La storia
27 ottobre 2026 alle 00:28
L’annuncio del nipote Thomas Harder: potranno essere consultate a NuoroA quasi due anni dalla scomparsa di Maria Giacobbe, avvenuta il 27 gennaio 2024, la famiglia della scrittrice, in particolare il figlio Thomas Harder, fa un regalo enorme a Nuoro. Le carte di Dino Giacobbe, padre della scrittrice e fondatore insieme a Emilio Lussu del Partito sardo d’Azione, avranno una casa pubblica. I documenti e le lettere custodite dalla figlia Maria e, prima ancora, dall’altra figlia Simonetta, verranno donati all’Archivio di Stato di Nuoro. Un patrimonio di grandissima importanza per la storia della Sardegna, e non solo, che diventa un bene collettivo, restituendo agli studiosi le tracce di una vita attraversata dalle grandi fratture del Novecento: la guerra, il sardismo, la persecuzione fascista, la Spagna e l’esilio americano.
L’annuncio
A dare la notizia è stato proprio Thomas Harder durante il convegno promosso da Istasac (Istituto per la storia dell’antifascismo e dell’età contemporanea della Sardegna Centrale) e Gruppo grotte nuorese (di cui Giacobbe fu uno dei fondatori) alla Biblioteca Satta a Nuoro. Il nipote (giornalista e scrittore in Danimarca dove Maria Giacobbe ha vissuto per tanti anni fino alla sua scomparsa) ha raccontato del lungo lavoro di recupero dei documenti del nonno, custoditi dalla famiglia, grazie anche all’aiuto di alcune cugine, e della volontà appunto di fare in modo che questo patrimonio storico sia aperto e consultabile da tutti, affidandolo così all’Archivio storico di Nuoro e restituendo la figura di Dino Giacobbe, attraverso documenti e lettere, alla città dove si sposò e visse.
Sardista e antifascista
Nato a Dorgali il 14 gennaio 1896, cresciuto a Sassari, Giacobbe apparteneva, insieme a Lussu, Bellieni e ai fondatori del Movimento combattenti, alla generazione che tornò dalle trincee con la convinzione di cambiare la Sardegna. Volontario nella Grande Guerra, ufficiale d’artiglieria decorato al valore, ingegnere, fu tra i fondatori del Psd’Az. Con Emilio Lussu condivideva, come ha raccontato anche Harder ricordando l’impegno del nonno durante la Grande Guerra, il prestigio conquistato al fronte e la volontà di trasformare il sacrificio dei soldati in riscatto civile. Nell’ottobre 1922 venne eletto delegato regionale dei combattenti. Fu tra i protagonisti della riunione in casa di Pietro Mastino, a Nuoro, mentre Mussolini conquistava il governo a Roma. L’opzione della mobilitazione armata, di una Sardegna capace di resistere al fascismo, era il tema sul tavolo. Nella lettera a Gaetano Salvemini del settembre 1926, Giacobbe ricostruì divisioni e indecisioni di quella notte, lasciando una testimonianza essenziale sull’occasione mancata.
Perseguitato
Il regime, qualche anno più tardi, gli presentò il conto: arresti, sorveglianza, ostacoli al lavoro. Anche la moglie Graziella Sechi subì la repressione. Nel 1937 fu arrestata con la maestra Mariangela Maccioni per le lettere in cui esprimevano dolore per la morte dell’antifascista orgolese Giovanni Dettori (anarchico, conosciuto come “Giovanni dalle Bande nere”) in Spagna. La persecuzione non risparmiò dunque gli affetti e rese precaria l’esistenza dell’intera famiglia. Nel settembre dello stesso anno Giacobbe lasciò clandestinamente l’Isola, fuggendo dalla costa di Siniscola alla Corsica. Raggiunse la Francia e poi la Spagna repubblicana, dove comandò la batteria di artiglieria “Carlo Rosselli”. Alla sconfitta delle Brigate internazionali in Spagna seguirono l’internamento in Francia e la fuga. Nel 1939 poi l’approdo negli Stati Uniti: a Boston lavorò anche come stiratore in una fabbrica di pantaloni, continuando i rapporti con l’antifascismo in esilio e in particolare con Emilio Lussu.
Rientrato in Sardegna nel 1945, ritrovò la famiglia, la moglie Graziella Sechi e i figli, Maria, Simonetta, Giannetto e Caterina. Morì nel 1984. Le sue carte, studiate dalle figlie Simonetta e Maria in modo particolare, e dai nipoti (a iniziare proprio da Thomas Harder che sta preparando un libro sul nonno) permetteranno di rileggere il percorso di un uomo che pagò di persona le proprie scelte: un sardo per il quale autonomia e libertà furono una responsabilità da assumere anche lontano dall’Isola.
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