Capri, 11 luglio 2026 – Silenzio in Piazzetta, ai Giardini di Augusto, al Belvedere di Tragara. Nel cuore della sua stagione migliore, Capri saluta il figlio prediletto. Quello che per ottant’anni l’ha intenerita con le sue complicazioni sentimentali, l’ha tirata sulla pista da ballo coi suoi twist, l’ha fatta sognare coi suoi amori (proibiti) annegati in una coppa di champagne. Lì dove secondo Virgilio le sirene ammaliavano i marinai, Giuseppe “Peppino” Faiella ha sedotto tre generazioni di viveur mettendo l’Isola Azzurra al centro di un repertorio storico straordinario, amato in Italia come all’estero. Sette anni fa, la perdita – proprio in questi giorni – della moglie Giuliana, l’aveva lasciato solo con la malattia. Lo sguardo sul futuro era sempre più obliquo, ma aveva tenuto duro, stretto ai figli Edoardo e Dario.
Giuliana Gagliardi, biologa, è stata il secondo grande amore della sua vita. Una passione costruita sulle macerie del matrimonio con la modella Roberta Stoppa, protagonista di una delle sue canzoni più celebri madre del primogenito Igor, oggi cinquantaseienne. Nel 2018 celebrò sul palcoscenico del Teatro di San Carlo di Napoli i 60 anni di hit-parade Giuliana era lì ad applaudirlo. Nel 2023 pure Sanremo s’era ricordato dei suoi folgoranti anni Sessanta-Settanta consegnandogli il premio alla carriera.

Peppino Di Capri con la medaglia Città di Napoli
“È da tempo che aspettavo questo momento, meglio tardi che mai” aveva chiosato. Un destino scritto nel Dna, il suo, col nonno nella banda musicale di Capri e il padre titolare di un negozio di dischi e strumenti, ma capace all’occorrenza di suonare tanto il sax che il clarinetto, il violoncello o il contrabbasso. Nato il 27 luglio 1939, proprio mentre l'Italia si affacciava sul baratro della Seconda Guerra Mondiale, il piccolo Giuseppe aveva esordito al pianoforte a soli quattro anni suonando per le truppe americane. L’attività nei night-club dell’Isola e della vicina Ischia sarebbe iniziata un decennio dopo, con gli occhiali spessi e le giacche di lamé del Duo Caprese a cui aveva dato vita insieme all’amico Ettore Falconieri.
Dopo il debutto televisivo nel 1956 davanti alle telecamere di “Primo applauso”, l'evoluzione artistica di Giuseppe l’aveva portato alla creazione dei Capri Boys, un complesso che attingeva ai miti del rock d'oltreoceano. La vera svolta d'immagine e di mercato sarebbe arrivata, però, con la firma del primo contratto con la Carisch, quando, su suggerimento del chitarrista Mario Cenci, il gruppo assunse il nome definitivo di Peppino di Capri e i suoi Rockers. Il successo commerciale, che in sessant’anni di carriera lo ha portato a vendere 35 milioni di dischi, non fu immediato, ma esplose prepotentemente con il terzo 45 giri: sebbene il titolo principale fosse “Pummarola boat”, a dominare i juke-box fu il lato B, la celebre "Nun è peccato", composta da Ugo Calise. Da quel momento, la sua carriera è diventata un pilastro della storia della musica italiana, segnata da eventi memorabili come lo storico tour con i Beatles nel 1965 e la vittoria al Festival di Napoli del 1970 con “Me chiamme ammore”.
La discografia vanta classici intramontabili come “Don't play that song”, “Luna caprese”, “Voce 'e notte” e la celebre sigla del “Rischiatutto”, “Amare di meno”; anche se il disco più venduto in assoluto rimane il sempiterno "Let's twist again". Settimo all’Eurovision romano del ’91 con “Comm'è ddoce 'o mare”, rimane fra i primatisti di Sanremo con quindici partecipazioni e due vittorie, nel ’73 grazie ad “Un grande amore e niente più” e nel ’76 con “Non lo faccio più”. Singolare la partecipazione del ’95 con quella “Ma che ne sai... (...se non hai fatto il piano-bar)” assieme a Gigi Proietti e Stefano Palatresi sotto l’egida Trio Melody. Tredicesimi. Ad “Un grande amore e niente più” è legata a doppio filo la sua prossima esperienza di Peppino-Giuseppe sul set, “Alessandra un grande amore e niente più”, film di Pasquale Falcone con Sergio Muniz, Vanessa Gravina e uno stuolo di famosi pizzaioli napoletani. Ultimo capitolo di una filmografia con più di venti pellicole, dirette, fra gli altri, da Pier Paolo Pasolini, Tullio Piacentini, Carlo Vanzina e Dino Risi.