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Le 12 gemme nascoste più belle d’Europa: l’Italia ne ha quattro. Dall’isola del silenzio al paese fantasma

August 28, 2026

Borghi medievali, isole minuscole, cascate naturali e perfino un paese fantasma. La fine dell'alta stagione non significa rinunciare a viaggiare e soprattutto a scoprire luoghi meno scontati. Mentre l'overtourism continua a interessare alcune delle destinazioni più frequentate d'Europa, basta spostarsi dalle rotte più battute per trovare alternative capaci di sorprendere.

European Best Destinations ha pubblicato la sua selezione delle 12 “Best Treasure Destinations in Europe” per il 2026, mettendo insieme città universitarie, borghi, paesaggi naturali e località rimaste in parte al riparo dal turismo di massa. Il primo posto va alla tedesca Tübingen, ma è soprattutto l'Italia a farsi notare, con quattro località presenti nelle dodici posizioni.

Tubinga, la città delle barche a pertica

A Tubinga (Tübingen) l'università non è semplicemente un edificio della città: ne determina l'identità. Circa un abitante su tre è uno studente, secondo European Best Destinations, ma per capire davvero il carattere della località del Baden-Württemberg bisogna arrivare sulle rive del Neckar. Qui si naviga sulle Stocherkähne, lunghe imbarcazioni spinte utilizzando una pertica contro il fondale del fiume. Sono per Tubinga quello che le gondole sono per Venezia: un'abitudine legata alla città prima ancora che un'attrazione per i visitatori.

Dal fiume si osservano le case a graticcio e la celebre Hölderlinturm, la torre dove visse il poeta Friedrich Hölderlin. Il centro storico si percorre invece a piedi, tra vicoli, piazze e facciate colorate. Le gite sulle Stocherkähne vengono organizzate soprattutto tra primavera e autunno e l'ufficio turistico cittadino le definisce uno dei passatempi più tipicamente “tubinghesi”.

(foto di Felix König)

Motovun, il borgo sopra la foresta dei tartufi

Il secondo posto porta in Istria, a Motovun, conosciuta in italiano anche come Montona. Il borgo medievale domina dall'alto la valle del fiume Mirna, con mura, terrazze panoramiche e un campanile romanico-gotico del XIII secolo che svetta sul centro storico. Ma la sua particolarità si trova anche sotto terra.

Ai piedi della collina si estende infatti la foresta di Motovun, riserva naturale nota soprattutto per il tartufo bianco istriano. Il portale turistico ufficiale dell'Istria la descrive come uno degli ultimi esempi sopravvissuti di una particolare foresta mediterranea di pianura; qui la raccolta dei tartufi è ancora consentita e la stagione del bianco entra nel vivo proprio da settembre. Intorno a Motovun si trovano inoltre vigneti di Malvasia e soprattutto di Teran, uno dei vini simbolo dell'Istria. Una destinazione che a fine estate cambia quindi volto e apre una delle sue stagioni gastronomiche più interessanti. 

Isola San Giulio, dove l'unica strada invita al silenzio

Per trovare la prima italiana bisogna arrivare al terzo posto e nel mezzo del Lago d'Orta, in Piemonte. L'Isola San Giulio è talmente piccola che si può percorrere a piedi seguendo praticamente una sola strada ad anello. Non a caso è conosciuta come Via del Silenzio e della Meditazione: lungo il percorso compaiono frasi dedicate al silenzio se si cammina in una direzione e alla meditazione procedendo nell'altra.

A dominare l'isola è la Basilica di San Giulio, di origine romanica, mentre buona parte degli edifici appartiene al monastero benedettino. Il risultato è molto diverso dalle più mondane isole dei grandi laghi italiani: qui il richiamo principale è proprio l'atmosfera raccolta. Per raggiungerla servono pochi minuti di navigazione da Orta San Giulio, uno dei borghi più caratteristici della sponda orientale del lago.

Alberobello, le case costruite senza cemento

L'Italia raddoppia immediatamente con Alberobello, ma dietro l'immagine da cartolina dei trulli c'è una tecnica costruttiva molto più interessante di quanto possa sembrare. Le tradizionali abitazioni pugliesi sono infatti realizzate in pietra a secco, senza malta né cemento, secondo una tecnica dalle origini antichissime.

Nel territorio tutelato dall'Unesco se ne concentrano oltre 1.500.

Anche i tetti conici hanno una struttura particolare: sono costruiti sovrapponendo lastre di pietra calcarea, le cosiddette chianche o chiancarelle. Sui coni compaiono spesso simboli religiosi o mitologici dipinti di bianco, mentre alla base del tetto un sistema di raccolta convoglia l'acqua piovana nelle cisterne scavate sotto le abitazioni. Più che un semplice borgo pittoresco, Alberobello è quindi un esempio di come l'architettura tradizionale abbia saputo adattarsi per secoli alle risorse del territorio.

(foto di Lohen11)

Meteora, i monasteri raggiunti un tempo con corde e scale

Sembra quasi impossibile che qualcuno abbia deciso di costruire lassù. A Meteora, nella Grecia centrale, i monasteri sorgono sulla sommità di giganteschi pilastri di roccia che in alcuni punti raggiungono circa 300 metri di altezza. Gli eremiti cominciarono a stabilirsi nell'area intorno all'XI secolo e nei secoli successivi furono costruiti 24 monasteri. Oggi ne restano sei attivi.

La domanda viene quasi spontanea: come ci arrivavano? Prima della costruzione degli accessi moderni si utilizzavano corde e scale, proprio perché l'isolamento era parte integrante della vita monastica. Oggi ci sono sentieri, strade e centinaia di gradini, ma il rapporto tra architettura e pareti verticali resta impressionante. Dal 1988 Meteora è patrimonio mondiale dell'Unesco e l'area è entrata anche nella rete degli UNESCO Global Geoparks. 

(By Holger Uwe Schmitt - Own work, CC BY-SA 4.0)

Fiskardo, il borgo che sopravvisse al terremoto

Per capire perché Fiskardo sia diverso dagli altri centri di Cefalonia bisogna tornare all'agosto del 1953. Una serie di terremoti devastò l'isola, distruggendo gran parte degli edifici storici. Il piccolo centro all'estremità settentrionale di Cefalonia fu invece uno dei pochissimi a rimanere relativamente intatto.

È per questo che attorno al suo porto sopravvivono ancora case di impronta veneziana, con facciate color pastello e tetti in tegole, diventate oggi uno degli elementi più riconoscibili del villaggio. Al piccolo centro si aggiungono le baie di Foki ed Emblisi, raggiungibili poco fuori dall'abitato. Fiskardo permette quindi di vedere qualcosa che nel resto dell'isola è diventato raro: l'aspetto architettonico della Cefalonia precedente al terremoto.

(By Georgios Liakopoulos - Imported from 500px (archived version) by the Archive Team. (detail page), CC BY-SA 3.0)

Kravica, un anfiteatro naturale largo 120 metri

Non una singola cascata, ma un'intera parete d'acqua. Vicino a Ljubuški, nel sud della Bosnia ed Erzegovina, il fiume Trebižat si divide in numerosi salti e forma le cascate di Kravica, spesso chiamate “Kravice” nelle guide internazionali.

L'acqua precipita per circa 28 metri creando un anfiteatro naturale largo all'incirca 120 metri, circondato dalla vegetazione. La particolarità rispetto a molte grandi cascate europee è che nei mesi estivi la zona diventa anche un luogo di balneazione: ai piedi dei salti si forma una grande piscina naturale nella quale è possibile entrare quando le condizioni lo consentono. È una delle mete naturalistiche più note dell'Erzegovina, ma può essere raggiunta anche da Mostar in meno di un'ora di auto.

(foto di Jocelyn Erskine-Kellie)

Monsaraz, il borgo dove si spengono le luci per vedere le stelle

Di giorno mura bianche, case in pietra e una vista che corre sulla pianura dell'Alentejo e sul grande lago artificiale di Alqueva. Di notte, però, Monsaraz mostra uno dei suoi aspetti più particolari: si trova all'interno del territorio Dark Sky Alqueva, una vasta area tutelata proprio per la qualità del cielo notturno.

I comuni della zona hanno adottato misure per ridurre l'illuminazione pubblica e preservare le condizioni necessarie all'osservazione delle stelle. VisitPortugal indica la regione di Alqueva come il primo territorio Dark Sky certificato al mondo e vicino a Monsaraz si trova anche un osservatorio dotato di telescopi. Il borgo medievale può quindi essere visitato due volte nello stesso giorno: prima dalle sue mura, affacciate sul lago, e poi al buio, con gli occhi rivolti verso la Via Lattea. 

(By User:Nikater - Own work)

Lago di Resia, il campanile rimasto sopra una città sommersa

Al nono posto torna l'Italia con una delle immagini più conosciute dell'Alto Adige: un campanile che emerge direttamente dall'acqua. Ma quello del Lago di Resia non è stato costruito nel lago. È ciò che resta del vecchio abitato di Curon, cancellato negli anni Cinquanta per la realizzazione del bacino artificiale.

I laghi naturali di Resia e Curon furono uniti e case, strade e terreni finirono sott'acqua. L'antico campanile romanico, risalente alla fine del Trecento, fu invece lasciato in piedi ed è diventato il simbolo del paese perduto. Alla sua storia si è aggiunta una leggenda: nelle giornate ventose qualcuno sostiene di sentire ancora suonare le campane, anche se furono rimosse prima dell'inondazione. Dietro una delle fotografie più condivise dell'Alto Adige c'è quindi anche la memoria dolorosa degli abitanti costretti ad abbandonare le proprie case. 

(By Superchilum - Own work, CC BY-SA 4.0)

Pérouges, il Medioevo dove si vive ancora

A una quarantina di chilometri da Lione c'è un borgo che sembra un set cinematografico ma non è un museo a cielo aperto. Pérouges è ancora abitata: secondo l'ufficio turistico locale, circa 80 persone vivono all'interno della città medievale.

Le case in pietra e mattoni, le strade lastricate con grandi ciottoli e le antiche abitazioni di mercanti e artigiani formano un insieme urbanistico rimasto particolarmente compatto. In Place du Tilleul si trova uno dei simboli del borgo, mentre a tavola il nome da ricordare è galette de Pérouges: una sottile torta di pasta brioche con burro e zucchero, ideata nel 1912 da Marie-Louise Thibaut e diventata la specialità locale. Una piccola città medievale che, più che essere stata congelata nel tempo, continua ancora oggi a essere vissuta.

(By Benoît Prieur - Own work, CC0)

Gásadalur, 13 abitanti davanti a una cascata sull'Atlantico

Fino a poco più di vent'anni fa arrivare a Gásadalur, nelle Isole Faroe, significava superare a piedi montagne alte più di 400 metri. L'isolamento del minuscolo villaggio sull'isola di Vágar è terminato soltanto nel 2004, con l'apertura di un tunnel stradale.

La strada ha reso molto più semplice raggiungere un luogo che resta però minuscolo: Visit Faroe Islands indicava appena 13 abitanti nel 2023. Il simbolo è Múlafossur, la cascata che supera la scogliera e precipita direttamente verso l'Atlantico. Dietro, poche case dal tetto erboso; davanti, l'oceano e l'isola di Mykines. Oggi bastano circa 15 minuti di auto dall'aeroporto di Vágar per arrivarci, ma il paesaggio continua a restituire l'impressione di un villaggio ai confini del mondo. 

(By Erik Christensen - Own work, CC BY-SA 3.0)

Craco, il paese fantasma diventato un set cinematografico

La classifica si chiude ancora in Italia, in Basilicata. Craco Vecchia è un borgo medievale arroccato sui calanchi della provincia di Matera, ma dagli anni Sessanta le sue case sono vuote. Una grave frana nel 1963 diede inizio all'evacuazione dell'antico centro, seguita negli anni da ulteriori sgomberi.

Quello che poteva diventare soltanto un paese abbandonato ha assunto nel tempo una seconda identità. Le strade deserte, gli edifici in rovina e il paesaggio circostante hanno trasformato Craco in un set cinematografico naturale: qui sono state girate scene di film come La passione di Cristo di Mel Gibson e Quantum of Solace. L'antico abitato non è liberamente percorribile come un normale borgo: le visite vengono organizzate lungo percorsi controllati e, nelle aree accessibili, con le necessarie misure di sicurezza. È probabilmente la “gemma” più inquietante delle dodici, ma anche quella con la storia più lontana dall'immagine tradizionale di una destinazione da cartolina. 

(By Maurizio Moro5153 - Own work, CC BY-SA 4.0)

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