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La disfida del San Michele, il ponte che divide invece di unire: “Sbagliate le fondamenta”

September 3, 2026

Paderno d’Adda: da una parte Rfi, Regione e Ministero, dall’altra sindaci e cittadini. La rete “Occhio al Ponte”: non è una questione di progetti, ma di dove verrà costruito

Gli attivisti della a rete “Occhio al Ponte”

Gli attivisti della a rete “Occhio al Ponte”

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Paderno d’Adda (Lecco) – Un ponte che divide, invece di unire, ancora prima di essere costruito. Lo è il futuro nuovo ponte San Michele, tra Paderno e Calusco d’Adda: da una una parte i tecnici di Rfi, i governanti di Regione Lombardia e il ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini, che hanno già deciso di imperio dove verrà costruito, cioè accanto allo storico viadotto di fine Ottocento; dall’altra, sindaci di tutta la zona, amministratori locali, cittadini, imprenditori, volontari di associazioni, ambientalisti, proprietari di case e edifici che verranno espropriati e abbattuti, migliaia di persone che aderiscono alla rete Occhio al Ponte.

“Il punto non è la qualità delle proposte né il confronto tra le diverse soluzioni progettuali – spiega Chiara Bonfanti, portavoce della rete Occhio al Ponte, all’indomani della notizia che professionisti di tutto il mondo hanno elaborato una quarantina di idee progettuali nell’ambito del concorso internazionale i cui termini scadevano a fine agosto –. L’obiezione sta a monte. Il bando, infatti, ha indirizzato la progettazione verso la realizzazione del nuovo ponte a meno di 20 metri dal ponte San Michele, trasformando in un presupposto progettuale una scelta sulla quale non vi è mai stata una reale condivisione e nonostante le contrarietà e le alternative espresse da tutti i sindaci dei comuni coinvolti”.

Non il come quindi, ma il dove: “Non si tratta di discutere, a valle, di come progettare al meglio un ponte la cui collocazione è già stata fissata. La questione è se quella sia la collocazione giusta”. Aumento esponenziale del traffico, continuo passaggio di treni passeggeri e merci, espropri, strade di acceso inadeguate, scempi ambientale e paesaggistici, drastico peggioramento della qualità della vita per decine di migliaia di cittadini... sono i rischi, anzi le certezze da cui mettono in guardia gli attivisti delle Rete.

Non convince nemmeno un ponte promiscuo ferroviario e viario insieme, perché, in caso di problemi e chiusure, si verificherebbe una serrata totale dei collegamenti, come già accaduto nel 2018 per il San Michele. E poi resta l’incognita sulla sorte del vecchio ponte, un capolavoro dell’ingegneria industriale “gemello” della Torre Eiffel.

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