Ogni città custodisce un’immagine di sé che non coincide con la sua storia, ma con il suo desiderio e Rimini, da questo punto di vista, non è soltanto una località balneare o la capitale di una stagione italiana ormai consegnata agli album di famiglia, ma un dispositivo dell’immaginazione, una promessa di felicità che continua a produrre immagini anche quando quella la stessa si è già dissolta. È in questa geografia sentimentale che si muove Summer Dream, la mostra dedicata a Luca Giovagnoli ai Palazzi dell’Arte, nel cuore del centro storico cittadino. L’artista - rappresentato da Matteo Sormani, fondatore di Art-Preview e direttore di Augeo Art Space - dipinge il tempo come fosse una fotografia lasciata troppo a lungo al sole. Sulle sue tele i colori non sbiadiscono, ma cambiano natura ed ecco che il rosa invade la sabbia, la pelle e il cielo ne con l ’azzurro che smette di descrivere il mare diventando uno spazio mentale. «Ogni tela sembra ricordare qualcosa che, probabilmente, non è mai accaduto ed è proprio questa la forza della sua pittura: trasformare la memoria in finzione senza che perda la propria verità emotiva», ci spiega la curatrice Valentina Ciarallo.
Domande di approfondimento generate da 24Ore AIL’artista riminese appartiene a quella rara categoria di pittori che non cercano l’effetto nostalgico attraverso la citazione. Gli anni Cinquanta e Sessanta, le cabine sulla spiaggia, gli ombrelloni a righe, i trampolini e i costumi rétro non vengono ricostruiti filologicamente, ma sono materiali narrativi, il lessico di un racconto sull’attesa, sul desiderio, sull’eros e, soprattutto, sul tempo sospeso. La tentazione sarebbe quella di evocare immediatamente Federico Fellini. Del resto, Rimini rende quasi inevitabile questo riflesso condizionato.

Afternoon at the Pool - credits L.Giovagnoli
Eppure il rapporto tra Giovagnoli e il regista non passa attraverso l’omaggio iconografico, ma riguarda un atteggiamento dello sguardo. Come nei disegni privati di Fellini, anche qui il desiderio produce figure che sembrano apparizioni tra donne enigmatiche, uomini assorti e coppie ferme nell’istante precedente a qualcosa che non vedremo mai. La pittura funziona come un fermo immagine e lo spettatore arriva sempre un secondo dopo oppure un secondo prima. La narrazione, infatti, è tutta affidata all’ellissi. Nessun quadro racconta davvero una storia e ogni scena possiede la grammatica del cinema. Un bacio, una figura sul trampolino, una ragazza che fa il bucato, un gruppo di amici seduti al tavolino di un bar. Sono tutti frammenti che sembrano chiedere allo spettatore di completare il racconto con i propri ricordi. In questo senso Giovagnoli lavora più sulla psicologia che sull’aneddoto e i suoi personaggi - come precisa la curatrice - «abitano uno stato di lieve estraneità: sono insieme vicinissimi e irraggiungibili». La malinconia non nasce dalla perdita, ma dalla distanza che separa ogni individuo dalla propria immagine ideale. L’estate diventa allora una condizione dello spirito, non una stagione del calendario.

Beach Games - L.Giovagnoli
La sua pittura è materica, costruita con larghe campiture, essenziale nel disegno, quasi ostinata nel sottrarre dettagli. I volti si semplificano fino a diventare maschere della memoria. Le superfici rinunciano alla profondità prospettica e tutto sembra accadere in una dimensione piatta e silenziosa, dove il colore assume il compito che altrove spetterebbe alla narrazione. L’eros attraversa molte opere senza mai trasformarsi in provocazione. È un erotismo cinematografico, costruito sulla distanza più che sull’esibizione. Tacchi alti, calzini bianchi, camere d’albergo, veneziane che filtrano la luce, corpi nascosti più che mostrati. La tensione nasce da ciò che resta fuori campo e ancora una volta è il cinema, più che la cronaca del desiderio, a suggerire il ritmo delle immagini. La mostra - inserita nel programma Estate Contemporanea, fino al 13 settembre ai Palazzi dell’Arte di Rimini cui si aggiunge anche Sailing to Byzantium. 6 Artists from New York a cura di Richard Milazzo - restituisce anche un’altra idea di Rimini, lontana tanto dalla cartolina balneare quanto dalla nostalgia di maniera.

Beach Games - L.Giovagnoli
È una città interiore, filtrata dalla memoria personale dell’artista e insieme condivisibile da chiunque abbia conosciuto quella sensazione di felicità imperfetta che accompagna le estati ricordate meglio di quelle vissute. Giovagnoli scommette sulla durata delle immagini e non pretende di spiegare il presente, ma preferisce costruire un archivio sentimentale dove riconoscere qualcosa di noi stessi tanto che, alla fine della visita, rimane una sensazione insolita: quella di aver attraversato un’estate che appartiene a tutti e a nessuno. Un’estate immaginata, forse inventata, e proprio per questo capace di apparire più vera di molte cronache del reale.