MESTRE - «Non c'è integrazione senza la libertà delle donne. L'integrazione non si misura soltanto nella possibilità di avere un luogo dove pregare. Si misura nella libertà di una donna di scegliere la propria vita». È durissima la replica che l'assessora alla Coesione sociale, già presidente del Consiglio comunale, Ermelinda Damiano, rivolge al post pubblicato su Facebook (e riportato dal Gazzettino) dall'imam di via Piave Arif Mahmud: "Verrà un tempo in cui la società occidentale perderà la sua esistenza affogando nell'alcol, nelle donne, nel gioco d'azzardo e nell'oscenità, allora noi manterremo in vita questo Paese, questa nazione, questa lingua e questa letteratura".
La replica
«È, questa, la rappresentazione di una concezione della donna e della società che non possiamo accettare - attacca Damiano, da sempre impegnata per i diritti delle donne -. Una donna non è "un vizio" della società occidentale. Non è una tentazione. Non è una minaccia alla morale. Non è qualcuno da controllare o subordinare. Una donna è una persona libera, titolare di diritti e doveri esattamente come un uomo. E deve poter decidere della propria vita senza chiedere il permesso a nessuno». L'assessora spiega che "non esistono culture che possano giustificare la subordinazione delle donne. Non è accettabile che una donna debba chiedere il permesso a un uomo per uscire, lavorare, studiare, andare dal medico, imparare l'italiano o scegliere chi essere e quale vita vivere. Quando una donna non è libera di scegliere, non siamo davanti a una differenza culturale. Siamo davanti a una disuguaglianza». Damiano è molto diretta: «Questa non è integrazione. È subordinazione. È segregazione. La libertà della donna, la sua dignità e la sua autonomia non sono valori occidentali da imporre a qualcuno. Sono diritti fondamentali della persona». Sulla moschea, la linea è quella del sindaco Simone Venturini: «La libertà religiosa è un diritto fondamentale e va rispettata. Ma una comunità che chiede di essere pienamente riconosciuta e integrata nella nostra città deve contemporaneamente dimostrare di riconoscere pienamente i principi fondamentali sui quali la nostra società si fonda. E tra questi c'è, prima di tutto, la libertà delle donne. Non può esserci integrazione se una parte della comunità vive ancora secondo regole nelle quali la donna è subordinata all'uomo».
Affondo contro il Pd
Damiano sostiene che "chi sceglie di vivere qui deve rispettare le nostre leggi, la nostra Costituzione e, soprattutto, quei principi universali di libertà e uguaglianza che valgono per tutti. Non è una questione di essere italiani o stranieri. Non è una questione di essere cristiani, musulmani, atei o appartenenti a qualsiasi altra fede. È una questione di civiltà. Finché le donne di queste comunità non saranno pienamente libere, autonome e partecipi della nostra società, non potremo parlare di vera integrazione". Infine, ce n'è anche per il Pd: «Davanti alle parole dell'imam sono rimasti in silenzio, e Rhitu Miah, già candidata alle elezioni, ha scelto di condividere sul proprio profilo quelle dichiarazioni. È inaccettabile».