“Avete spaccato mezza Milano”. “Vergogna!”. Le urla sono quelle di alcuni passanti in via Torino, rivolte ai giovanissimi che stanno salendo sui blindati della polizia per gli accertamenti in Questura dopo gli ennesimi assalti.
È domenica pomeriggio, la seconda giornata di guerriglia in città. In mezzo al caos si intrufolano cittadini che non temono di mostrare indignazione. Non sono passati poco più di 20 minuti dall’attacco al supermercato Carrefour: a terra, sull’asfalto nuovo, rosso, ci sono montagne di rifiuti, cartelli stradali, biciclette ribaltate. Nel frattempo si sentono i botti di bombe carta in piazza Duomo. L’aria si riempie di fumo. “Milano non merita questo”. Alcuni negozianti di via Dante che già fanno i conti con il dehor distrutto sabato, si ritrovano a sperare di non dover subire un nuovo assalto. In corso Vittorio Emanuele II, un esercente commenta: “Ho avuto paura. Ma cosa puoi fare in questi casi? O alzi le mani, nel senso di rinunciare a combattere, o “alzi le mani“ nel senso di picchiare. Io non sono un violento ma non mi voglio nemmeno arrendere. Vorrei che la sicurezza fosse garantita”. Nel pomeriggio di domenica il copione si ripete dopo la prima giornata di violenza. E tutto riparte da un nuovo appello lanciato sui social: pubblicata una foto della macchina dei carabinieri distrutta la sera precedente con accanto la scritta “Oggi parte 2. Ritrovo in Duomo ore 15”. E a quell’ora, in piazza si radunano almeno duemila giovanissimi. Poi è caos.
Vetrine sfondate e negozi assaltati
Migliaia di giovanissimi, tra cui molti incappucciati, sfondano vetrine e assaltano negozi. Devastata via Torino. Bombe carta in piazza Duomo, petardi, sassi e bottiglie lanciati contro la polizia e i carabinieri. I disordini si estendono nelle strade vicine, si allungano fino a largo Cairoli, corso Garibaldi e largo La Foppa dove vengono saccheggiate altre attività commerciali. I gruppi si spostano in maniera disordinata, di corsa, tutti sparpagliati lasciando tutt’attorno una scia di cestoni dell’immondizia rovesciati, pensiline in frantumi, tavolini e sedie di locali buttati in mezzo alla strada così come manichini strappati via dalle vetrine. Le forze dell’ordine contrattaccano con lacrimogeni e idranti – in certi momenti anche con i manganelli –. In serata sono oltre 200 i giovani accompagnati in Questura, più dell’80% minorenni.
Si aggiungono alle 72 persone del “primo round“ di sabato, di cui 16 arrestati (11 minorenni e 5 maggiorenni, tra cui una ragazza). Devono rispondere, a vario titolo, di devastazione, lesioni aggravate e resistenza aggravata per la guerriglia urbana. Altri 22 sono stati denunciati (undici, tra cui una ragazza, sono minori). Ancora, per 19 giovani, 13 dei quali indagati e 6 arrestati, c’è stata anche la notifica dell’avvio del procedimento per il Daspo Urbano. Feriti 104 operatori delle forze dell’ordine. Tra loro c’è anche Angelo De Simone, 55enne, primo dirigente della polizia di Stato, a capo del commissariato Garibaldi-Venezia. Dopo essere stato colpito sulla fronte da un grosso sampietrino ha continuato a dirigere l’ordine pubblico: ci sono immagini che lo immortalano mentre si tampona la vistosa ferita e, con il sangue che cola coprendo volto e occhiali, continua a parlare con i suoi agenti. “Si può considerare tentato omicidio”, dice a un certo punto, rivolgendosi a chi gli sta attorno. Dopo la manifestazione è stato soccorso in ospedale dove è stato medicato (con punti sulla ferita). Ieri era di nuovo al lavoro.

L’assalto ai negozi
La normalità spezzata di nuovo
Domenica mattina, la normalità sembrava essere tornata, seppur tra i segni della devastazione della sera prima. Resti di roghi a terra, pannelli dei cantieri strappati, transenne e nastri di plastica per tenere lontani i passanti dalle porzioni di pavè rimaste senza pietre (quelle scagliate contro i poliziotti) e dalle vetrine distrutte. Ma tempo poche ore e la situazione si è ripresentata uguale, se non peggio, con nuovi assalti in diversi punti del centro. “Avete spaccato mezza Milano”, ripetono i passanti. “Vergogna!”.