"Potrei passare l'intera giornata senza mangiare né bere acqua". È quanto ha raccontato l'attrice Jenna Ortega, protagonista della serie Netflix "Mercoledì", che ha debuttato giovanissima sullo schermo, in una video intervista rilasciata alla rivista Esquire. L'attrice californiana, classe 2002, ha raccontato che, da bambina, poteva trascorrere tutto il giorno sul set senza mangiare, perché non voleva "disturbare" gli adulti che lavoravano intorno a lei.
Col senno di poi, riconosce che si trattava di un errore: nessuno dovrebbe imparare, fin da piccolo, a ignorare i segnali del proprio corpo soltanto per compiacere gli altri. Ma la sua confessione arriva proprio mentre la sua attuale magrezza ha suscitato preoccupazione sui social media, come già accaduto con le cantanti Ariana Grande, Nathy Peluso e Arisa, per citarne alcune. Senza dimenticare l'imprenditrice e influencer Kim Kardashian, che ha già fatto tanto discutere per la dieta ferrea con cui ha perso diversi chili prima del Met Gala, esclusivamente per poter entrare in un abito.
I corpi delle star al centro del dibattito
La discussione sui corpi dei vip, soprattutto quelli delle donne, è più aperta che mai. Senza entrare nel merito delle condizioni di salute delle singole persone, fanno riflettere le numerose immagini pubblicate sui social che mettono a confronto le star di Hollywood, mostrando come sono cambiate nel tempo. Anche l'attrice Jessica Alba, apparsa recentemente visibilmente dimagrita, è stata al centro di un ampio dibattito. La star non ha replicato alle speculazioni, pur avendo sempre attribuito la propria forma fisica a uno stile di vita sano, un'alimentazione equilibrata e un costante allenamento.

E proprio in questo contesto si inseriscono le incessanti speculazioni sull'eventuale ricorso ai farmaci dimagranti. È bene precisare, però, che nessuna delle artiste citate ha ammesso di utilizzare questi medicinali. Tra i più noti c'è Ozempic, a base di semaglutide. Il principio attivo è un agonista dei recettori del Glp-1 e contribuisce a regolare l'appetito, aumentando il senso di sazietà e riducendo la fame e l'assunzione di cibo.
Quando Ozempic diventa un fenomeno mediatico
Quando si parla di "corpi Ozempic" non ci sono solo le donne dello spettacolo. Basti pensare al noto cantautore country, rock e hip-hop Jelly Roll, che ha perso quasi 125 chili, dopo essere arrivato a pesarne 245. L'artista, nato a Nashville nel 1984, ha dovuto rispondere, durante una puntata del "Jimmy Kimmel Live!", alle voci secondo cui il suo dimagrimento sarebbe stato legato all'uso di Ozempic. Jelly Roll ha invece rivendicato il percorso intrapreso attraverso un'alimentazione più sana e l'esercizio fisico. È accaduto lo stesso anche alla cantautrice e conduttrice televisiva Kelly Clarkson.

La nota rivista People ricorda, tuttavia, che l'artista aveva raccontato anche di un brevissimo esperimento, durato un paio di settimane, mirato a dimagrire con i farmaci. Il farmaco in questione non è stato però identificato come appartenente alla classe degli agonisti del recettore Glp-1.
Lo ribadiamo: nessuna delle star citate ha ammesso di fare uso di Ozempic. Il farmaco, il cui prezzo al pubblico è di circa 170 euro a confezione, sufficiente per un mese di trattamento, è rimborsato dal Servizio sanitario nazionale per i pazienti diabetici quando prescritto secondo le specifiche indicazioni previste dall'Aifa. A questo proposito, il presidente dell'Agenzia italiana del farmaco, Robert Nisticò, puntualizza: "Quando parliamo di questi farmaci dobbiamo capire che l'obesità è una malattia in grado di innescare molte complicanze, ma usarli non deve essere visto come una scorciatoia rispetto ai corretti stili di vita, che rappresentano la prima forma di prevenzione".
Il peso economico dei farmaci dimagranti
Il sovrappeso e l'obesità rappresentano quindi condizioni complesse e multifattoriali, nelle quali possono incidere anche stili di vita tutt'altro che sani e un'alimentazione contraddistinta da un elevato consumo dei famigerati cibi ultra-processati. Ciò detto, i farmaci dimagranti stanno ottenendo un successo che va ben oltre il comparto della salute: il loro "peso" economico è tale da influenzare i trend di altri mercati e, in determinati casi, persino gli indicatori macroeconomici di intere nazioni.

Oltre alle case farmaceutiche, anche le aziende del comparto alimentare intendono capitalizzare questo trend, con la comparsa di prodotti specificamente destinati a chi assume farmaci agonisti del recettore Glp-1 per la gestione del peso. È il caso di Vital Pursuit, il marchio lanciato nel 2024 negli Stati Uniti da Nestlé, che propone una serie di pasti surgelati, dal costo di circa 5 dollari a porzione, caratterizzati da porzioni ridotte e da un elevato contenuto di fibre e proteine.
Come cambia la percezione dei sapori
Un fenomeno che si inserisce nel più ampio tema dell'Ozempic che arriva a tavola: supermercati e ristoranti, infatti, stanno ripensando l'offerta e le dimensioni delle porzioni per intercettare i consumatori che, a causa di questi farmaci, possono avere un appetito ridotto. Negli Stati Uniti, inoltre, sulle confezioni di alcuni prodotti è comparsa la dicitura "Glp-1 friendly". Ma l'impatto dei farmaci agonisti del recettore Glp-1 sul rapporto con il cibo potrebbe andare oltre la riduzione dell'appetito. A cambiare, almeno per una parte dei pazienti, potrebbe essere anche la percezione dei sapori.

Due studi presentati alla riunione annuale dell'Associazione europea per lo studio del diabete (Easd), svoltasi a Vienna, hanno infatti analizzato questo aspetto. In uno dei due lavori, una persona su cinque in terapia con farmaci a base di Glp-1 ha riferito una maggiore percezione del gusto dolce e del salato, mentre non sono emerse variazioni rilevanti nella percezione dell'amaro e dell'acido. Il cambiamento nella percezione dei sapori potrebbe essere associato alla diminuzione dell'appetito e all'aumento del senso di sazietà, contribuendo così alla perdita di peso. Il primo dei due lavori è visibile sulla rivista scientifica Diabetes, Obesity and Metabolism.
Il business della magrezza corre anche sui social
Dove si acquistano i farmaci per perdere peso a base di semaglutide o tirzepatide? Per una domanda sempre più ricorrente online, la risposta è una sola: in farmacia, con prescrizione medica. Questi medicinali, infatti, sono soggetti a prescrizione e non possono essere acquistati legalmente attraverso canali online non autorizzati. Aifa invita inoltre a evitare il "fai da te" e gli acquisti sul web al di fuori dei canali legali.
I rischi, infatti, non sono soltanto teorici. Una ricerca pubblicata su Jama Network Open ha analizzato prodotti a base di semaglutide acquistati online senza prescrizione, rilevando criticità relative alla quantità effettiva di principio attivo e alla sicurezza dei prodotti. Il ricorso a medicinali di provenienza non verificata può quindi esporre chi li assume a rischi anche rilevanti per la salute.

Eppure, il business della magrezza e tutto ciò che gli ruota attorno continuano a proliferare. Basti pensare a piattaforme come Reddit, dove sono sempre di più le persone che, spesso anche con l'obiettivo di monetizzare, pubblicano suggerimenti su come utilizzare questi farmaci nati per il diabete, mostrando foto degli effetti "miracolosi" che non sempre corrispondono a chi le posta. "Ho iniziato ad assumere Ozempic due mesi fa. Inizialmente pesavo 93 kg e adesso sono sceso a 87,5 kg. Aumenterò la dose", scrive un utente.
Il mercato nero dell'antidiabetico, inoltre, corre soprattutto su Telegram, tra vendite illegali e profili fake. In Italia la domanda è letteralmente esplosa: secondo il rapporto OsMed dell'Aifa, nell'ultimo triennio si è registrato un incremento del 75,8 per cento della spesa e dell'85,7 per cento dei consumi per gli analoghi del recettore Glp-1, trainato in particolar modo dagli acquisti privati (in fascia C) per la gestione del peso e dell'obesità.
Quando il dimagrimento diventa un rischio psicologico
È inutile girarci attorno: a decretare il successo mediatico dell'Ozempic sono stati proprio alcuni personaggi di fama internazionale, che hanno ammesso l'uso di questo o di altri medicinali equivalenti. Il cofondatore e amministratore delegato di Tesla, Elon Musk, ha dichiarato di aver perso 13 chili. L'ex campionessa di tennis Serena Williams ha perso 14 chili ed è diventata il volto di una campagna per "l'uso consapevole" dei Glp-1.
"In particolare, ciò che ha colpito la comunità, con aspre critiche annesse, è stato il corpo di alcune star, definito "scheletrico", con grasso e massa muscolare quasi inesistenti, ossa sporgenti e visi estremamente scavati. Lungi da me criticare la percezione corporea personale: cerchiamo di capire se tutto ciò possa essere considerato sano o se ci siano pericoli di natura psicologica". Così a Today.it Marco Magliozzi, psicologo, psicoterapeuta e ipnoterapeuta.
Gli effetti sul rapporto con il cibo
"Il vantaggio principale di questi trattamenti è la riduzione del ‘food noise’, ovvero il pensiero fisso e intrusivo del cibo. Agendo su aree cerebrali legate a motivazione e gratificazione, il farmaco potrebbe offrire un valido aiuto a chi soffre di difficoltà legate alla perdita di peso, portando inoltre, come effetto secondario in alcune persone, a un calo dell'ansia e a un miglioramento dell'umore", riprende Magliozzi. Ma non è tutto oro quel che luccica. “Esattamente - conferma -. Uno studio del 2023, pubblicato sulla rivista scientifica Brain Sciences, ha evidenziato anche effetti collaterali negativi: disturbi del sonno, ansia, deflessione dell'umore, stanchezza e calo della libido".
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La ricerca della perfezione estetica non è una novità: il cinema l'ha raccontata più volte. Basti pensare a "Come ti divento bella" (2018), con Amy Schumer. Quindi Magliozzi conclude: "È ancora presto per un bilancio definitivo sul rapporto rischi-benefici a lungo termine. Tuttavia, la comunità scientifica è chiara: dinanzi a un disagio emotivo legato al cibo, il farmaco da solo non basta. Quando il corpo dimagrisce troppo velocemente, la mente ha bisogno di tempo e supporto per rielaborare l'immagine corporea e l'autostima. Senza un percorso psicoterapeutico affiancato, il rischio è di spostare il problema anziché risolverlo".
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