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La lezione di “La donna a caso”: «Così vivrà anche senza Falco»

September 6, 2026

Il marito, che chiede di restare anonimo, proprio come lo era lei mentre lavorava al progetto, ha deciso di non interrompere il lavoro di monitoraggio su titoli e articoli sessisti che aveva iniziato insieme a Michela Murgia. E ricorda: «Era una persona che aveva un modo di fare unico e vedeva le cose prima degli altri, che ha lasciato un bellissimo giardino, moltissimi ricordi e un grande vuoto»

Valentina Falco è il nome che si celava dietro al profilo Instagram La donna a caso. Per sei anni ha monitorato articoli e giornali, trasformandolo nel «più grande osservatorio social sui titoli giornalistici sessisti», come ha scritto Paola Belloni ricordandola il 23 luglio, giorno in cui è stata condivisa la notizia della sua scomparsa. «Sono io quella lì. Ogni tanto vinco il Nobel, vado nello spazio, sono a capo della BCE, sono una ministra della Repubblica» recita così la bio del profilo che ha curato insieme a Michela Murgia, ben 50 edizioni settimanali la Rassegna stampa sessista. E che è tornato attivo dal 3 agosto. «Perché ci sembrava la cosa giusta da fare, tenere vivo un account che per lei, e per noi, ha significato attivismo, socialità e espressione. Io sono stato suo marito e ho molti ricordi di Vale che scriveva su questa pagina, per sperimentare spazi di libertà e mostrare dove si nascondono certe trappole del linguaggio».

Addio a Valentina Falco, il suo “La donna a caso” è stato «il più grande osservatorio social sui titoli giornalistici sessisti»

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Valentina Falco vedeva le cose prima degli altri

Racconta a Domani il marito, che chiede di restare in forma anonima, così come anonima era la presenza di Falco mentre curava il progetto. E che la ricorda come «Una persona che aveva un modo di fare unico e vedeva le cose prima degli altri, che ha lasciato un bellissimo giardino, moltissimi ricordi e un grande vuoto».

Ndidi Emefiele: «Voglio dipingere donne che cambiano la narrazione»

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Dopo il funerale, quando la notizia della sua scomparsa è diventata pubblica, «molte persone l’hanno ricordata come voce nel panorama femminista e volevamo un modo per farla sentire ancora». Parla al plurale perché, insieme ad alcune amiche della moglie ha creato «una sorta di Comitato Scientifico a Caso, che ovviamente è un modo per restare in contatto con le persone bellissime che ha incontrato in questi anni di attivismo».

Il progetto continua con leggerezza e ironia

Insieme stanno cercando di mantenere la leggerezza e l’ironia che aveva sempre usato Valentina Falco nel commentare le notizie, «ci mandiamo i titoli, che spesso sono suggeriti da chi segue la pagina, e ne parliamo, senza una particolare agenda». E continuando a monitorare titoli cui nomi e cognomi di «persone specifiche venivano taciuti o generalizzati in macro categorie molto codificate, il che aveva come risultato rendere quelle persone non-rintracciabili e interscambiabili in quanto semplicemente donne, da cui il nome dell’account ladonnaacaso».

Anche se, come uomo, che si percepisce come il classico elefante «in una cristalleria non mia», per il marito, portare avanti il progetto creato e curato da Valentina Falco: «È anche un trucco per farmi rimanere dentro alcune delle discussioni che avevamo a proposito di linguaggio e tematiche di rapporto tra i generi, del significato degli avvenimenti, degli automatismi».

Grazie al lavoro della moglie anche lui ha cercato di «imparare un modo di guardare alle dinamiche che diamo per scontate e ai sottotesti». Perché, racconta: «Vale aveva un modo molto poco comune di leggere la realtà, e negli anni ha affiancato al tema della rappresentanza femminile un odio verso la narrazione ossessionata dall’epica e dai soldi, e questo la rendeva capace di parlare a nome di quelle persone - di solito donne - che non trovano tanto spazio in questo tipo di inquadramento, oppure si devono accontentare delle caselle limitatissime che questo inquadramento lascia disponibili»

L’inizio del progetto e Michela Murgia

Il marito di Valentina Falco ci racconta perché ha iniziato a lavorare a La donna a caso, nel periodo in cui «Michela Murgia iniziava a sollevare i temi del sessismo nei termini giornalistici, mettendo a disposizione di tag una sorta di fossa comune ironica dei nomi ignorati, che con il tempo è diventato un nutrito archivio online». Un progetto «nato a caso», ma «molto azzeccato per le esigenze del dibattito, per cui è stato spinto da molte persone che si sentivano non rappresentate dal modo in cui le notizie vengono date. In quanto donnaacaso, non poteva avere una faccia». Murgia e Falco erano legate da una stima reciproca che le ha portate a collaborare per la Rassegna Sessista.

Un anno senza Michela Murgia: la sua assenza rivela cosa manca alla società civile

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«Murgia era una voce intellettuale, mentre ladonnaacaso costituiva l’entry level più immediato e leggero del discorso, senza le polemiche e le indignazioni che hanno, tra i tanti aspetti, caratterizzato questo tipo di attivismo». Non si sono mai frequentate molto nella vita reale, ma «hanno fatto un pezzo di strada insieme, e hanno avuto un comune modo di sentire i temi che indagavano. So che Vale aveva un posto nel cuore dedicato a loro due».

Il linguaggio giornalistico

Il lavoro che hanno fatto insieme le due femministe che ci hanno lasciato troppo presto, è stato determinante perché, anche all’interno delle redazioni giornalistiche si iniziasse a prestare sempre più attenzione alle trappole sessiste che si nascondono nel linguaggio. Ne è convinto anche il marito di Valentina Falco. «Credo che a un certo punto la sensibilità sia un po’ cambiata, è tutto un po’ meno trash familistico-pietistico, e credo che anche il lavoro di Vale abbia avuto un ruolo nel favorire questo cambio». Poi, certo, sottolinea, «i titoli per la donna a caso ci sono sempre, perché la tentazione di ricalcare certe narrazioni è comunque irresistibile».

Un murale per Michela Murgia. «Il suo sorriso continua a fare rumore»

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Emanuela Del Frate

Emanuela Del Frate

Emanuela Del Frate

Giornalista professionista si occupa da sempre di giornalismo digitale, movimenti, musica e social. Prima di approdare a Domani ha lavorato a Un Ponte per, Manifestolibri, Radio Rai, Liberazione, Rivista Romanista e, per molti anni a Repubblica dove ha attraversato Musica!, il mensile XL e Re-Le inchieste. É stata consulente del Ministero per la digitalizzazione e l'innovazione tecnologica. Con altre e altri colleghi appassionati di "archeologia informatica" ha ricostruito la storia del progetto Indymedia Italia nel libro "Millennium Bug" (Alegre), premio Calcata per il giornalismo digitale nel 2021