Corte Palasio (Lodi) - Non un suicidio, ma una morte che, secondo la vedova e i suoi consulenti, presenta ancora elementi da chiarire e che potrebbe essere riletta anche alla luce di un’ipotesi alternativa: quella di un omicidio camuffato da gesto volontario.
È su queste basi che questa mattina sarà depositata alla Procura della Repubblica di Lodi l’istanza con cui Debora Russo chiede la riapertura delle indagini sulla morte del marito, Claudio Manara, sindaco di Corte Palasio trovato impiccato in municipio la sera del 29 maggio 2024.
Il procedimento, aperto all’epoca contro ignoti per l’ipotesi di istigazione al suicidio, era stato archiviato a inizio 2026. Successivamente Russo aveva affidato al medico legale Marcello Lorello l’incarico di riesaminare la documentazione raccolta durante le indagini e gli esiti dell’autopsia. Da quell’analisi sarebbero emerse, secondo il consulente di parte, incongruenze e aspetti che renderebbero necessari ulteriori approfondimenti.
Tra gli elementi evidenziati figurano innanzitutto le fascette da elettricista trovate attorno al collo del sindaco. La documentazione dei primi soccorritori e le fotografie, secondo la consulenza, ne mostrerebbero due, mentre negli altri atti ne sarebbe stata descritta una sola. Vengono inoltre segnalate la mancata ricerca di impronte, microtracce biologiche e fibre su alcuni reperti, l’assenza del prelievo di materiale sotto le unghie e la mancata conservazione di una porzione della corda utilizzata per l’impiccagione e degli indumenti del primo cittadino.

Claudio Manara in municipio a Corte Palasio
A sollevare ulteriori interrogativi sarebbe anche lo scontrino relativo all’acquisto delle fascette: negli atti ne viene indicata una diversa collocazione, nell’auto di Manara secondo una ricostruzione e nei pressi del corpo secondo un’altra. La consulenza mette inoltre in dubbio che prezzo e tipologia indicate sullo scontrino possano corrispondere alle fascette effettivamente rinvenute. Altro capitolo riguarda le immagini di videosorveglianza. L’istanza sottolinea come non sarebbero stati acquisiti i filmati delle telecamere collocate agli accessi del municipio, nonostante risultassero funzionanti. Immagini ormai sovrascritte.
C’è poi la questione della dinamica dell’impiccagione. Il consulente di parte ha analizzato le dimensioni del vano scale, largo circa 40 centimetri, confrontandole con quelle del corpo di Manara. Secondo la ricostruzione biomeccanica, una caduta seguita dall’arresto della corda avrebbe dovuto generare un movimento pendolare e possibili urti contro ringhiera e gradini. La consulenza evidenzia invece l’assenza, nella relazione autoptica, di lesioni traumatiche ritenute compatibili con una simile dinamica.
Proprio le fascette rappresentano uno dei punti centrali della nuova lettura medico-legale. Secondo Lorello, la loro compressione avrebbe potuto provocare in tempi molto rapidi perdita di coscienza e della coordinazione motoria, ponendo quindi interrogativi sulla possibilità che Manara potesse successivamente compiere autonomamente tutte le azioni necessarie all’impiccagione.
“Abbiamo ritenuto necessario guardare al decesso da due punti di vista, quello del suicidio e quello dell’omicidio – spiega Lorello –. Dall’analisi documentale sono emersi elementi che, secondo la nostra valutazione, rendono necessario prendere in considerazione anche l’ipotesi di un omicidio camuffato da suicidio. Non si tratta di affermare oggi quale sia la verità, ma di verificare una ricostruzione alternativa”.
La consulenza indica infatti verifiche che, nonostante siano trascorsi più di due anni, sarebbero ancora possibili: nuovi esami tossicologici sui campioni conservati, analisi genetiche sui reperti e, attraverso un’eventuale riesumazione, ulteriori accertamenti sul corpo. “Non stiamo sostenendo di avere già una nuova prova definitiva – precisa l’avvocato Stefano Guarnaschelli, legale della vedova –. Proponiamo alla Procura una lettura diversa di elementi che in larga parte sono già presenti nel fascicolo”.
L’istanza punta dunque a rimettere sotto la lente una morte che, per Debora Russo, non ha ancora trovato una spiegazione capace di cancellare ogni dubbio, oltre che il suo dolore.