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'Lavoratore, educato, negli ultimi tempi non sereno', chi era Fakir - Notizie - Ansa.it

July 20, 2026

Quarantadue anni, originario del Marocco e in Italia da quando era bambino, Abderrahim Fakir viveva a Borgonuovo, frazione di Sasso Marconi (Bologna) ma lì era una specie di 'fantasma'. Non aveva relazioni significative, al Comune non era noto. Al contrario aveva familiari e amici a Bologna, al quartiere Pilastro dove appunto domenica si trovava in visita e dove - con una dinamica ancora tutta da chiarire - ha trovato la morte durante un intervento di Polizia. Fakir era titolare di una impresa di facchinaggio, era in attesa di rinnovo del permesso di soggiorno e aveva dei precedenti per droga. Negli ultimi tempi, come riferito da chi lo conosceva, pare non stesse passando un periodo sereno.

Al Comune di Sasso Marconi, apprende l'ANSA, Fakir non risulta in nessuna annotazione anagrafica, né il suo nominativo compare tra le prese in carico di servizi sociali o altro. Non risulta neppure seguito per problemi di tipo psichico. Viveva nella piccola frazione di Borgonuovo ma, a quanto pare, senza relazioni significative. Al quartiere bolognese del Pilastro invece si vedeva spesso, perché lì aveva alcuni familiari e amici. Oggi, nel luogo dove ha smesso di respirare mentre chiedeva aiuto, sono stati posti un mazzo di fiori e uno striscione con la scritta "Verità e giustizia per Fakir. Lo Stato uccide". Poche parole che incarnano lo stato d'animo dei residenti, scossi, amareggiati, anche perché più d'uno è stato testimone di quanto accaduto domenica pomeriggio. "Era come un fratello. Quando sono arrivato dal Marocco è stato lui ad aprirmi la porta di casa", dice all'ANSA uno dei suoi amici storici, Mohamed Bujana. "Era un bravissimo ragazzo, lavorava, veniva da una buona famiglia - racconta Bujana - magari ieri ha avuto un momento di delirio, questo può succedere, ma non era il modo giusto di trattare una persona. Non era un cane".

L'amico riferisce anche che Fakir soffriva di asma: "Era un ragazzo asmatico, stava male e chiedeva aiuto dicendo 'non respiro'". "Può darsi che fosse alterato, che urlasse, che avesse bevuto un po' - dice un'altra amica di lunga data, Antonietta Enacca - Ma questo non cambia nulla: potevano chiamare subito l'ambulanza, non trattarlo in quel modo".

 Nel passato di Fakir c'è qualche precedente. A inizio anni 2000 fu coinvolto in una importante indagine per traffico di droga della Dda di Bologna e della squadra mobile. Nella primavera del 2006, mentre scontava ai domiciliari una condanna a quattro anni e tre mesi per detenzione e spaccio, fu sorpreso più volte a non rispettare l'obbligo di residenza nella casa dove viveva, all'epoca a Medicina, in provincia, e finì in carcere. A lungo è stato sposato con una donna italiana, da cui ormai da alcuni anni è separato. Di recente era tornato per un periodo in Marocco, dove aveva alcuni familiari, fino alla morte della madre, per poi fare rientro in Italia. Forse aveva lì una compagna ma anche questo non è chiaro. Al momento era in attesa di una pronuncia sulla sua richiesta di protezione speciale, per la quale c'erano state delle pronunce negative. Ma dal giudice c'era comunque l'autorizzazione a rimanere in Italia. "Se non ci fossero stati requisiti di integrazione e di regolarità - sottolinea l'avvocata Spinelli che lo aveva seguito nella pratica - il giudice non avrebbe potuto concedere l'autorizzazione a rimanere in Italia". Ora i suoi familiari sono assistiti dall'avvocato Fabio Anselmo, attraverso il quale fratello e sorella di Fakir si dicono scioccati per "l'inizio della campagna di denigrazione" nei confronti del 42enne. Che ormai, non può più nemmeno difendersi.
   

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