TULLIO PERICOLI, LA BELLA ETA' (Piccola Biblioteca Adelphi; pp 150; 15 euro)
Una riflessione sulla vecchiaia indicata nel titolo come 'La bella età': Tullio Pericoli è l'autore di questo libro che esce per Adelphi il 22 settembre mentre poco dopo, il 2 ottobre, lui compirà 90 anni. Pittore, disegnatore e illustratore, Pericoli osserva che la vecchiaia "ingigantisce, anziché ridurre, i dettagli", restituendo della vita "una visione nuova, più precisa". E' quel tempo in cui "il vivere diventa un assistere al presente e al passato. E il futuro fa un po' paura".
L'artista di Colli del Tronto (Ascoli Piceno) ha deciso di raccontare in questo libro, che ha come sottotitolo 'Note di lavoro', quella "magia bianca" che dà accesso a quanto è "nascosto dentro le cose", vale a dire quel che accade nella sua mente e nella sua mano quando prendono vita un ritratto o un paesaggio. Escono così allo scoperto i momenti cruciali dei suoi processi creativi: l'ispirazione, che si manifesta da "luoghi a spazio zero" situati fra la coscienza razionale e la zona "abitata dalle follie" e l'impulso a scavare "nella geostoria" di un luogo per raffigurarne l'anima; i primi segni che consentono di afferrare una faccia; la risolutezza della mano, che, guidata da "forze e sentimenti" autonomi e coadiuvata dagli attrezzi, persegue il suo volere (e piacere). Quasi ci fosse una dimensione inconscia in cio' che facciamo.
"Fin dal liceo siamo indotti a credere che sappiamo di non sapere e se andiamo avanti negli studi questa convinzione diventa una certezza. Ma può anche succederci di scoprire il contrario. Cioè talvolta ci accorgiamo di conoscere cose che non sapevamo di sapere. Ed è proprio la pittura, nel suo farsi, ad avere il grande potere di mostrarcele, di farcele visivamente, quindi materialmente, conoscere". A rendere ancor più interessante questa fisiologia della creazione è una caratteristica distintiva di Pericoli: la sua capacità di coinvolgere il lettore in questo tragitto, di farsi a sua volta osservatore, di mettersi dalla parte di chi legge o di chi guarda. D'altro canto i quadri - ci ricorda - vivono dello sguardo che viene loro rivolto e della perspicacia di chi riesce a "guardare sotto i vestiti della pittura".
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