Il tribunale del Riesame di Roma ha respinto la richiesta per i domiciliari avanzata dai legali di Valter Lavitola.
I giudici hanno confermato la misura cautelare in carcere per l'ex editore, accusato dalla Procura di essere il mandante dell'attentato del 16 ottobre 2025 davanti all'abitazione di Sigfrido Ranucci a Pomezia.
Lavitola detenuto nel carcere romano di Rebibbia dallo scorso 10 agosto.
Ranucci, il Riesame ha confermato il carcere per Lavitola
Valter Lavitola resterà in carcere. Il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato oggi la misura cautelare in carcere per l'imprenditore, respingendo le istanze della difesa rappresentata dagli avvocati Sergio e Arturo Cola.
Nel corso della scorsa udienza, tenutasi lunedì 7 settembre, i legali di Lavitola avevano chiesto per il loro assistito i domiciliari in una casa in Basilicata. I giudici - secondo quanto riportato dalle agenzie - hanno confermato l'aggravante del metodo mafioso.
Le dichiarazioni di Lavitola sull'attentato a Ranucci
Valter Lavitola è detenuto a Rebibbia dallo scorso agosto. Nell'udienza di lunedì aveva reso dichiarazioni spontanee.
Secondo quanto riferito dai suoi legali, Lavitola avrebbe parlato di un "grande rapporto di amicizia" con Ranucci e che sperava che tale rapporto potesse riabilitare la sua figura.
In merito al movente dell'attentato a Ranucci, Lavitola - sempre secondo quanto riferiscono i legali - ha detto di aver fatto tutto per "proteggere Ranucci" da un attentato di cui aveva notizie.
I legali hanno annunciato l'intenzione di presentare ricorso in Cassazione.
“Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, quindi per saltum, contro l’ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata”.
Ha affermato l’avvocato Sergio Cola.