La tragedia.
12 settembre 2026 alle 00:31
La garante dei detenuti incontra Monica Vinci che uccise la figlia nel 2023Una vita spezzata nel fiore degli anni, un papà che cerca di sopravvivere alla sofferenza e una mamma assolta dai giudici per infermità mentale ma “condannata” a convivere con il peso di ciò che ha commesso. La tragedia di Chiara Carta, la tredicenne di Silì uccisa a coltellate dalla madre Monica Vinci, ha mille dolorosi risvolti. «Si può piangere Chiara, provare dolore e sgomento per l’accaduto, e nello stesso tempo comprendere che la malattia mentale può arrivare a distruggere una persona e tutto ciò che ama». Irene Testa, Garante dei detenuti, ha incontrato diverse volte Monica Vinci in carcere e «ripeteva, senza capacitarsi di quanto successo, io a Chiara volevo bene ».
L’incontro
Irene Testa finora non aveva mai parlato di questa vicenda. «Con il processo in corso, era doveroso il silenzio – spiega – Era giusto che la magistratura facesse il proprio lavoro». Alla chiusura del procedimento in Corte d’Assise a Cagliari con l’assoluzione della donna, la garante interviene. «Ho incontrato la mamma di Chiara quando era detenuta nel carcere di Uta, quando ancora aveva i traumi legati al tentativo di suicidio – racconta - La prima volta non ricordava nulla di quel pomeriggio». Chiusa forse in un mondo, segnato da disagio e profondo malessere. «La seconda volta, probabilmente anche per effetto delle terapie, alcuni ricordi stavano riaffiorando – racconta la Garante – Mi teneva le mani e piangeva disperatamente. In quel momento, ho capito che stava ricordando qualcosa». Una memoria lacerante che «forse sarebbe stato meglio non riacquistare – osserva – Lei piangeva, continuava a chiamare la figlia, a dire che non capiva cosa fosse successo e a ripetere che le voleva bene».
L’appello
Era stato un incontro dal forte impatto emotivo anche per la Garante dei detenuti, che tante volte si è imbattuta in storie delicate. «È stata la prima volta che uscendo da un carcere sono scoppiata a piangere» riferisce. «L’ho incontrata anche nella Rems ma là non ricordava nulla, forse per via delle terapie».
Oggi Irene Testa torna sulla vicenda, sottolineando che «Monica Vinci era gravemente malata, così come riconosciuto dalla sentenza – sostiene – Essere assolta per vizio totale di mente non significa che non sia accaduto nulla né cancellare la tragedia della morte di Chiara. E soprattutto non significa che la madre tornerà libera». Monica Vinci dovrà stare per 20 anni in una Rems. «Le persone sofferenti andrebbero prese in carico prima che accadano i fatti. Non tutto si può spiegare con la cattiveria o giudicare con l’odio» ribadisce Irene Testa riferendosi a certi commenti violenti apparsi sui social. «A volte la realtà è addirittura più terribile: è la malattia. La giustizia non è vendetta, l’umanità non dovrebbe mai venir meno».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

