Elephants

Last Seen - Un gradevole thrillerino australiano su Apple TV

September 17, 2026

La storia di un uomo che cerca la figlia scomparsa, con la furbata di un trailer diverso dal solito

Al momento di pubblicare una recensione dei primi due episodi di Last Seen, nuova serie di Apple TV, mi sono trovato leggermente in imbarazzo. Non mi sembra una serie “così grossa”, e sto pubblicando questa recensione in un giorno (giovedì 17 settembre 2026) che sembra essere sulla soglia di una decina di giorni densissimi di novità interessanti, dallo spinoff di Reacher (Neagley) al ritorno della coppia Woody Harrelson-Matthew MacConaughey in Brothers, passando per la seconda stagione di Mobland e la sesta di Slow Horses.

Però appunto, siamo alla soglia di questi giorni così frizzanti, non ci siamo ancora dentro, e quindi oggi non posso scrivere di nessuna di quelle succose novità.
Succede così che una miniserie australiana, senza grossi nomi coinvolti (è creata da Kris Mrksa, che finora ha lavorato quasi solo in Australia e UK), e che in altri momenti dell’anno probabilmente non avrebbe trovato un posto sul sito ma solo dentro il podcast Salta Intro (che poi… “solo”…), possa trovare un inaspettato posto al sole.

E però attenzione, non si tratta di un semplice riempitivo, perché Last Seen ha qualche freccia interessante al proprio arco, e soprattutto è stata capace di presentarsi in modo furbetto già in fase di promozione.

Se guardate il trailer di Last Seen, il concept risulta piuttosto chiaro. Ian (Patrick Brammall) lavora come centralinista in una linea di emergenza a cui le persone si rivolgono per segnalare pericoli, crimini, catastrofi e quant’altro. Un bel giorno (o brutto giorno?) Ian riceve una chiamata diversa dalle altre, perché la giovane donna al telefono dice cose che fanno pensare si tratti della figlia di Ian, scomparsa ancora bambina undici anni prima.

Un’idea semplice ma accattivamente, una coincidenza clamorosa ma sempre possibile in quel “caso su un milione che comunque può sempre verificarsi”, e che ci fa immaginare un’immediata corsa contro il tempo, alla ricerca di una ragazza che forse è proprio quella bambina sparita, e che ora si trova in difficoltà e può dare al padre una nuova, inaspettata speranza.

Non sembrano esserci grossi dubbi sul genere di appartenenza, e in effetti Last Seen si conferma come un thriller teso e drammatico, pensato per giocare sulla suspense e sull’ovvia potenza dell’amore padre-figlia. Allo stesso tempo, però, a posteriori quel trailer si rivela più spiazzante del previsto.

Sì perché quando vedi quella scena della telefonata, l’ovvio pensiero è che si tratti dell’inizio della serie. Ok, magari dieci minuti per farci vedere il padre che va al lavoro e fissa malinconico una vecchia foto della figlia, quelle cose lì, ma poi partiamo sparati. E invece no.

La scena del trailer arriva alla fine del doppio pilot, durante il quale scopriamo veramente un sacco di cose. Tutto il primo episodio serve a raccontarci la storia di Ian, ex poliziotto passato attraverso l’alcolismo, la cui sanità mentale viene messa a dura prova dal ritrovamento casuale di alcuni resti umani che potrebbero essere appartenenti alla figlia scomparsa.
Il secondo episodio, invece, si sposta per raccontarci la storia della ragazza che effettivamente farà la famosa telefonata.

Ora, che lei sia o non sia la figlia di Ian non serve che ve lo specifichi qui, in realtà mi sembra che si capisca abbastanza, ma possiamo evitarci questo spoiler specifico, concentrandoci sul fatto che quella famosa chiamata non è l’inizio della storia, bensì un suo snodo che arriva quando già abbiamo conosciuto i personaggi, compreso molte delle loro motivazioni e psicologie, ed essendo quindi pronti a capire veramente quanto quella singola telefonata possa risultare dirompente.

Da questo punto di vista, Last Seen sembra lavorare in modo diverso rispetto alle attese, ma pure rispetto alla media di questi prodotti. Invece di condividere esclusivamente il punto di vista di Ian, scoprendo le cose man mano che le scopre lui, gli spettatori arrivano a saperne più di lui, potendo quindi trepidare in attesa di vedere cosa scoprirà e quando lo scoprirà, e soprattutto come reagirà.

In letteratura parleremmo di un’aspettativa di focalizzazione interna (il narratore adotta il punto di vista di un personaggio), trovandoci poi di fronte una focalizzazione zero, o narratore onnisciente. Il narratore onnisciente è molto comune nei romanzi, ma di solito se ne parla un po’ meno in questi termini quando si analizzano film e serie, perché nell’audiovisivo, a parte casi specifici (e Last Seen non fa parte di questi) non c’è un narratore effettivo che pronuncia delle parole, ma dobbiamo desumere i suoi “poteri” da quello che vediamo sullo schermo.

In questo senso, la prima sorpresa fornitaci da Last Seen non è effettivamente interna alla serie, bensì nata dal rapporto fra ciò che vediamo nei primi due episodi e il modo in cui sono stati promossi. Nessuna delle due formule sarebbe di per sé particolarmente originale, ma si fanno notare quando ci aspettavamo una e salta fuori l’altra.

Poi intendiamoci, queste possono essere minuzie di analisi che titillano la nostra curiosità in un contesto di critica, ma non possono essere la base per cui una persona si guarda un’intera miniserie.

Per fortuna, il gioco promozionale di Last Seen non è l’unica cosa rilevante, anche se forse è la più originale. Una volta che la storia è partita, la serie costruisce un gioco di personaggi ognuno segnato da ferite profonde, da traumi irrisolti, da speranze sopite per quieto vivere, ma pronte a riesplodere appena gli si lascia mezzo margine di manovra.

Bisogna vedere quanto la scrittura riuscirà a tenere alta la tensione, e a rimandare in modo sottile ma consapevole i momenti di massima rivelazione per il protagonista. Però nei primi due episodi è già capace di mettere così tanto peso sulle spalle dei suoi personaggi, da farci scattare la sindrome da crocerossina (si può ancora dire questa cosa o è un filo sessista? Vabbè passatemela giusto per oggi): basta poco perché ci importi di loro e del loro destino, che speriamo possa essere in qualche modo felice.
Staremo a vedere…

Perché seguire Last Seen: è un thriller solido, presentato in maniera abbastanza furba da farci dire “non me l’aspettavo” già dopo cinque minuti.
Perché mollare Last Seen: al netto di qualche trucco promozionale, resterà probabilmente un thriller familiare buono ma niente di più.

Sapete invece qual è una storia che vi offre esattamente quello che promette, cioè avventura, esplorazione, suspense, sorprese e un pizzico di ironia?
Ma Void, naturalmente, il mio romanzo science-fantasy che trovate su Amazon e che, se non l’avete già comprato, allieterà il vostro autunno con viaggi interstellari e tanta magia.
(Se invece l’avete già comprato magari non ne potete più di questi messaggi, però raga, qui bisogna campare, come si fa…)