TREVIGNANO (TREVISO) - Almeno dieci proprietà visitate dai ladri, allarmi che suonano per ore e almeno tre episodi in cui gli incontri con i malviventi hanno rischiato di trasformarsi in rapina, con tanto di un fucile rubato.
È stata una lunga notte di paura quella vissuta a due passi dal centro di Trevignano, dove una banda di tre ladri incappucciati, con ogni probabilità affiancati da un quarto complice rimasto a fare da palo, ha continuato a colpire. «L’ultimo allarme ha smesso di suonare alle 3.40» racconta una delle vittime.
I raid
Il gruppo non si è fermato nemmeno dopo le prime chiamate al 112 e ha continuato a spostarsi nelle strade secondarie, evitando le vie principali. Per entrare nelle abitazioni si sono arrampicati alle finestre e hanno scavalcato siepi, recinzioni e muretti, muovendosi tra le case e i passaggi interni della zona. Gli incontri ravvicinati sono stati diversi. Arti, 18 anni appena compiuti, ha inseguito i ladri dopo averli sorpresi e, assieme al padre, si è ritrovato minacciato da uno di questi, rimasto indietro per rovistare in un’auto.
In un’altra abitazione, quella di un ex cacciatore con sei cani da guardia, i malviventi hanno rovistato nelle stanze e portato via una carabina ad aria compressa, salvo poi lasciarla in un giardino nella fuga. «I miei cani si erano accorti dell’intruso, ma io ero di sotto - racconta l’ex cacciatore - Più tardi altri abbaiavano in tutto il quartiere». In un altro caso, per dispetto, i ladri hanno forato un’ampia piscina gonfiabile, provocando l’allagamento dello scantinato sottostante.
E il titolare della gelateria Papaya a Falzè, di fronte al municipio, ha affisso un cartello fuori dalla porta. «Grazie per aver rubato la cassa. Da oggi non c’è un euro da portare via». Dietro a queste parole c’è un episodio avvenuto venerdì quando il titolare si è allontanato dalla gelateria per andare a mangiare a un vicino ristorante. Quando è tornato per riaprire si è trovato davanti un omone con il suo incasso tra le mani.
Un altro faccia a faccia l’ha avuto Arti, un 18enne di origini kosovare che ieri ha rischiato una colluttazione con almeno uno dei ladri in via Minzoni. Con lui, anche il padre. «Ho sentito il cancello aprirsi e all’inizio ho pensato fosse il vento. Poi mi sono alzato e ho visto tre persone davanti alla porta. Uno aveva una torcia e guardava le scarpe, un altro si era avvicinato alla finestra. Ero da solo e non sapevo cosa fare, così sono andato a chiamare mio papà. Siamo scesi e abbiamo aperto la porta di colpo. Sono scappati con le mie Air Force nuove (ndr, scarpe): due hanno scavalcato il muretto, mentre un altro è andato verso la macchina e ha preso gli occhiali e tutto quello che c’era dentro, comprese le chiavi delle case che abbiamo in Kosovo. Gli ho urlato di fermarsi. Lui mi ha sfidato dicendomi “vieni, vieni”. Volevo scavalcare il muretto, ma ho pensato che se gli avessi fatto del male sarei finito nei guai. Alla fine ho fatto bene a non affrontarlo».
Sempre in via Minzoni una signora si è trovata i ladri dietro la zanzariera. E dai vicini i malviventi si sono chiusi in una camera mentre i proprietari erano all’interno. «Hanno messo tutto a soqquadro ma erano insoddisfatti: allontanandosi mi hanno squarciato la piscina. Ora oltre alla casa sottosopra, ho lo scantinato allagato» racconta la residente, facendo allontanare i figli per non farli ascoltare.
