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La morte di Mattia Maestri, il reato diventa di omicidio colposo. I

August 3, 2026

TRENTO. Nove anni di agonia, che ha vissuto attaccato alle macchine, alimentato artificialmente, in stato vegetativo, ma soffrendo. Attorno a lui l'amore - infinito - di una famiglia che, sin dal primo momento, è stata consapevole di quello che sarebbe stato l'epilogo di una vicenda terribile, nota non solamente in tutta Italia, ma che all'epoca fece rapidamente il giro d'Europa.

Mattia Maestri se n'è andato ieri mattina, domenica 2 agosto, dopo aver trascorso più di due terzi della sua brevissima esistenza immobile in un letto (Qui articolo).

Il 4 giugno 2017, quando aveva solamente 4 anni, mangiò un pezzetto di un formaggio a latte crudo prodotto nel caseificio di Coredo: quel boccone - ovviamente non solo quello, ma tanto bastò - era contaminato dal batterio dell'Escherichia coli, che provocò in lui la Sindrome emolitico - uremica (Seu), la conseguenza più grave e letale (per un bambino), causata dalle "Shiga - tossine" (Stec).

La vicenda approdò immediatamente nelle aule di giustizia, con epilogo a marzo 2025 presso la Quarta sezione della Corte di Cassazione (Qui articolo), quella che si occupa dei reati colposi, che aveva confermato le condanne per lesioni gravissime a carico dell'allora presidente del caseificio Lorenzo Biasi e del casaro Gianluca Fornasari e ribadito - in maniera definitiva - l'esistenza del nesso di causalità - già emerso durante i primi due gradi di giudizio - tra l'assunzione del formaggio e lo svilupparsi della Seu.

I risarcimenti sono stati quantificati in 600mila euro a favore di Mattia e 200mila euro a favore di ciascuno dei due genitori, la mamma Ivana, che per accudire il figlio ha lasciato il lavoro e il papà Giovanni Battista, che negli anni è diventato un attivista civico e sta portando avanti una durissima - e proficua - battaglia riguardo la pericolosità dei formaggi a latte crudo.

E, adesso, si assisterà inevitabilmente ad una "ripartenza" giudiziaria, perché la vicenda è tutt'altro che finita. Dal punto di vista legale, infatti, si aprirà un nuovo filone perché, con la morte di Mattia, ha "trasformato" il reato da lesioni colpose ad omicidio colposo.

"I genitori - raccontano gli avvocati Paolo Chiariello e Monica Cappello, che sin dal 2017 assistono la famiglia Maestri - sono sempre stati consapevoli di quale sarebbe stato l'epilogo, sin da quando Mattia è entrato in stato vegetativo, ma la morte di un figlio è sempre, comunque, un fatto sconvolgente e devastante. Piangiamo la morte di un ragazzo che ha smesso di vivere quando aveva 4 anni per aver mangiato un alimento che era contaminato a causa di una pratica, sia produttiva che commerciale, semplicemente sconsiderata. Per meri motivi di profitto si è cercato dare nobiltà ad una pratica antica, inventandosi una tradizione che andava contro ogni logica. Dal punto di vista giudiziario le sentenze, l'ultima quella della Cassazione, hanno stabilito in maniera inequivocabile le responsabilità dei vertici del caseificio e il nesso causale tra il metodo, lo sviluppo della Seu che ha colpito Mattia. Abbiamo rischiato che il processo penale venisse archiviato ma, grazie allo straordinario lavoro svolto dai nostri consulenti, la Procura non ha potuto far altro che ritirare la richiesta e da lì è iniziato un percorso che la famiglia Maestri ha affrontato con incredibile coraggio, per appurare la verità e, allo stesso tempo, perché quanto accaduto al figlio non succeda in futuro ad altri bambini".

Alla luce proprio della sentenza della Cassazione, adesso a carico dei due condannati si aprirà inevitabilmente un altro procedimento, con l'accusa di omicidio colposo.

"Io credo che già lunedì mattina - proseguono i due legali trentini -, appresa la notizia di reato, la Procura di Trento iscriverà i due condannati per lesioni colpose nel registro degli indagati. In ogni caso noi siamo già stati incaricati dalla famiglia e, oltre ovviamente all'omicidio colposo, contesteremo anche l'aggravante della colpa cosciente perché, entrambe le persone giudicate come colpevoli in via definitiva, avevano piena coscienza dei rischi connessi ai loro comportamenti e sapevano che stavano operando secondo modalità scellerate".

Paolo Chiariello e Monica Cappello ripercorrono quanto accaduto nove anni fa: il formaggio venne acquistato presso lo spaccio del caseificio di Coredo esattamente il 4 giugno 2017.

"Mattia era ghiotto di formaggio - raccontano gli avvocati dei Maestri -, soprattutto di quel prodotto che, come da documentazione inserita nel fascicolo, era incredibilmente pubblicizzato come "particolarmente adatto alla merenda dei bambini". Il giorno stesso dell'acquisto ha mangiato il formaggio, i primi problemi sono insorti 24 ore dopo e, nella mattinata del 6 giugno, ha pronunciato le sue ultime parole ed è entrato in coma. Lui è morto, di fatto, quel giorno, ma non ha mai smesso di soffrire durante questi nove terribili anni. E, adesso, anche nel nuovo filone, dovrà avere giustizia, perché è morto per colpa del comportamento sconsiderato di alcune persone".

Giovanni Battisti Maestri, il papà di Mattia, che si è battuto come un leone nel corso di questi nove anni, tra qualche mese dovrà affrontare due processi, essendo stato denunciato per diffamazione sia da un dirigente che opera (od operava) in ambito turistico, che dalla Fondazione Mach.

"Si tratta di due casi evidenti di Slapp - analizzano Chiariello e Cappello - che hanno come obiettivo quello d'intimorire Giovanni Battista Maestri. Bene, ci vedremo in aula e, anche se dovessero essere loro a ritirare la denuncia, saremo noi ad andare avanti. Aggiungo che, riguardo lo studio prodotto dalla fondazione Mach che celebrava i formaggi a latte crudo, che aveva provocato la reazione del nostro cliente, si è espresso chiaramente anche un luminare del calibro del professor Roberto Burioni che parlò apertamente di "affermazioni che fanno ridere", invitando addirittura la Provincia a ritirare le avventate affermazioni. Concludendo, altresì, che "gli effetti benefici dei formaggi a latte crudo (prodotti in maniera non sicura: il parmigiano è prodotto con il latte crudo, per esempio ma è sicurissimo) sono tutti da dimostrare mentre i possibili effetti negativi gravissimi sono ampiamente dimostrati. Infine, il Gaba è presente in moltissimi alimenti. Gli spinaci ne contengono quasi 100 volte più di questi formaggi che possono ammazzare un bambino"​. (Qui l'intervento completo del professor Burioni).

Nelle giornate del lutto - oggi pomeriggio, alle 14.30, nella Chiesa Parrocchiale di Coredo verrà celebrato il funerale di Mattia - c'è il momento per un'altra lucida considerazione: nessun componente della Giunta Provinciale è "ospite" gradito alle esequie. Se qualcuno dei componenti, compreso il Governatore Fugatti, dovesse presentarsi, sarebbe invitato ad uscire. (Qui articolo).

"Sì - concludono i due avvocati - perché in questa terribile vicenda s'inserisce un altro fatto incredibile, vergognoso. A marzo 2024, nel corso di una cerimonia tenutasi a Castel Valer, uno dei formaggi del caseificio di Coredo venne insignito del marchio di altissima qualità. In quel caso si trattava di un prodotto a latte pastorizzato, ma in quell'occasione, con una chiara operazione di "rebranding", venne celebrata, senza alcun pudore e dimenticando quanto accaduto nel 2017, una struttura che ha prodotto un formaggio che ha provocato la morte di un bambino. Alla cerimonia era presente anche un'esponente della Giunta Provinciale. Per nove anni nessuno ha chiesto scusa, nessuno, a parte alcuni politici del territorio e un paio d'esponenti nazionali, si è fatto avanti e, dei messaggi di cordoglio istituzionali, "dovuti" e tardivi ", oggi la famiglia Maestri non se ne fa proprio nulla".