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Lavoro, contratti a tempo indeterminato in crescita in Italia. I dati

August 19, 2026

Introduzione

Italia e Spagna sono tra i Paesi europei con la crescita dell’occupazione più dinamica nel triennio 2023-2026. A evidenziarlo è la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro che ha analizzato in dettaglio come si è formata l’occupazione aggiuntiva nei due Paesi. L’analisi però mostra una netta differenza, nello Stivale il miglioramento non riguarda solo la quantità dei posti creati, ma anche la loro qualità. Ciò è dimostrato dall’aumento dei contratti a tempo indeterminato, in particolare nel settore manifatturiero e delle costruzioni.

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Quello che devi sapere

La crescita record dell’occupazione in Italia

Il nuovo approfondimento di Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha evidenziato che, nel nostro Paese, a trainare la crescita fatta di 1,2 milioni di occupati in più nel triennio 2023-2026, con un tasso di occupazione al 63,1%, sono stati i contratti al tempo indeterminato, concentrati in settori come il manifatturiero e le costruzioni. A crescere maggiormente sono state le componenti storicamente più deboli del mercato, come le donne e il Mezzogiorno. Nello stesso periodo la quota dei contratti a termine è scesa dal 16% al 14,7%.

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La crescita dell’occupazione in Spagna

La Spagna, invece, ha registrato 1,5 milioni di lavoratori in più (22,8 milioni in totale) in un contesto caratterizzato dalla creazione della categoria dei cosiddetti fissi discontinui. Si tratta di contratti formalmente a tempo indeterminato ma che alternano periodi di attività ad altri di inattività, senza lavoro né salario. Quando sono inattivi questi lavoratori - tra 700 mila e 1 milione - non sono conteggiati tra i disoccupati. Guardando poi ai settori in cui l'occupazione è cresciuta maggiormente, troviamo quello alberghiero, della ristorazione, del commercio e delle attività legate a tempo libero. Comparti ad alta intensità di manodopera, prociclici e caratterizzati da salari inferiori alla media.

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I dati sulla disoccupazione

Un focus a parte meritano i dati sulla disoccupazione. In Italia il valore è sceso al minimo storico, il 5,1%, con una riduzione del 42,6% dal 2019. In Spagna, invece, il tasso di disoccupazione si attesta al 9,9%, il minimo dal 2008 ma pur sempre il più alto nell'area Ocse, con una disoccupazione di lunga durata pari al 35,7% del totale. 

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Le sfide per Italia e Spagna

L’approfondimento della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro evidenzia che le priorità e le criticità dei due mercati del lavoro sono differenti. In Italia, una delle principali problematiche riguarda il mismatch tra domanda e offerta di lavoro. La difficoltà di reperimento per il 47% dei profili ricercati dalle aziende italiane conferma un forte squilibrio tra fabbisogni professionali e competenze effettivamente disponibili sul mercato. In Spagna, invece, il nodo riguarda soprattutto la bassa qualificazione media della domanda di lavoro. Secondo il rapporto, salvo alcune nicchie, le imprese spagnole esprimono una domanda che non richiede competenze qualificate.

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La crescita del Pil in Italia e Spagna

Intanto, nel rapporto annuale dell’Istat, un capitolo è stato dedicato al confronto sulla crescita del Pil fra Italia e Spagna. Nel 2025, il Pil reale italiano è risultato superiore al livello del 2007 di appena l’1,9%, un’espansione notevolmente inferiore rispetto a Francia, Germania e Spagna, cresciute di quasi il 20%, dieci volte di più. In particolare tra il 2022 e il 2025 la Spagna si è distinta per la crescita del Pil che ha raggiunto il 9%, a fronte di un 2,3% in Italia. La crescita spagnola ha fatto maggiormente leva sull’espansione dell’occupazione e della partecipazione al mercato del lavoro, anche in relazione alla crescita della popolazione in età lavorativa, sulla quale ha influito positivamente la componente straniera, sottolinea l’istituto. 

L’aumento dell’attività produttiva in Spagna

Secondo l’Istat, il risultato spagnolo non è riconducibile esclusivamente a episodi ciclici, ma “riflette anche una maggiore capacità dell’economia spagnola di generare una crescita più sostenuta della domanda interna e dell’attività produttiva, anche attraverso incrementi della produttività e un maggiore orientamento verso settori a tecnologia più avanzata, specialmente nei servizi”. Secondo il rapporto, in Spagna la crescita del 2025 rispetto al 2022 è stata trainata congiuntamente da consumi ed esportazioni (più 6,8 e più 3,6% rispettivamente), mentre in Italia i contributi delle stesse componenti sono risultati, in media, significativamente più contenuti (più 2,2 e più 0,2 punti percentuali). Il maggiore dinamismo dei consumi delle famiglie spagnole è riconducibile sia a fattori demografici sia a una crescita sostenuta dei redditi reali.

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L’incidenza della componente demografica

L’aumento della popolazione spagnola tra i 15 e i 64 anni (più 4,6% tra il 2022 e il 2025) è stato superiore a quello italiano (più 1,6%), trainato dalla forte espansione della componente degli stranieri regolari (più 22,3%; nello stesso periodo in Italia sono cresciuti solo del 4,6%). Dal lato dei consumi, le determinanti della migliore performance spagnola “sono molteplici e includono non solo una crescita più intensa dei consumi delle famiglie, ma anche un maggiore impulso della spesa pubblica”. In Spagna, infatti, l’aumento cumulato della spesa delle amministrazioni pubbliche è stato pari al 10,2%, a fronte del 3,1% registrato in Italia.

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