La Life Support, nave di ricerca e soccorso di Emergency, arriverà giovedì 20 agosto alle ore 9 circa al porto di Bari, dove avverrà lo sbarco delle 48 soccorse e dei 7 corpi senza vita tuttora a bordo, recuperati lunedì 17 agosto in un intervento nelle acque internazionali della zona Sar (search and rescue) libica. Con il soccorso erano state portate in salvo 50 persone, di cui 2 in condizioni critiche che lo staff sanitario a bordo ha rianimato e stabilizzato. L'evacuazione medica è stata realizzata tramite un mezzo della Guardia costiera italiana che ha raggiunto la nave di Emergency in zona Sar maltese e dopo il trasbordo ha portato i 2 naufraghi a Lampedusa. Molti dei naufraghi presentano sintomi da stress post traumatico, diversi hanno ustioni chimiche dovute alla miscela di carburante e acqua di mare a cui sono stati esposti sul barchino soccorso, alcuni sono parenti delle vittime e tutti sono da considerarsi persone vulnerabili in quanto naufraghi e visti i lunghi viaggi e le esperienze difficili che hanno dovuto affrontare. Persone quindi da tutelare con grande attenzione, specie i 29 minori non accompagnati. «Non ha alcun senso ed è inumano costringere i naufraghi a tre giorni ulteriori di navigazione, uno stress, inflitto senza motivo, prima che possano giungere a terra e trovare la rete di supporto di cui hanno bisogno e presentare domanda di protezione internazionale - spiega Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support di Emergency -. Torniamo quindi a chiedere alle autorità di assegnarci un POS vicino alla zona in cui è avvenuto il soccorso e non distante oltre 600 miglia». I naufraghi hanno riferito di essere partiti all'alba del 16 agosto da Zuwara, e sono originari della Somalia e dell'Egitto.
«Quando abbiamo soccorso le persone tratte in salvo nella zona Sar della Libia, abbiamo riscontrato ustioni di secondo tipo su tutto il corpo di alcuni di loro, dovute al gasolio e all'acqua salata. Purtroppo non tutti ce l'hanno fatta e chi è sopravvissuto lo deve alla giovane età e a un fisico più forte». È il racconto di Luca Radaelli, infermiere e soccorritore del Sar team a bordo della Life Support, la nave di Emergency che lunedì 17 agosto ha recuperato un barchino con a bordo 57 persone provenienti da Somalia ed Egitto. L'imbarcazione era partita il 16 agosto da Zuwara. Le persone portate in salvo sono 5 donne e 45 uomini, tra loro ci sono 29 minori stranieri non accompagnati di cui 26 maschi e 3 femmine. Sette persone sono state ritrovate prive di vita nella stiva del ponte inferiore. Due erano inoltre in condizioni critiche e sono stati evacuati con una nave della Guardia costiera italiana. La nave sbarcherà a Bari domani intorno alle 9. Psicologicamente, le 48 persone attualmente a bordo «sono molto provate - prosegue Radaelli - hanno viaggiato per molto tempo sapendo che nella stiva alcuni loro compagni avevano già perso la vita. È un trauma che non si risolve facilmente». Al momento «le loro condizioni sono stabili e sono tranquilli, ma all'inizio erano molto nervosi, stremati e stravolti». «Li abbiamo soccorsi - aggiunge Radaelli - dando loro modo di cambiarsi gli abiti zuppi d'acqua, di lavarsi, ma la prima notte non è stata semplice, molti di loro non hanno dormito». Per quanto riguarda le persone trovate prive di vita nella stiva, il decesso potrebbe essere stato causato dal monossido di carbonio. «Si trovavano nella stiva, uno spazio angusto e limitato» spiega. Nello stesso spazio sono stati ritrovati due uomini in stato di incoscienza. «Quando è avvenuta l'evacuazione nella zona Sar Maltese - racconta Radaelli - uno di loro si era risvegliato e ci ha detto di avere soltanto 21 anni».