Elephants

La rabbia dei giovani senza alcun potere

October 24, 2026

Oltre a essere pochi, i giovani sono anche sempre più poveri. Emanciparsi dalla famiglia sembra essere diventata un'impresa impossibile a causa del caro affitti e del costo della vita. Questo genera in loro una sofferenza psicoemotiva che in letteratura viene talvolta definita come “ansia da autonomia posticipata”. Tutti i progetti, i sogni, devono essere messi in pausa e il rischio è quello di perdere la speranza di vederli un giorno realizzarsi. I giovani rimangono dunque sempre più spesso incastrati nella cosiddetta “adultità emergente”: una fase evolutiva nella quale non sono né adulti né adolescenti. Un limbo dal quale alcuni non riescono più a liberarsi, fino al punto di rassegnarsi e smettere di provarci. 

L'odio intergenerazionale

È il caso, per esempio, degli hikikomori, ovvero i ritirati sociali. Fuggono dalla società perché si sentono respinti e hanno smesso di credere di poter avere un futuro migliore. Per questo l'attivismo giovanile è un sintomo di vitalità e di salute mentale. Chi lotta per i propri diritti ha ancora speranza in una società più inclusiva e più equa. Eppure, quando i giovani provano a esporsi, spesso gli adulti danno loro poca credibilità e adottano un atteggiamento paternalistico o stigmatizzante. Emblematico da questo punto di vista quanto è accaduto a Porta a Porta nei giorni scorsi. Tutti hanno visto come il presentatore Bruno Vespa si è rivolto a Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale dell'Unione degli universitari (UDU). Non si sarebbe mai permesso di contraddire un politico ultracinquantenne in quel modo, al di là di chi abbia ragione nel merito. Questo accade perché siamo sempre più divisi, schiacciati da un crescente odio intergenerazionale: gli adulti non hanno fiducia nei giovani e i giovani non hanno fiducia degli adulti. Alla fine però prevale la visione adulta, proprio perché i giovani detengono uno scarso peso sociopolitico e una debolissima rappresentanza nelle istituzioni. 

Ascoltare i ragazzi

L'attuale Governo, per esempio, ha un'età media superiore ai 55 anni e non può cogliere fino in fondo il disagio sperimentato dalle nuove generazioni. Per questo l'unica risposta che ha dato finora è stata la repressione. Ma per evitare che la rabbia dei giovani esploda nella violenza di piazza, o peggio, che vengano spinti a radicalizzarsi, fomentati da ideologie estremiste, dobbiamo dare loro modo di essere ascoltati. E dobbiamo ascoltarli con la stessa autorevolezza e credibilità che riserviamo agli adulti, perché altrimenti non lo diventeranno mai e la società che sosteniamo (a parole) di costruire per loro verrà inevitabilmente rifiutata. 

La ‘violenza nichilista’

Il rischio più grande è che la violenza politica, ovvero una violenza finalizzata quantomeno a uno scopo (per quanto sbagliata e controproducente), si trasformi rapidamente in una violenza nichilista. Perché il senso di impotenza porta alla perdita di senso, e la perdita di senso conduce al completo annullamento dei valori morali. Sempre più persone vorrebbero vedere il mondo bruciare, non nella speranza che dalle ceneri sorga una società nuova, diversa. Vogliono più semplicemente assistere al crollo della società umana. Non lasciamo che ciò accada.