Settant’anni con la stessa partita Iva. Parte dalla fine, da questo prestigiosissimo traguardo, il racconto della vita straordinaria di un uomo “normale” e dei suoi valori, Franchino Galati. Una cerimonia ufficiale nei saloni di Confindustria Lecce, alla presenza dei vertici provinciali e regionali dell’Associazione degli industriali, per festeggiare il capitano d’impresa di Taurisano, oggi vispo e lucidissimo 92enne che trascorre ancora gran parte delle sue giornate nell’officina specializzata nella riparazione e assistenza di grandi veicoli a motore fondata nel 1957 dall’allora giovane meccanico.
Perché in fondo Franchino Galati è rimasto quel ragazzo con una gran voglia di imparare e lavorare. E di dedicarsi alla famiglia, agli amici e alle passioni. Oggi la campagna, in passato l’impegno come dirigente della squadra di calcio cittadina, nell’associazionismo e in politica, consigliere provinciale e comunale nelle fila del Msi. «Quando la politica era rispetto e voglia di impegnarsi al di là degli schieramenti e si discuteva anche in maniera animata - dice aprendo al racconto la sua casa estiva tra Presicce Acquarica e Torre Mozza – per il bene delle persone. Del resto cosa è la vita se non la si impegna a favore dell’altro e delle sue necessità?».
Un ragazzino vivace e con gli occhi intelligenti, gli stessi oggi nel viso di un anziano molto curato, che vive i tempi della Guerra e si appassiona alla meccanica e ai motori grazie agli opuscoli che papà gli regalava. «Una passione rimasta viva da allora e alla quale ho dedicato tutta la vita – aggiunge mentre accanto a lui si siede la moglie Rita Botrugno, sposata nel settembre 1962 – perché una passione va servita e coltivata. Già da giovanissimo “discipulu” del mio maestro meccanico ero molto preciso e curioso di imparare».
L’approdo a Brescia nel mondo di OM, Officine Meccaniche specializzate nella costruzione di camion, per sei mesi di formazione e poi il passaggio nella sede leccese. Qui le qualità di Franchino non passano inosservate: un talento capace di accorgersi dei guai di un motore già dal rumore. «I camionisti o i proprietari di camion e pullman di Taurisano e dei paesi del circondario, sapendo che lavoravo alla OM – racconta – mi portavano a controllare i mezzi a casa, sabato e domenica. Capivo il loro bisogno e mi mettevo al loro servizio, l’officina diventava la palestra della scuola Elementare».
La conoscenza di Rita, rimasta senza madre da bambina, il sentimento che cresce, il suocero carrettiere “geloso”. «Una figura di straordinaria importanza per me – ricorda emozionato – mi ha guidato nell’apertura della famosa partita Iva e della prima autofficina. Aveva mandato le figlie a studiare a Lecce in collegio, quanti tentativi vani di incontrare Rita all’Istituto Margherita».
Un primo locale in affitto nel 1957 «troppo piccolo per fare entrare un camion, che la sera rimaneva sull’uscio a fare da saracinesca. Ma quanta comprensione dai vicini ai quali pure potevo arrecare fastidio. “Pensa fatica, fiju” mi dicevano». Il giro d’affari cresce, l’azienda cambia sede sino ad arrivare a quella attuale, grande e moderna, sulla strada per Acquarica. «Ho sempre investito in apparecchiature e strumenti, fare il lavoro al meglio la mia fissazione. Camion e pullman fanno tanta strada e trasportano tante persone, ogni intervento deve essere a regola d’arte. Sono stato maniacale coi miei operai – aggiunge – ma è stato un piacere vederli formarsi e molti di loro aprire aziende e autofficine».
Il matrimonio, la nascita dei cinque figli Gianna Linda, Vinicio, Julo, Riccardo e Arianna: Franchino dedito al lavoro, spesso senza orario, Rita che lascia momentaneamente l’insegnamento per crescere i figli. La vita scorre impegnata ma serena. Arrivano gli incarichi nel Taurisano Calcio, con l’Associazione donatori sangue, l’elezione al consiglio comunale in più consiliature e quella a consigliere provinciale dal 1964 al 1970, presidenti Girolamo Vergine ed Egidio Grasso.
Proprio l’impegno politico lo porta a un gesto estremo a metà degli anni Ottanta. «Si parlava da anni dell’allargamento della provinciale “Taurisano-Casarano”, spesso teatro di incidenti gravi. Ma l’opera non partiva. Iniziai uno sciopero della fame che terminò solo quando arrivarono ruspe ed escavatori. E la strada fu allargata».
Il 30 maggio 2005 si abbatte con tutto il dolore possibile sulla vita di Franchino e della sua famiglia. In un incidente nell’officina perde la vita il quartogenito Riccardo, 32enne. «Una tragedia di quelle che non passano mai – dice mentre i suoi occhi e quelli della moglie si velano di lacrime – Riccardo aveva ereditato la mia passione. Era bravissimo coi motori, lo chiamavano “Franchino piccinnu”, ero orgoglioso di questo nomignolo. Avrebbe preso di sicuro il mio posto. Così non è stato, viviamo sempre nel suo vivo ricordo, noi e i suoi fratelli, soprattutto grazie alla fede».
Una vita di passioni e resilienza al dolore quella di Franchino. Qualche giorno fa il premio per i suoi 70 anni di impegno professionale. E ai giovani lascia un monito: «Credete sempre in quello che fate, non mollate neanche quando arrivano i momenti complicati. Appassionatevi al lavoro e studiate – conclude – le soddisfazioni arriveranno».
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