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La Lega tra congresso e scissione: come si è arrivati alla crisi

September 1, 2026

Introduzione

Nella Lega monta la richiesta di un congresso federale che non si celebra da nove anni. Un comitato appena costituito punta a costringere il commissario Igor Iezzi a convocare l'assise della Lega Nord per l'indipendenza della Padania, il partito storico fondato da Umberto Bossi, mai sciolto e di fatto congelato. Come anticipato da Sky TG24, dietro l'iniziativa c'è l'obiettivo di avere un contenitore politico pronto per le prossime elezioni, punto di riferimento dei dissidenti della linea di Matteo Salvini. Sullo sfondo, il calo dei consensi, le tensioni interne e l'appuntamento di Pontida destinato a diventare un banco di prova decisivo. Ecco tutti i passaggi che hanno portato alla situazione attuale.

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Quello che devi sapere

Le due Leghe: come nasce la doppia struttura

Oggi sotto lo stesso simbolo convivono due soggetti politici distinti. Da una parte c'è la Lega Nord per l'indipendenza della Padania, la formazione storica nata tra il 1989 e il 1991 dalla federazione di sei movimenti regionalisti del Settentrione e guidata per oltre vent'anni da Umberto Bossi. Dall'altra c'è la Lega per Salvini premier, fondata alla fine del 2017 dall'attuale segretario. È a quest'ultima che aderiscono di fatto i dirigenti e i parlamentari, mentre il vecchio partito è rimasto in vita solo sulla carta. Una convivenza che oggi torna al centro dello scontro interno.

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Il nodo dei 49 milioni e il partito "congelato"

La ragione per cui la Lega Nord non è mai stata sciolta ha un fondamento giudiziario ed economico. Nel 2017 l'inchiesta sulla presunta sparizione di 49 milioni di euro di rimborsi elettorali, che secondo gli inquirenti sarebbero stati utilizzati in modo illecito, portò al sequestro dei conti e a una condanna alla restituzione allo Stato. Per sganciarsi da quel fardello, Salvini fondò un soggetto nuovo, lasciando il debito sul vecchio partito. La Lega Nord è rimasta così formalmente attiva proprio perché è il soggetto tenuto a saldare quella somma, rateizzata su un orizzonte molto lungo. Non morta, dunque, ma congelata.

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Nove anni senza congresso: il commissario Iezzi

Dal 31 gennaio 2020 gli organi federali della Lega Nord sono commissariati: il ruolo di segretario è affidato al deputato Igor Iezzi, uomo vicino a Salvini, che ne guida la struttura con pieni poteri. L'ultimo congresso del partito nordista risale a nove anni fa. Da allora l'assise non è più stata convocata, e proprio la sua mancata celebrazione è il punto su cui fa leva chi oggi chiede un cambio di passo. Riportare a congresso il vecchio partito significherebbe rimetterne in moto gli organi e restituirgli una vita politica autonoma.

La parabola elettorale: dal 34% al 6%

I numeri raccontano l'ascesa e il declino dell'era Salvini. Con lui segretario, la Lega passò dal 4,1% delle politiche 2013 al 6,2% delle europee 2014, per poi salire al 17,3% delle politiche 2018 e toccare il picco del 34,3% alle europee del 2019. Da lì la discesa: 8,8% alle politiche 2022, 9% alle europee 2024, fino al 5,9% degli ultimi sondaggi. (Fonti: Ministero dell'Interno e Supermedia YouTrend). È questo arretramento, a meno di un anno dalle prossime politiche, ad alimentare il malessere interno.

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Il peso in Parlamento: 57 deputati e 29 senatori

Nonostante il calo dei consensi, la Lega conserva una rappresentanza parlamentare di rilievo. Alla Camera conta 57 deputati su 399, al Senato 29 senatori su 205. Numeri che ne fanno una componente ancora significativa della maggioranza di centrodestra, pur lontana dai fasti della legislatura precedente.

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Gruppi in calo: dai 95 agli 86 parlamentari

Il peso della Lega si è però assottigliato nel corso della legislatura. All'avvio i gruppi contavano 95 parlamentari, oggi ridotti a 86 (Fonti: Camera e Senato). Un'erosione che riflette le difficoltà del partito e che rende più fragili gli equilibri interni, storicamente uno dei principali punti di forza del segretario.

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Il peso al governo: cinque ministri leghisti

Sul fronte dell'esecutivo la Lega resta solidamente rappresentata. Nel Consiglio dei ministri siedono cinque esponenti del partito: Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, Roberto Calderoli, Giuseppe Valditara e Alessandra Locatelli. Un radicamento istituzionale che convive con la fragilità nei sondaggi e che pesa nelle valutazioni sulla tenuta della linea attuale.

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La svolta di Salvini: dalla Padania al partito nazionale

La nascita del nuovo soggetto nel 2017 non fu solo una mossa per gestire il debito, ma il sigillo di una trasformazione politica. Dopo aver vinto le primarie contro Bossi nel 2013, Salvini ha progressivamente archiviato l'obiettivo indipendentista scritto nello statuto della Lega Nord per costruire un partito a vocazione nazionale, capace di raccogliere consensi anche al Centro e al Sud e di adottare un profilo sovranista. Il sole delle Alpi e l'ampolla del Po sono stati messi da parte. È proprio questa mutazione a essere oggi rimessa in discussione da chi vuole recuperare la matrice territoriale delle origini.

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Il fattore Vannacci: la spinta identitaria che divide

Tra i motori del malessere nordista c'è la parabola di Roberto Vannacci. L'ex generale, candidato da Salvini alle europee 2024 e diventato poi vicesegretario, incarna una spinta identitaria e di destra estranea alla tradizione federalista del Carroccio. La sua ascesa e la sua crescente autonomia, con il progetto "Futuro Nazionale", hanno aperto una faglia tra i sostenitori di questa linea e la componente territoriale, che teme lo snaturamento del partito e un allontanamento dal profilo autonomista. Un confronto che si gioca su tre piani: identità politica, regole interne e collocazione nella maggioranza di governo.

La galassia della Lega: salviniani, mediatori, nordisti

Le tensioni fotografano un partito diviso in aree. Intorno a Salvini si riconoscono i fedelissimi, tra cui i vicesegretari Claudio Durigon, Alberto Stefani e Silvia Sardone, insieme a figure come Susanna Ceccardi, Andrea Crippa e Luca Toccalini. Un ruolo di mediazione è attribuito a Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli, capaci di dialogare con entrambi i fronti. Sul versante nordista si collocano i governatori e gli esponenti del Settentrione: Luca Zaia, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Massimiliano Romeo e Maurizio Fugatti. È da quest'area che parte la spinta per il cambiamento.

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Il malumore del Nord: territori e governatori chiedono la svolta

Da settimane la componente lombarda e settentrionale chiede una svolta e un maggior peso dei territori. Il presidente della Lombardia Attilio Fontana e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo hanno sollecitato una soluzione prima di Pontida. Una parte dei nordisti mette apertamente in discussione la gestione di Salvini, arrivando a ipotizzare persino un suo passo di lato, eventualità che il segretario ha più volte escluso. Al centro delle richieste ci sono più collegialità, un ritorno alle istanze territoriali e una riorganizzazione che valorizzi le regioni del Nord.

Il pressing su Salvini e l'ipotesi del "passo di lato"

Salvini non intende lasciare la guida del partito, ma ha aperto a una maggiore condivisione delle responsabilità. Per l'8 e il 9 settembre ha convocato a Roma una sorta di pre-Pontida, con l'obiettivo di discutere di contenuti e prospettive politiche. La mossa punta a disinnescare la fronda offrendo spazio di confronto senza mettere in discussione la leadership. Ma la richiesta che sale dal Nord va oltre il "tagliando" del messaggio politico: chi contesta la linea vuole strumenti concreti per pesare sugli equilibri, a partire dalla riattivazione degli organi del vecchio partito.

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Il comitato per il congresso e la corsa verso Pontida

La svolta è la nascita, rivelata da Sky TG24, di un comitato per il congresso federale. L'obiettivo è costringere il commissario Iezzi a rispettare lo statuto e a convocare l'assise, anche attraverso eventuali azioni legali fino all'ipotesi di una class action. Non un'operazione nostalgia, spiegano gli organizzatori, ma la volontà di avere un partito già pronto per le prossime politiche, potenziale punto di riferimento di tutti i dissidenti della linea salviniana. Tra i nomi che potrebbero animare questa seconda stagione ci sono Romeo, Fontana, Fedriga, Zaia e Riccardo Molinari, senza dimenticare che una figura di peso come Giorgetti dovrebbe scegliere dove collocarsi. La partita si sposta ora a Pontida, banco di prova decisivo per gli equilibri interni.

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