
di Marina Verdenelli
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mercoledì 23 settembre 2026, 02:55
MONTE ROBERTO Si è aperta ieri mattina, in Corte d'Assise, il processo a Nazif Muslija, il 51enne di origine macedone reo confesso dell'omicidio della moglie Sadjide Ramadani, Sadjide Ramadani 49 anni, uccisa il 3 dicembre scorso nella loro abitazione di Pianello Vallesina. Subito la difesa, rappresentata dall'avvocato Mirela Mulaj, ha riproposto l'istanza di consulenza tecnica d'ufficio per una perizia psichiatrica sull'imputato: verificare se fosse capace di intendere e di volere al momento del fatto e se sia attualmente in grado di stare in giudizio.
La perizia psichiatrica
Una richiesta già avanzata – e rigettata – davanti al gup Alberto Pallucchini nell'udienza preliminare dello scorso luglio, quando la difesa aveva depositato un parere medico-legale di parte che parlava di «estremo disagio e rischio suicidario».
Anche allora il giudice aveva ritenuto insussistenti gli estremi. Ieri la Corte d'Assise ha confermato quella linea e ha rigettato nuovamente l'istanza. Nel corso dell'udienza sono stati poi definiti l’acquisizione delle prove e la lista dei testimoni, ti tutte le parti, da sentire. Il dibattimento entrerà nel vivo il prossimo 27 ottobre, quando saranno ascoltati il figlio della vittima – costituito parte civile con l'avvocato Mauro Saraceni – e i carabinieri che hanno condotto le indagini coordinate dal pubblico ministero Rosario Lioniello.
Le accuse
Muslija risponde di omicidio volontario premeditato, aggravato dal vincolo matrimoniale. Non è contestato il femminicidio, la cui legge è entrata in vigore solo 10 giorni dopo il delitto. Secondo gli inquirenti la premeditazione sarebbe provata dal borsone con viveri e denaro contante preparato per la fuga, dal nascondiglio scelto in un bosco vicino a Matelica e dall'assenza di un litigio immediatamente precedente. La donna fu colpita all'alba, mentre dormiva in camera da letto, con un tubo metallico da edilizia lungo un metro, ripetutamente al capo e al volto. Dietro il delitto, maltrattamenti mai interrotti: tra aprile e luglio 2024 l'uomo era stato arrestato per violenza domestica e aveva patteggiato 1 anno e 10 mesi. La moglie aveva ritirato la querela.
Il movente
Lui avrebbe dovuto seguire un percorso per uomini maltrattanti come misura alternativa, ma non trovando un ente temeva di tornare in carcere. Proprio la paura di dover tornare in prigione sarebbe il movente, secondo gli inquirenti, dell'omicidio. Nel processo sono parte civile anche due fratelli e una sorella della vittima con l'avvocato Matteo Di Vittorio. Il calendario delle udienze ieri è stato definito fino alla data del 15 dicembre, giorno in cui dovrebbe essere emessa la sentenza. Ieri l’imputato era in aula.
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