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Ladri rubano i cimeli del nonno eroe del 1918, l'appello della nipote: «Restituite quelle medaglie, sono la storia della mia famiglia»

July 18, 2026

 PORDENONE «Se siete stati così “gentiluomini” da non rompere nulla, siatelo anche adesso: restituite le medaglie di mio nonno e l’orologio di mio suocero». Non chiede gioielli o denaro, ma di riavere gli oggetti che custodiscono la memoria della sua famiglia. È l’appello che Melita Rossi rivolge ai ladri che, nella notte tra mercoledì e giovedì, sono entrati nella sua abitazione di Pordenone, hanno aperto la cassaforte con una fiamma ossidrica e sono fuggiti con il bottino. Ad accorgersi del colpo il fratello che era passato per casa si è trovato davanti una scena che non dimenticherà facilmente. «La cassaforte, nascosta dietro una libreria, era stata aperta», racconta Melita. Lei in questo momento si trovava all’estero: «Mio figlio mi ha chiamata nel cuore della notte, mi ha detto: “Sono entrati in casa, hanno portato via anche le medaglie del nonno”. Sono rimasta incredula».

IL BOTTINO

Tra gli oggetti rubati dai ladri ci sono gioielli, documenti e il passaporto, ma il pensiero della donna corre soprattutto alle decorazioni al valor militare del nonno Erpinio Mariotti, bersagliere decorato dopo la battaglia di Vittorio Veneto del 1918, nella quale perse una gamba. Motivi affettivi la legavano anche a un orologio Universal degli anni Cinquanta appartenuto al suocero. «Dal punto di vista economico valgono pochissimo - precisa - le medaglie si possono ricomprare con una trentina di euro, l’orologio forse ne vale settanta. Per me, invece, rappresentano la storia della mia famiglia e non hanno prezzo».  E poi quel cammeo di famiglia, anche quello è stato sottratto dai ladri. «Era di mia nonna ed era destinato a mia figlia - prosegue Melita -. Anche quello ha un valore molto basso. Ci ricaverebbero molto poco».

NEL MIRINO

Non è la prima volta che l’abitazione viene presa di mira. Già nel 2025 i ladri erano riusciti a entrare passando dal terrazzino del soggiorno. «Avevano spostato tutte le piante senza romperle, praticato un piccolo foro nella porta e rovistato ovunque», ricorda Melita. In quel caso non rubarono nulla, ma fecero danni. Anche questa volta il colpo è stato messo a segno con estrema precisione: i malviventi hanno smontato il vetro della portafinestra per entrare. Non hanno spaccato nulla ed erano arrivati preparati quasi a lasciar intendere che andavano a colpo sicuro. Hanno utilizzato una fiamma ossidrica per aprire la cassaforte che si trovava vicino alla libreria, hanno ispezionato armadi e cassetti e, prima di allontanarsi, hanno persino abbassato la tapparella.
«Anche i poliziotti mi hanno detto che chi è entrato sapeva esattamente dove andare - fa sapere la donna -. Io sono convinta che possano essere gli stessi della volta precedente. Per questo mi rivolgo direttamente a loro: se siete stati così attenti da non danneggiare tutto il resto, abbiate un ultimo gesto di umanità e restituitemi almeno quei due ricordi».
Per dare la massima diffusione alla sua richiesta, Melita Rossi ha affidato l’appello anche ai social network, dove in poche ore è stato condiviso da decine di persone. Una speranza semplice, quella della donna: che chi ha portato via quei cimeli comprenda il loro valore affettivo e decida di farli tornare a casa.