Politicamente parlando questa torrida estate non è stata del tutto tranquilla, regalandoci alla fine la BIP, acronimo per Base Ideologica e Programmatica, cioè il documento programmatico del movimento di Futuro Nazionale del generale-pensionato Vannacci.
Finalmente il “nuovo” protagonista della politica italiana è uscito allo scoperto e ci ha rivelato le proposte del suo movimento, da realizzarsi in dieci anni. Si tratta di un documento abbastanza lungo, prolisso e retorico quanto basta, in cui la parte economica occupa una sezione importante che si suddivide in diversi capitoli, alcuni dei quali si sovrappongono: il fisco, il lavoro, la previdenza, le imprese, il credito, le banche, ecc.
La parte più concreta è quella relativa al fisco, e da lì parto per un primo commento. Tra l’altro costituisce anche il capitolo iniziale. Al di là del preambolo teorico, la parte più interessante è costituita da quelle che il documento definisce le proposte fiscali prioritarie. Si tratta di un lungo elenco di 21 punti, se ho contato bene, e quindi siamo di fronte a una priorità generalizzata.
Queste 21 proposte non sono per nulla nuove. Qui troviamo tutto l’armamentario fiscale promesso in questa legislatura, ma anche nelle precedenti, da tutta la destra. Le proposte riguardano tutti i cittadini, nessuno escluso. Al lavoratore dipendente si promette la riduzione delle aliquote dell’Irpef, l’aumento dello stipendio con la riduzione del cuneo fiscale e addirittura la possibilità di scaricare le fatture di acquisto su determinati beni. Per gli autonomi c’è ancora di più. Troviamo la gradita estensione della flat tax e altri obiettivi di sempre, come il superamento dello schema saldo/acconto.
C’è anche la vecchissima proposta di far pagare l’Iva solo sugli incassi, dimenticando che oramai metà degli autonomi in regime forfettario nemmeno la paga! C’è poi il fisco demografico per le famiglie, l’introduzione del coefficiente familiare e così via. Nulla insomma che non abbiamo già sentito dai leader della destra governativa nel corso di decenni, solo che ora il movimento di Vannacci si fa carico di tutte queste proposte insieme.
Diciamo, per usare il linguaggio del Ventennio, che è un programma totalitario, cioè non esclude vantaggi fiscali per nessuno, promettendo tanto a tutti.
Alla fine della lettura, siccome le proposte della destra sono sempre quelle, uno si chiede come mai la corazzata parlamentare del governo Meloni non le stia realizzando, oppure vengono concretizzate molto parzialmente e in maniera selettiva. Ovviamente il problema di fondo sono le risorse.
La via maestra che il movimento di Vannacci propone nei capitoli successivi è quella del sovranismo economico, cioè la possibilità di rompere con i vincoli europei, cominciando a stampare moneta e a fare debito a gogò, sul modello giapponese per intenderci. In fondo, il Giappone ha una sua Banca Centrale, un debito che è al 250% del Pil ed è pure rispettato. Con le sue proposte questa soglia verrebbe raggiunta abbastanza rapidamente, anche perché il governo Meloni ci ha portato abbastanza avanti.
L’impressione generale, leggendo questa parte fisclale, è che ormai la destra ultra reazionaria abbia superato anche la fase del populismo economico. In fondo, il leader populista ha una sua razionalità. Qui ci troviamo a un grado superiore di irresponsabilità, che, non trovando altri spunti, chiamerei infantilismo economico. Vannacci, o chi gli scrive la parte economica, è come un bambino, o una bambina, che entra per la prima volta in un negozio di giocattoli e li vuole tutti, senza badare al loro costo.
Così anche il generale in pensione si balocca con proposte che si sono già ampiamente rivelate impossibili da realizzare o palesemente fasulle. Qui, credo, siamo di fronte a un’ultra destra politicamente disperata, che tenta un’ultima finale operazione propagandistica, peraltro a spese di se stessa. Abbiamo una destra virile, come il generale si definisce, contro una destra fiacca e traditrice.
L’ambizione è chiara: quella di seppellire la Seconda Repubblica per crearne una Terza, basata economicamente ancora di più sul debito pubblico e sull’inflazione monetaria, in grado di superare anche le differenze tra destra e sinistra, in nome di un non ben precisato bene comune, su cui magari sarà il caso di ritornare.
Il generale-pensionato si presenta agli italiani nel prossimo agone politico del 2027 con una sua personale cornucopia fiscale che supera per abbondanza tutte quelle degli altri avversari, di destra e di sinistra. Ma il sottoscritto, forse sono pessimista, intravede un panorama ben differente: quello del Paese degli Acchiappacitrulli magistralmente descritto da Collodi.
Tutti coloro che crederanno alla promesse fiscali farlocche del movimento di Vannacci si ritroveranno alla fine come i poveri animali spelacchiati e malconci che Pinocchio vede con grande sgomento, mentre sta andando con il Gatto e la Volpe al Campo dei Miracoli. Vedremo poi quanti altri si candideranno all’ambita poltrona di Sindaco del Paese degli Acchiappacitrulli. La lista, credo, non sarà corta.