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La studentessa migra a Rimini: "Poco valorizzata dalla prof"

September 20, 2026

La scelta di una 17enne con disturbo dell’apprendimento e la delusione della mamma della ragazza

La studentessa di 17 anni è rimasta delusa per non aver raggiunto un voto che pensava di meritare soprattutto per la sua difficoltà di apprendimento

La studentessa di 17 anni è rimasta delusa per non aver raggiunto un voto che pensava di meritare soprattutto per la sua difficoltà di apprendimento

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Ha 17 anni e qualche problematica legata ai disturbi dell’apprendimento ma anche una volontà di ferro. E così ha deciso che in quella scuola di Cesenatico dove si sente non sufficientemente valorizzata non ci andrà più. E non si tratta di una decisine da poco. Fino alla conclusione del passato anno scolastico la scuola era quella vicina a casa, a Cesenatico, da martedì ogni mattina va a Rimini: sveglia alle 6, treno, poi autobus e la sua vita, e quella dei suoi familiari, cambiata, non certo in meglio.

La vicenda, in cui s’incrocia una certa rigidità da parte di un’insegnante, la delusione di una madre che chiede che l’inclusione sia una cosa da non prendere con leggerezza e la frustrazione di una studentessa che preferisce affrontare ogni giorno un viaggio che le ruberà tempo ed energie piuttosto che sottostare al giudizio della sua insegnante, s’inquadra nelle problematiche di una scuola che non è parca di certificazioni relative alle difficoltà dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia caratterizzano ogni anno in Italia il 3,2% degli studenti nella scuola primaria, il 6,7% nella secondaria di primo grado e il 7,1% nella secondaria di secondo grado) ma che poi, in alcuni casi, crea frustrazioni e delusioni.

La vicenda della studentessa che migra da Cesenatico a Rimini, dove - in sovrappiù - dovrà affrontare l’esame di maturità considerato che si iscrive al quinto anno, è apparentemente semplice. Le mancava poco per raggiungere quel voto che per lei, dice la madre, significa tanto ma comporta, data la sua difficoltà di apprendimento, il doppio dell’impegno richiesto ai suoi compagni. Impegno che, tuttavia, nei primi quattro anni della frequentazione nella scuola superiore che è stata la sua fino a conclusione dell’anno scolastico, non è mai mancato. Quel piccolo riconoscimento non c’è stato poiché la sua insegnante, avvalendosi del legittimo diritto di decidere, non lo ha ritenuto opportuno.

Ed ecco la reazione della ragazza: non dorme più, si rifiuta di mangiare e alla fine rifiuta la scuola. "E’ una storia - dice la madre - che ci fa capire quanto la vera inclusione sia spesso solo un parola e la scuola crei ragazzi insicuri".

Elide Giordani

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