la possibilità che si ripetano danneggiamenti ai beni pubblici soprattutto perché sarebbe la terza volta in una settimana, rischiando di diventare una cosa ordinaria anziché restare evento isolato. Dei miei 1.100 studenti finora ha partecipato soltanto un numero limitato alle manifestazioni e spero che possa diminuire. Mi chiedo anche quale capacità di provocare danni possa avere una manifestazione più numerosa e quanto sia possibile contenerla. Per questo stiamo palando con i ragazzi, esortandoli a non partecipare a situazioni che potrebbero degenerare e, soprattutto, a non prendere parte ad atti di vandalismo. Ed è importante anche la presenza di ragazzi che esortano gli altri a usare mezzi democratici per far sentire la propria voce anziché la violenza".

E i genitori?

"Iniziano ad avere paura. So che il compito educativo è difficile, ma a tutti i genitori il mio messaggio è di non rinunciare, delegando solo alla scuola il ruolo di educatori".