Podcaster e divulgatore del settore Tech, Moroni ha inaugurato la prima rassegna del Festival della Biblioterapia dedicata ai videogiochi e all'innovazione

Come andare oltre ai pregiudizi intorno ai videogiochi, l’importanza di informarsi quando si parla di innovazione tecnologica e i social media che cambiano. Mario Moroni, podcaster specializzato nel settore tech, ha inaugurato il palco del Festival della Biblioterapia che a Laveno Mombello ha esordito la sera di venerdì 2 ottobre toccando per la prima volta il tema del gaming.
Una parentesi del festival dedicato ai benefici della narrazione, che si snoderà lungo tutto il fine settimana fino a domenica 4 ottobre. A illustrarne gli obiettivi, sono stati i giovani della Cooperativa Totem, che si sono occupati dell’organizzazione e della comunicazione della rassegna, che punta a indagare i lati positivi e quelli negativi del “gaming”.
Moderato da Massimo Lazzaroni, il dialogo è cominciato con uno sguardo al passato. Moroni ha ripercorso il suo approccio col mondo dei videogiochi, ricordando come il suo primo videogioco Monkey Island: leggendaria avventura grafica che con la sua ironia lo aveva subito conquistato.
La passione dei videogiochi è stata fondamentale per nutrire la passione per la tecnologia che lo accompagna da tutta la vita, motivandolo a lanciare la sua prima “star-up” a soli 14 anni, vendendo suonerie online. «Internet – ricorda Moroni – è stata una porta verso mondi e idee che altrimenti non avrei mai potuto esplorare».
La discussione si è poi spostata sul tema dei pregiudizi legati ai videogame. «I bias che circondano il mondo dei videogiochi – spiega Moroni – sono gli stessi che si incontrano quando si guarda un tema dall’esterno senza conoscerlo abbastanza». Come trovare quindi l’equilibrio tra l’entusiasmo dei “gamers” e il timore di chi invece non “mastica” di videogiochi? Una domanda che si può estendere all’intero tema dell’innovazione tecnologica.
«Non bisogna sfuggire dalla complessità», afferma Moroni, sostenendo che «la tecnologia non è neutra, ma è una questione politica». Secondo l’esperto, l’innovazione tecnologica sta portando a risultati reali e incredibili, ma quando si sviluppano opinioni senza approfondire, le persone rischiano di assumere posizioni poco critiche. «La responsabilità dei cittadini – suggerisce quindi Moroni – è diventata ancora più grande rispetto al passato. Fondamentale è informarsi».
Il dialogo ha affrontato anche le trasformazioni nel mondo della comunicazione online: tra i modi differenti in cui generazioni diverse utilizzano gli stessi social network, alla nascita di nuove piattaforme mirate, ma anche il recupero di telefoni “classici” con meno funzionalità rispetto agli smartphone, oppure il ritorno dei giovani su piattaforme come Reddit ispirate ai forum online. «I social media – conclude dunque Moroni – non muoiono, cambiano, così come cambiano gli esseri umani».
Moroni lancia però anche un ammonimento. «In Italia – afferma l’esperto – c’è ancora tanta strada da fare affinché i cittadini riconoscano che la tecnologia non si limita all’ultimo dispositivo lanciato sul mercato, ma è anche ambiente, energia, geopolitica e potere». Una consapevolezza che invece è molto più assodata in altri luoghi, soprattutto nell’Europa settentrionale e negli Stati Uniti. «Consapevolezza critica – conclude Moroni – non vuol dire bloccare l’innovazione, ma sapere come guidarla».
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