L’avvocato Arturo Cola ha riportato le parole dell’ex imprenditore, con cui ha avuto un colloquio in carcere di quasi tre ore. "Lavitola vive una condizione psicologica non facile, perché per una scelta autonoma ha provocato dei guai a due persone che sono per lui un figlio, e parlo di Gomes, e un fratello, in riferimento a Ranucci. È pentito per avere messo nei guai persone a cui tiene", ha detto il legale. "La scelta dell'attentato è solo sua. Renderà dichiarazioni spontanee al Tribunale del Riesame", ha aggiunto
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“È pentito per avere messo nei guai persone a cui tiene” e ha ribadito che “la scelta dell'attentato è solo sua”. Sono queste le parole dell’avvocato Arturo Cola, difensore di Valter Lavitola, dopo il colloquio di quasi tre ore avuto in carcere con il suo assistito. Il legale ha aggiunto che Lavitola, detenuto a Rebibbia dopo aver confessato di essere il mandante dell'attentato dinamitardo a Sigfrido Ranucci, la prossima settimana renderà "dichiarazioni spontanee al Tribunale del Riesame".
Prima del colloquio, entrando nel carcere, l'avvocato Cola aveva detto: "Noi riteniamo che Lavitola avvisò Ranucci sul rischio di attentati prima di quanto avvenuto il 16 ottobre. C'è stato, infatti, un incontro il 7 settembre nel corso del quale probabilmente Lavitola avvisò Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati. Questo quindi un mese e mezzo prima dell'attentato medesimo. Ma a noi interessano i fatti: in sede di interrogatorio di garanzia il mio assistito ha escluso che vi fosse un accordo preventivo sull'attentato". Una versione che Lavitola ha ribadito anche durante il colloquio con il suo legale. Intanto nei prossimi giorni la Procura chiederà l'estradizione del factotum dell'ex imprenditore, il cittadino camerunese Gomes Tavares, attualmente latitante, che avrebbe avuto il ruolo di mediatore tra Lavitola e la banda che ha piazzato l'ordigno fuori dalla villetta di Ranucci. I quattro componenti della banda, tra l'altro, hanno depositato oggi la richiesta di interrogatorio ai pm della Dda di Roma. Ranucci, invece, potrebbe essere ascoltato dagli inquirenti come persona informata sui fatti non prima di settembre, quando saranno terminate le analisi più approfondite su pc e cellulare dell'ex faccendiere, che dureranno ancora per settimane.
"Lavitola non vuole ritrattare"
"Sono qui oggi per parlare con Lavitola e verificare se è necessario integrare la confessione del 12 agosto in vista dell'udienza del Riesame che si terrà la settimana prossima", aveva detto il legale Arturo Cola prima del colloquio con Lavitola. "Non si tratta di ritrattare o dire cose diverse - aveva aggiunto l'avvocato - ma si tratta semplicemente di puntualizzare e offrire un'interpretazione autentica di ciò che è già stato riferito. Questo ci è possibile perché al Riesame si possono fare dichiarazioni spontanee". Dopo la visita a Lavitola nel carcere di Rebibbia, l'avvocato ha confermato: "Abbiamo stabilito che renderà dichiarazioni spontanee al Tribunale del Riesame che si terrà la settimana prossima. Siamo dell'idea che la sua confessione abbia dato un contributo enorme alle indagini. Immaginate se Lavitola non avesse confessato nulla, quale sarebbe stato il pregiudizio per le indagini che erano ancora fondate su meri indizi".
Le parole dell'avvocato dopo il colloquio
Dopo il colloquio in carcere, durato quasi tre ore, l'avvocato Arturo Cola ha anche riportato le parole del suo assistito. "Lavitola vive una condizione psicologica certamente non facile, perché per una scelta autonoma ha provocato dei guai a due persone che sono per lui un figlio, e parlo di Gomes, e un fratello, in riferimento a Ranucci. È pentito per avere messo nei guai persone a cui tiene", ha detto il legale fuori dal carcere di Rebibbia. "La scelta dell'attentato è solo sua, una iniziativa solo sua", ha aggiunto. E ancora, a chi gli ha chiesto perché il giornalista in passato non abbia parlato con gli inquirenti dei rischi su possibili attentati paventati da Lavitola un mese e mezzo prima della bomba a Pomezia, l'avvocato Cola ha risposto: "Lavitola ritiene che Ranucci avesse reputato la cosa non importante, l'avesse affrontata con superficialità, non gli avesse dato retta. Quindi proprio per questo forse Ranucci non ha riferito nulla su questo aspetto agli inquirenti".
Richiesta di riesame e nuovo interrogatorio
Ieri l'altro avvocato della difesa di Lavitola, Sergio Cola, aveva parlato di elementi da cui emergerebbe la conferma che il suo assistito avesse organizzato l'attentato per innalzare il livello di protezione a Ranucci, "che lui stesso aveva chiesto". "Gli atti dimostrano che lo stesso Ranucci aveva chiesto di aumentare la scorta" ed "è intuibile che dopo l'attentato lui avesse capito chi fosse il mandante dell'attentato", aveva detto Sergio Cola. Insomma una messa in scena, ma con mezzi e ordigni veri, che doveva essere credibile perché - aveva detto ancora Cola ribadendo quanto detto da Lavitola di fronte ai magistrati - "non poteva che aumentare la tutela del giornalista della Rai e la sua popolarità". Intanto, nei primi giorni della settimana sarà presentata dal legale una memoria 'ex articolo 309' per la richiesta di riesame sulle misure cautelari dell'imprenditore, attualmente in carcere a Rebibbia. Ma si sta valutando anche un'integrazione delle sue dichiarazioni per un nuovo interrogatorio: l'obiettivo della difesa è di fugare quegli aspetti ritenuti poco chiari dal giudice.
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Richiesta di interrogatorio per i 4 esecutori materiali
Secondo Cola, anche i coimputati - arrestati per essere gli esecutori materiali dell'attentato del 16 ottobre del 2025 con l'esplosione dell'auto del giornalista parcheggiata davanti a casa sua - in alcune dichiarazioni spiegano che "loro non avevano alcuna intenzione di far del male a Ranucci, lo si vede dalle modalità con cui hanno agito". Intanto, i difensori dei quattro componenti della banda che ha piazzato l'ordigno hanno depositato la richiesta di interrogatorio ai pm della Dda di Roma. Si tratterebbe di un primo confronto con i magistrati, visto che gli indagati si sono sempre avvalsi della facoltà di non rispondere. La richiesta è arrivata dopo la confessione di Lavitola, durante la quale l'imprenditore ha sostenuto di averli mandati per una azione dimostrativa con modalità diverse: colpi di pistola verso il muro dell'abitazione, non una bomba. Non è escluso che i quattro vogliano fornire chiarimenti sul mandato ricevuto.
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D'Amato: "Lavitola mi parlò di un progetto con a capo Ranucci"
Lavitola "mi chiese di lavorare a una lista di indirizzi, una sorta di mailing list, che avrebbe dovuto servire a costruire l'embrione di una struttura politica che facesse capo a Ranucci. Mi disse che gli indirizzi me li avrebbe forniti una collaboratrice di Ranucci, non ricordo il nome". A raccontarlo è Alessandro D'Amato, giornalista di Open, parlando in un'intervista a Il Corriere della sera. Riferendosi al conduttore di Report, D'Amato ha detto di pensare che a Lavitola non "avesse dato un vero e proprio via libera. Lavitola mi parlava del progetto, ma quelle che mi raccontava mi sembravano idee bislacche perché è uno che ha sempre un progetto nuovo e una quantità enorme di cose nella testa. Un giorno vuole una cosa, il giorno dopo ne ha pensata un'altra. Ma non mi ha mai detto che Ranucci fosse d'accordo". Ritornando sullo stesso tema, sul Qn, D'Amato ha anche ricordato che, in uno dei suoi colloqui con Lavitola, il gestore del Cefalù Bistrò "dopo alcune insistenze" rispose alla domanda su "chi avesse commissionato il sondaggio che indicava in Ranucci un potenziale leader politico molto popolare". La risposta, conclude D'Amato, fu "ambienti del Partito Democratico americano".